Il segreto economico della Cina? I suoi fondi sovrani

Federico Giuliani

15 Luglio 2024 - 06:43

La Cina può contare su fondi extra large che gestiscono la spropositata cifra di 2.000 miliardi di dollari e che sono incaricati di finanziare l’intero motore economico del Paese.

Il segreto economico della Cina? I suoi fondi sovrani

Cos’è un fondo sovrano? Un veicolo di investimento pubblico che appartiene ad un governo, e che viene utilizzato per investire i surplus fiscali o le riserve valutarie in moneta estera in azioni, immobili, obbligazioni e altre attività. La Cina può contare su fondi extra large, commisurati al suo enorme potenziale economico; gestiscono la spropositata cifra di 2.000 miliardi di dollari e finanziano l’intera macchina del gigante asiatico, definita dagli analisti CCP Inc.

Ne ha parlato, in maniera dettagliata, Zongyuan Zoe Liu, autrice del libro Sovereign Funds: How the Communist Party of China Finances Its Global Ambitions, e ricercatrice presso il Council on Foreign Relations. Fino ad oggi, Pechino ha sfruttato l’enorme quantità di dollari accumulata - grazie al commercio con l’Occidente - per sostenere la propria economia quando è in pericolo, e per estendere la propria portata finanziaria a livello globale nei momenti favorevoli.

In che modo? Utilizzando la leva dei fondi sovrani (SWF). “Se i politici statunitensi non riescono a comprendere il modello politico-economico dei fondi sovrani cinesi e il modo in cui essi promuovono le ambizioni globali del Partito Comunista Cinese (o PCC), gli Stati Uniti rischiano di cedere la loro leadership nei mercati finanziari prima del previsto, e in parti del mondo inaspettate”, ha spiegato l’autrice a Foreign Policy.

Da questo punto di vista, è bene sottolineare come gli SWF (non solo quelli del Dragone) non intendano più investire le riserve finanziarie nazionali in obbligazioni del Tesoro Usa a basso rendimento ma sicuri, bensì in settori più rischiosi ma altrettanto redditizi. Ebbene, nell’ottica della nuova Guerra Fredda in corso tra Washington e Pechino, gli investimenti cinesi sono finiti nell’occhio del ciclone e destano numerosi sospetti tra i corridoi delle cancellerie occidentali.

L’ascesa dei fondi sovrani cinesi

È interessante ricostruire come sono nati i fondi sovrani cinesi. Il volume di Liu lo spiega in maniera semplice, chiara ed esaustiva. Durante la crisi finanziaria asiatica del 1997-1998, i funzionari di Pechino osservavano come le economie dei loro vicini collassassero non appena gli investitori stranieri fuggivano altrove con i dollari che avevano portato a quelle latitudini, lasciando molteplici governi impossibilitati a pagare i loro debiti esteri.

In quel periodo, la Cina bloccò i deflussi di capitale, minacciò di incarcerare chi avrebbe portato bigliettoni verdi all’estero e iniziò ad accumulare riserve di dollari dal suo enorme surplus commerciale. Il Dragone continuò ad accumulare denaro, fino a toccare 1,1 trilioni di dollari di riserve nel 2006 (all’epoca una somma enorme, pari quanto alle dimensioni dell’economia del Brasile).

A quel punto il ministero delle Finanze cinese decise di interrompere l’acquisto di titoli del Tesoro Usa per investire il denaro altrove. Nel 2003, intanto, la Cina diede vita alla Central Huijin Investment, che investì decine di miliardi di dollari per liberare le più grandi banche statali del Paese da quasi tutti i loro crediti inesigibili.

Ok, ma cosa fare col resto del denaro? Alcuni funzionari ipotizzavano di usarlo per finanziare l’espansione della rete di sicurezza sociale del Paese (incluso il fondo pensione). Altri auspicavano la creazione di una riserva di risorse strategiche. Alla fine, il ministero delle Finanze avrebbe pompato 200 miliardi di dollari in un nuovo fondo, China Investment Corp (CIC), incaricato di investire all’estero. CIC ha inglobato Central Hujin e controlla 1,35 trilioni di dollari di investimenti.

L’importanza dei fondi cinesi

Prendiamo CIC. Ha prima investito miliardi di dollari nei titani di Wall Street Morgan Stanley e Blackstone, poi nelle società energetiche canadesi. Nel corso del tempo, i fondi sovrani cinesi hanno iniziato a svolgere un ruolo importante nell’economia nazionale. Sei volte, tra il 2008 e il 2015, la richiamata Central Huijin ha immesso un totale di oltre 150 miliardi di dollari per sostenere le borse cinesi quando sembravano pronte a crollare.

CIC è invece diventato un grande investitore nelle start-up tecnologiche del Paese, tra cui il gigante dell’e-commerce Alibaba e l’app di ride-hailing Didi Chuxing. Ha anche investito più di 250 milioni di dollari nel principale produttore di chip del paese, Semiconductor Manufacturing International Corp, così come in altre tecnologie inserite nei piani quinquennali cinesi. In breve, gli SWF di Pechino a livello nazionale si sono allineati con i piani dello Stato e del presidente cinese Xi Jinping.

Liu sostiene nel suo libro che gli SWF cinesi sono l’arma segreta di Pechino per promuovere la sua agenda economica all’estero. “Danno potere allo Stato di muoversi e persino scuotere il mercato effettuando investimenti azionari selettivi che promuovono le sue politiche industriali e i suoi interessi geoeconomici”, ha spiegato. Certo è che, a causa delle tensioni internazionali, le opportunità di investimento per i suddetti fondi negli Stati Uniti, in Europa e in altre nazioni ricche si stanno riducendo, mentre in Occidente crescono i timori per le ambizioni globali della Cina.