Ilva: ecco i punti dell’accordo

Ecco cosa prevede l’accordo siglato tra sindacati e Arcelor Mittal. L’azienda investirà 4,2 miliardi di euro, non ci saranno esuberi e si accelera sul piano ambientale

Ilva: ecco i punti dell'accordo

Non è stato un percorso semplice, ma alla fine l’accordo sull’Ilva è arrivato. Dopo una lunga trattativa al Mise, AmInvestco, la cordata guidata da Arcelor Mittal che ha vinto la gara per acquisire il gruppo siderurgico italiano, e sindacati hanno trovato un’intesa.

Il governo esulta per aver portato a casa risultati migliori di quelli previsti dal precedente esecutivo: nessun esubero, maggiore tutela dell’ambiente e anticipazione della messa in atto del piano ambientale.

Ora l’accordo dovrà passare al vaglio dei lavoratori, che nel frattempo hanno revocato la giornata di sciopero indetta per il prossimo 11 settembre.

Il piano occupazionale

In base all’accordo siglato ieri al Ministero, nessun dipendente dell’Ilva resterà a casa. Arcelor Mittal –che ha presentato un piano industriale con investimenti da 4,2 miliardi di euro - si impegna, infatti, ad assumere 10.700 lavoratori, ben 400 in più rispetto ai 10.300 rispetto alla bozza che era arrivata nelle scorse ore sul tavolo delle trattative.

L’intesa prevede, inoltre, un piano di incentivi da circa 250 milioni per i lavoratori che sceglieranno l’uscita volontaria e – come richiesto più volte dai sindacati – il mantenimento dei livelli salariali e contrattuali di tutti i lavoratori. Non si applicherà, dunque, il Jobs Act e le assunzioni saranno effettuate non toccando l’articolo 18 e i diritti precedentemente acquisiti dai dipendenti, sia sul piano economico che di anzianità.

Per il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che ha seguito da vicino la trattativa, si tratta del “miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili”.

Il vicepremier, sul caso Ilva, aveva promesso di mantenere alta l’attenzione e, come si ricorderà, aveva richiesto pareri sulla legittimità della procedura di gara che aveva consegnato l’Ilva ad Arcelor Mittal, rivolgendosi all’Anac e all’Avvocatura dello Stato. Una gara, che si sarebbe rivelata “illeggittima”.

“Ma per l’annullamento non basta, per legge, l’illegittimità; serve un interesse pubblico concreto ed attuale che non si è verificato, in quanto i fatti risalgono a circa due anni fa. Due anni in cui è successo di tutto. I due anni del delitto perfetto”

ha scritto ieri Di Maio in un lungo post su Facebook in cui ha rivendicato il lavoro svolto e i risultati ottenuti.

Il piano ambientale

Oltre al piano occupazionale che preoccupava lavoratori e sindacati, caldissima resta la questione ambientale e sanitaria, sul fronte della quale negli scorsi mesi si è registrata l’alzata di scudi degli enti locali. I danni causati alla città di Taranto sul fronte dell’inquinamento e della salute pubblica sono ormai evidenti da anni ed è per questo che gli interventi di bonifica e risanamento non possono più attendere.

Ha perso chi credeva che l’impianto tarantino potesse essere chiuso e riconvertito: resterà attivo e continuerà a produrre acciaio, ma con delle prescrizioni ben precise.

“È stato ottenuto che l’aumento della produzione di acciaio oltre sei milioni di tonnellate annue sia condizionato alla dimostrazione da parte dell’azienda - documentata al Ministero dell’Ambiente - che le emissioni complessive di polveri dell’impianto non superino i livelli collegati alla produzione a 6 milioni. In conformità ai limiti che pone l’ARPA Puglia”

ha precisato Di Maio.

Un altro risultato è stato incassato sull’avvio dei lavori per la copertura dei parchi minerari, responsabili della diffusione delle polveri: inizieranno entro il 2019 e non entro il 2021 come prospettato inizialmente. Inoltre, entro il mese di aprile del prossimo anno, Arcelor Mittal dovrà realizzare la copertura del 50% della zona parco più vicino al famigerato quartiere Tamburi, noto per gli innumerevoli casi di tumore che si registrano, anche nei bambini.

Il risvolto politico

Se sul piano della vertenza, è innegabile che Di Maio abbia portato a casa qualche risultato in più rispetto al suo predecessore, è anche vero che sul piano politico il M5S non ha scelto la strada del cambiamento. Non a Taranto, dove l’elettorato aveva premiato il Movimento sulla base di precisi impegni finalizzati alla riconversione green dell’Ilva nel rispetto dell’ambiente e della salute pubblica. Così non è stato e il dietrofront, come sul caso dei vaccini, potrebbe costare caro in termini di consensi e credibilità a tutto il Movimento.

Basterà l’annuncio di una legge speciale per Taranto “per ripartire dopo decenni in cui si è giocato con la vita delle persone e dei lavoratori” e “che impegnerà il Governo nel destinare risorse straordinarie per il rilancio di questa città, già a partire dalla prossima Legge di Bilancio” a sedare gli animi dei più delusi?

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