Imprese, 1 su 5 è guidata da donne. Come cambia la leadership femminile in Italia

Giorgia Paccione

29 Dicembre 2025 - 13:01

Le imprenditrici donne rappresentano il 22% delle aziende italiane: più istruite e motivate, ma ancora frenate da dimensioni ridotte e difficoltà di accesso al credito.

Imprese, 1 su 5 è guidata da donne. Come cambia la leadership femminile in Italia

L’imprenditoria femminile in Italia rappresenta oggi il 22,2% del tessuto produttivo nazionale, con circa 1,3 milioni di aziende guidate da donne. Un dato che, secondo il rapporto di Unioncamere realizzato con il Centro studi Tagliacarne e Sicamera nell’ambito del Piano Nazionale dell’Imprenditoria Femminile, racconta una realtà in costante evoluzione.

Si tratta di un fenomeno che coinvolge non solo le nuove iniziative imprenditoriali, ma anche il passaggio generazionale nelle aziende familiari, dove sempre più donne stanno assumendo ruoli di vertice accanto o al posto dei padri e dei fratelli maschi.

Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ha sottolineato come si tratti di “un’imprenditoria matura, istruita, motivata, con una leadership consapevole”, evidenziando anche come queste realtà alimentino “le economie dei territori più fragili e soggetti a spopolamento”.

Le imprenditrici italiane presentano livelli di istruzione superiori rispetto ai colleghi uomini (con il 25% di profili laureati contro il 21%) e nell’85% dei casi provengono da esperienze lavorative precedenti al di fuori del contesto familiare. La scelta di mettersi in proprio nasce principalmente come percorso di autorealizzazione per il 37% delle intervistate, mentre solo il 27% lo considera un’alternativa alla mancanza di occupazione dipendente.

Le sfide dell’imprenditoria femminile

Nonostante le competenze e la preparazione, le imprese femminili continuano a confrontarsi con ostacoli significativi. Il 96,2% ha meno di dieci addetti e la produttività risulta inferiore del 60% rispetto alle aziende non guidate da donne. Un divario che trova spiegazione anche nelle modalità di finanziamento: il 74% delle imprenditrici utilizza capitale proprio o familiare per avviare l’attività, una scelta che garantisce stabilità iniziale ma limita la capacità di investimento strutturato.

Tuttavia, quando le aziende femminili accedono al credito bancario, in otto casi su dieci effettuano investimenti significativi, contro il 70% di chi non ricorre a finanziamenti esterni. La combinazione di incentivi pubblici e formazione del capitale umano produce risultati ancora più evidenti: la produttività aumenta del 33% nelle aziende che utilizzano finanziamenti all’avvio, arrivando al 40% quando si aggiunge anche l’investimento in formazione.

La nuova generazione alla guida delle aziende familiari

Il cambiamento passa anche per le aziende familiari, dove circa un’impresa su quattro affida oggi la leadership a donne, che rappresentano esempi di una generazione che ha dovuto confrontarsi con il doppio stereotipo di genere e di appartenenza familiare. Parallelamente emerge il modello della leadership condivisa tra fratelli, dove i ruoli vengono distribuiti sulla base di vocazioni e competenze complementari.

Queste imprese mostrano inoltre maggiore attenzione al welfare aziendale: il 28% adotta misure di conciliazione vita-lavoro contro il 22% delle aziende non femminili, percentuale che sale al 40% quando alla guida c’è una leader laureata. Un dato che conferma come la leadership femminile porti con sé non solo competenze tecniche, ma anche nuovi modelli organizzativi più attenti al benessere collettivo.

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