Non tutti hanno diritto all’esenzione Imu o a qualche riduzione, ma se l’imposta è decaduta o il credito è prescritto si può non pagare (senza alcuna conseguenza). Ecco dopo quanto tempo.
Si può non pagare l’Imu anche quando è dovuta, per effetto della prescrizione e della decadenza. Entrambe consentono ai cittadini di evitare il pagamento senza conseguenze, a patto che siano rispettati alcuni requisiti. Tanto la prescrizione quanto la decadenza si basano sul passare del tempo dal dovere di pagamento iniziale, senza che il creditore - nel caso specifico il Comune - intervenga per far valere il proprio diritto.
Nel concreto, se il Comune non esige il pagamento dell’Imu o non effettua gli accertamenti entro certi termini allora il contribuente può rifiutarsi legittimamente di pagare, opponendo l’intervenuta prescrizione o decadenza. Eventuali pagamenti, tuttavia, non possono essere rimborsati al cittadini, che restano comunque liberi di pagare se vogliono. Un’eventualità piuttosto remota, visto che molto spesso il pagamento avviene non conoscendo adeguatamente i propri diritti. Allo stesso tempo, accade anche il contrario, cittadini che rifiutano di pagare nonostante l’Imu sia ancora esigibile, rischiando così pesanti conseguenze. Vediamo quindi tutto quello che c’è da sapere sulla prescrizione e l’esenzione dell’Imu nel 2026.
Prescrizione Imu nel 2026
Il termine di prescrizione dell’Imu è di 5 anni, così come prevede la legge per tutti i tributi locali. La decorrenza comincia dal momento in cui sarebbe dovuto avvenire il pagamento e si azzera alla notifica di un accertamento fiscale da parte del Comune, ripartendo da zero.
Il Codice civile, infatti, stabilisce un termine di prescrizione quinquennale per tutti i pagamenti attesi con cadenza periodica annuale o più breve, in cui rientrano tutti i tributi locali. Per alcuni di questi, compresa l’Imu, la prescrizione comincia però a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il versamento era dovuto (indipendentemente dalla data in cui era atteso il pagamento omesso).
Concretamente, dato che siamo nel 2026 i cittadini possono non pagare l’Imu 2019 o precedente, ammesso che il Comune non abbia più inviato alcuna formale richiesta di pagamento. Altrimenti, il termine deve essere ricalcolato da zero a partire dall’ultimo atto interruttivo. L’Imu relativa al 2026, invece, potrà essere riscossa dal Comune fino al 31 dicembre 2031.
Attenzione: in caso di omessa dichiarazione Imu, la prescrizione decorre dall’anno successivo. Chi non ha presentato la dichiarazione dell’Imu 2020 (con scadenza di presentazione al 30 giugno 2021) potrà quindi essere chiamato al pagamento entro il 31 dicembre 2026.
La prescrizione di 5 anni si applica soltanto quando il Comune ha già effettuato l’accertamento. In caso contrario, non ci sarebbe un diritto di credito già concretizzato. Questo non significa che se il Comune non ha effettuato l’accertamento allora l’Imu è sempre esigibile, bisogna verificare che il diritto non sia decaduto. Prima della decadenza, però, c’è un’altra ipotesi da considerare, ovvero quella in cui il Comune abbia già provveduto all’invio di una cartella di pagamento.
Prescrizione cartella di pagamento Imu
La prescrizione della cartella di pagamento Imu è stata oggetto di dibattito nella giurisprudenza, ma è stato chiarito che segue il termine dell’imposta. Di conseguenza, anche le cartelle si prescrivono in 5 anni, da calcolare in base alla data di notifica come per tutti gli atti interruttivi della prescrizione. Se l’ultima cartella risale al 2021, per esempio, nel 2026 potrebbe compiersi la prescrizione. Chi riceve una cartella di pagamento Imu quest’anno, invece, dovrà attendere (e sperare che non ne seguano altre) fino al 2031.
Decadenza Imu 2026
La legge n. 296 del 27 dicembre 2006 stabilisce che i tributi locali sono esigibili entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui sarebbe dovuto avvenire il pagamento. Non si parla in questo caso di prescrizione, bensì di decadenza del diritto del Comune a procedere all’accertamento.
Questa norma è infatti volta a incentivare il buon andamento dell’amministrazione e dei controlli fiscali, imponendo di effettuare gli accertamenti entro un tempo massimo. Dunque, chi non ha pagato l’Imu nonostante l’accertamento comunale può non pagare soltanto se sono trascorsi 5 anni, ma se l’accertamento non c’è stato i calcoli cambiano.
Il Comune ha tempo fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui era atteso il pagamento, sostanzialmente quasi 6 anni. Di conseguenza, l’Imu relativa al 2026 può essere accertata entro il 31 dicembre 2037. Se il Comune emette l’accertamento quest’anno, invece, il credito si prescrive nel 2031.
Il 1° gennaio 2026 i Comuni italiani hanno quindi perso il diritto di accertare i versamenti Imu dovuti nel 2020 (e ovviamente non possono più accertare anche quelli precedenti), mentre possono ancora emettere l’accertamento per l’Imu relativa al 2021.
Come non pagare
Per non pagare l’Imu non è sufficiente che il credito si sia prescritto o che il diritto del Comune sia decaduto, bensì è importante impugnare l’eventuale richiesta di pagamento ricevuta successivamente. In particolare, è necessario impugnare l’atto (come un’intimazione di pagamento) entro un termine massimo di 60 giorni dalla sua notifica, altrimenti il pagamento è nuovamente dovuto.
L’istanza di impugnazione deve essere inoltrata al Comune o all’Agenzia delle Entrate con raccomandata a/r o pec, specificando i motivi dell’impugnazione.
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