La notizia delle dimissioni improvvise di Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis, ha scosso l’industria automobilistica e gli investitori.
La sua uscita, avvenuta il 1° dicembre, sembra essere una risposta inevitabile a un anno difficile per il gruppo automobilistico, che ha visto cali nelle performance e avvertimenti sugli utili.
Tavares, però, lascia un’eredità complessa, con un futuro incerto per Stellantis, che si trova a dover affrontare sfide interne ed esterne cruciali, tra cui le politiche economiche di Donald Trump, le normative europee e la concorrenza internazionale.
La leadership di Tavares era stata determinante per la nascita di Stellantis, risultato della fusione tra Fiat Chrysler e Peugeot nel 2021. Con la sua abilità nell’ottimizzare i costi e una visione orientata alla performance, Tavares aveva conquistato il mercato, portando Stellantis a una performance record nel 2023 con un margine operativo vicino al 12%. Tuttavia, il 2024 ha visto un brusco rallentamento, soprattutto sul mercato statunitense, che rappresentava oltre la metà dei guadagni operativi del gruppo l’anno scorso.
Il suo addio lascia Stellantis in un momento delicato. John Elkann, presidente del gruppo e CEO di Exor (principale azionista di Stellantis), è chiamato a guidare un comitato esecutivo interinale. Elkann, che già ricopre ruoli di alto profilo, tra cui la presidenza di Ferrari, dovrà affrontare la sfida di trovare un sostituto che possa navigare tra le difficili acque politiche ed economiche globali, rafforzando l’immagine e la competitività di Stellantis.
Un aspetto cruciale da considerare è la politica commerciale del presidente eletto Donald Trump, che ha più volte dichiarato l’intenzione di inasprire le tariffe sulle auto importate in Stati Uniti, in particolare quelle provenienti dal Messico. Questa è una questione di grande rilevanza per Stellantis, poiché il gruppo ha un’importante base di produzione in Messico, dove vengono realizzati modelli come Jeep, Dodge e Ram, destinati al mercato americano.
Le dichiarazioni di Trump, se concretizzate, potrebbero avere conseguenze devastanti per Stellantis. Le tariffe proposte potrebbero colpire in modo diretto una parte significativa dei veicoli prodotti dal gruppo, con impatti negativi sui margini di profitto. Secondo le stime degli analisti di S&P, queste tariffe potrebbero ridurre di circa il 25% l’EBITDA del gruppo nel 2025, mettendo in discussione la sua competitività negli Stati Uniti. Non solo Stellantis potrebbe trovarsi costretta ad aumentare i prezzi dei veicoli, ma ciò potrebbe anche ridurre la domanda da parte dei consumatori americani, che potrebbero orientarsi verso alternative più economiche.
La situazione politica negli Stati Uniti, con la possibile intensificazione delle politiche protezionistiche, aggiunge incertezza alla strategia di Stellantis. In questo scenario, la capacità del nuovo CEO di negoziare con le autorità americane e di adattare la produzione alle nuove circostanze politiche sarà cruciale per il futuro del gruppo. Un altro elemento da considerare è l’importanza delle alleanze strategiche con i sindacati e le istituzioni locali, che potrebbero influire sulla capacità di Stellantis di negoziare in modo favorevole nelle trattative politiche e commerciali.
In questo contesto, l’expertise tecnologica potrebbe rivelarsi cruciale. Luca de Meo, CEO di Renault, è stato uno degli artefici del rilancio del gruppo francese, ma Stellantis rappresenterebbe una sfida ben più grande. Un’opzione plausibile potrebbe essere quella di cercare un candidato fuori dall’industria automobilistica, come Benedetto Vigna, CEO di Ferrari e ex dirigente di STMicroelectronics, che potrebbe portare un expertise tecnologica utile per affrontare le sfide future.
L’individuazione del successore giusto per Tavares non sarà facile. Tra i candidati più discussi ci sono figure con esperienza negli Stati Uniti, come Antonio Filosa, capo della divisione Jeep di Stellantis, o Mike Manley, ex CEO di Fiat Chrysler. L’esperienza negli Stati Uniti potrebbe rivelarsi decisiva per fronteggiare le sfide politiche ed economiche legate al mercato americano.
L’addio di Tavares potrebbe essere un’occasione per ridisegnare la strategia di Stellantis, ma anche un rischio. Il crollo di quasi il 10% del valore delle azioni del gruppo il 2 dicembre è un chiaro segnale che gli investitori sono cauti. Se Elkann riuscirà a trovare rapidamente un successore credibile, Stellantis potrebbe essere in grado di superare questa fase di transizione e tornare a crescere.
Il futuro di Stellantis dipenderà dalla capacità del nuovo CEO di navigare tra sfide politiche, economiche e tecnologiche. L’eredità di Tavares è pesante, ma potrebbe anche offrire opportunità per un rilancio, soprattutto se il successore sarà in grado di innovare e rispondere alle sfide globali con rapidità e intelligenza strategica.