Se avevi 50.000 euro in banca 10 anni fa, oggi è come se ne avessi 40.000. Ma così combatti l’erosione dell’inflazione.
Quando l’inflazione aumenta, il potere d’acquisto diminuisce nel tempo, anche se il saldo del conto corrente rimane invariato. Bastano pochi anni e il danno è fatto: emerge e aumenta il costo nascosto in termini di mancata crescita del capitale. Quei soldi parcheggiati sul conto, guadagnati con fatica, apparentemente al sicuro, perdono valore senza neanche accorgercene.
E più soldi si hanno da parte, più se ne perdono.
Se avevi €50.000 10 anni fa, oggi è come se ne avessi €40.000
Chi ha lasciato una cifra importante come 50.000 euro fermi su un conto corrente negli ultimi 10 anni (dal 2016 al 2026) l’ha purtroppo vista «evaporare» lentamente. Anche se l’estratto conto mostra sempre la stessa cifra, ciò che puoi effettivamente comprare con quei soldi è diminuito. E drasticamente.
leggi anche
Come risparmiare? 50 consigli facili da seguire
Nell’ultimo decennio l’Italia ha attraversato dei periodi di inflazione molto diversi, dalla calma piatta del periodo 2016-2020 alla fiammata post-pandemia e legata dalla crisi energetica (2022-2023), per poi stabilizzarsi intorno al 2% negli ultimi due anni. Il risultato? Un’inflazione cumulata stimata di circa il 23,5%, secondo i dati ISTAT.
Per mantenere lo stesso potere d’acquisto del gennaio 2016, oggi dovresti avere circa 61.750 euro su quel conto. In pratica, per restare al passo con il costo della vita, il tuo conto sarebbe dovuto «crescere» di quasi 12.000 euro.
Oggi quei 50.000 euro valgono, in realtà, poco più di 40.000 euro. Quei 9.515 euro di differenza sono la tua perdita reale. Certo, non sono spariti fisicamente, ma sono «evaporati» sotto forma di rincari. Il capitale nominale è intatto, ma la tua ricchezza effettiva si è ridotta di quasi il 20%.
La (possibile) soluzione? Il sistema dei 3 secchi
Tra i gestori patrimoniali e gli esperti di finanza personale sta prendendo piede il sistema dei tre secchi, che prevede un semplice principio legato all’orizzonte temporale. I soldi che verranno utilizzati nel breve termine devono essere depositati in un conto corrente. Il denaro che, invece, servirà presumibilmente entro pochi anni e quello che può essere risparmiato nel lungo termine deve puntare a rendimenti migliori.
Come funziona? L’idea di base è smettere di guardare i tuoi risparmi come un unico «mucchio» di soldi e, piuttosto, li dividi in tre contenitori diversi in base a quando ti serviranno.
Il primo secchio è dedicato al breve termine. In un conto corrente metti i soldi che ti servono per vivere oggi e nel prossimo futuro, solitamente per coprire da 1 a 2 anni di spese, necessari per pagare mutuo, affitto, bollette, spesa e imprevisti.
Il secondo secchio è invece dedicato alla stabilità e al medio termine. Non è consigliato usare un conto corrente per i soldi che prevedi di usare tra 3-7 anni. Puoi valutare, invece, di immobilizzarli temporaneamente in obbligazioni a breve/medio termine, titoli di Stato o conti deposito vincolati, tutti strumenti che offrono un rendimento moderato e sono meno volatili delle azioni.
Con il terzo secchio premiamo la crescita e sfruttiamo gli effetti del lungo termine. È il secchio per il «te futuro», quello tra 10, 15 o 20 anni, con l’obiettivo di far crescere il capitale in modo più deciso attraverso azioni, ETF azionari, o investimenti immobiliari. Poiché non hai bisogno di questi soldi domani, puoi permetterti di ignorare le montagne russe del mercato e se la borsa scende del 20%, puoi permetterti di aspettare degli anni perché si riprenda e superi i massimi precedenti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA