Il Venezuela è la nuova alternativa a Hormuz? La strategia indiana per superare la crisi del petrolio

Emanuela Ceccarelli

30 Agosto 2026 - 18:12

L’India aumenta gli acquisti di petrolio dal Venezuela mentre le tensioni su Hormuz mettono a rischio le forniture dal Golfo.

 Il Venezuela è la nuova alternativa a Hormuz? La strategia indiana per superare la crisi del petrolio

Le tensioni in Medio Oriente continuano a rendere incerti i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi mondiali per il trasporto dell’energia. Proprio per questo motivo, l’India sta cercando nuove strade per garantire le forniture necessarie alla propria economia.

Una delle strade intraprese dal Paese coinvolge il Venezuela, diventato lo scorso agosto il quarto fornitore di greggio dell’India. La strategia indiana punta a diversificare i fornitori di petrolio, così da distribuire il rischio su un numero maggiore di produttori e rotte commerciali.

India, il petrolio venezuelano cresce mentre Hormuz resta un punto critico

Secondo i dati Kpler citati dalla stampa indiana, ad agosto le forniture di greggio venezuelano verso l’India hanno raggiunto circa 444.000 barili al giorno. Un volume che porta il Paese sudamericano davanti a Iraq e Stati Uniti nella classifica dei fornitori indiani del mese.

Questo dato è particolarmente significativo se si pensa che gli acquisti di petrolio venezuelano sono ricominciati lo scorso aprile. Nel giro di pochi mesi, quindi, il Paese sudamericano ha conquistato uno spazio decisamente ampio nel portafoglio energetico indiano. Tra aprile e luglio, il greggio proveniente dall’America Latina ha rappresentato il 12,7% delle importazioni indiane, contro il 3,5% dello stesso periodo dell’anno precedente. Nello stesso intervallo, la quota del petrolio mediorientale è scesa dal 43% a circa il 30%.

La ragione è soprattutto geopolitica, gran parte del petrolio acquistato dall’India derivava infatti dai produttori del Golfo, costretti a far transitare le merci attraverso rotte fortemente esposte alle tensioni nell’area. Come si è visto negli ultimi anni, quando la sicurezza in queste vie di comunicazione viene messa in discussione, anche un Paese non direttamente coinvolto nel conflitto ne subisce le conseguenze. Il petrolio prodotto in Venezuela, al contrario, segue rotte totalmente diverse e permette agli importatori indiani di ridurre la dipendenza da un singolo corridoio.

L’India ridisegna la mappa delle importazioni petrolifere

L’obiettivo dell’India è quello di costruire una rete di approvvigionamento più articolata. Proprio per questo motivo, la Russia continua a rappresentare il principale fornitore di greggio del Paese. Nel dettaglio, ad agosto gli acquisti russi si sono avvicinati ai 2 milioni di barili al giorno, mentre nei mesi di giugno e luglio avevano raggiunto circa 2,6 milioni di barili al giorno, costituendo circa la metà delle importazioni indiane.

Accanto alla Russia e al Venezuela, le raffinerie indiane stanno aumentando o mantenendo i rapporti con produttori di altre aree, tra cui Brasile, Paesi africani, Stati Uniti e Angola. Grazie a questa strategia, se una rotta o un Paese diventano temporaneamente inaccessibili, una parte delle forniture può essere compensata attraverso altri canali.

Perché il petrolio del Venezuela non può sostituire quello del Golfo

Il petrolio venezuelano arriva da una distanza maggiore rispetto a quello dei Paesi del Golfo, rendendo i trasporti più onerosi. Per l’India, che si trova molto più vicina ai produttori mediorientali, questa è una differenza sostanziale.

Aumentare gli acquisti dal Venezuela permette di ridurre la dipendenza da Hormuz, ma non elimina i costi e i rischi legati al trasporto. Più lunga è la rotta, maggiori sono le spese per navi, carburante, assicurazioni e noli marittimi. Proprio per questo motivo, l’India non può sostituire completamente il petrolio del Golfo con quello venezuelano, la strategia punta piuttosto a diversificare i fornitori, evitando di concentrare i flussi su una sola area.

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La strategia indiana va oltre il petrolio

Oltre a diversificare i fornitori esterni, Nuova Delhi sta aumentando la produzione interna di petrolio e gas. Contemporaneamente, cerca di incrementare le proprie scorte strategiche e sviluppare soluzioni alternative, come biocarburanti, veicoli elettrici e fonti rinnovabili.

La produzione nazionale può garantire una prima forma di tutela rispetto alle oscillazioni internazionali, anche se da sola non basta ad azzerare la forte necessità di importazioni.

Anche la transizione verso la mobilità elettrica richiederà tempo prima di modificare in maniera sostanziale la domanda complessiva di carburanti. Il parco automobilistico esistente non può essere sostituito dall’oggi al domani, e il petrolio, insieme ai suoi derivati, continua a essere fondamentale per trasporti, aviazione, industria e settore petrolchimico.

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