Passano i tempi e le stagioni, passano i treni e i trend, ma per l’investitore l’obiettivo di fondo resta sempre lo stesso: massimizzare il ritorno. Non si tratta di un capriccio o di un target fine a se stesso, ma è la conseguenza di una considerazione alquanto elementare. Le risorse sono scarse, limitate, specie il tempo e il capitale, per cui vi è necessità di impiegarli nel miglior modo che si può.
Al riguardo analizziamo un Treasury USA a tasso fisso in scadenza il 15 agosto 2045. Bene, il rendimento totale di questo titolo di Stato sfiora il 100% ma c’è un particolare.
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I tassi di interessi negli USA
Un main driver dei rendimenti sul reddito fisso lo sono i tassi ufficiali dell’area valutaria di riferimento, in tal caso quelli della FED. Tuttavia, le sue politiche monetarie dipendono dallo stato di salute dell’economia a stelle e strisce, al cui servizio è posta la sua operatività. Bene, di fondo c’è che la situazione è complessa e ingarbugliata per più elementi messi assieme. Procediamo con ordine.
Al termine della riunione di politica monetaria del 7 maggio la FED ha confermato il costo del denaro tra il 4,25% e il 4,5%, senza apportare modifiche. Negli speech successivi il Governatore ha sottolineato le profonde incertezze dovute alle politiche commerciali dell’amministrazione USA. Da qui, continua Powell, ci sono seri rischi in termini di aumenti di inflazione e di disoccupazione interna.
Fatto sta che gli operatori finanziari hanno ridotto le loro attese in merito ai futuri tagli FED sia in termini di numero che di entità. Le stime attuali ipotizzano tassi di interesse poco al di sotto del 4% entro la fine dell’anno.
Il Treasury USA a interessi fissi ei costanti e scadenza nel 2045
Da un punto di vista più pratico, i rendimenti sui bond sovrani USA a lungo termine sono a ridosso dei loro massimi di periodo. Consideriamo il Treasury USA con codice ISIN US912810RN00 negoziato sull’EuroTLX di Borsa Italiana in scadenza il 15 agosto 2045, tra 20 anni e 3 mesi circa. Lo strumento è ovviamente denominato in dollari americani e il lotto minimo è di 1.000 $ USA, che al cambio attuale €/$ di 1,1247 fanno circa 889,12 €, più commissioni bancarie.
Il payout è a tassi fissi e costanti, con la cedola annua lorda del 2,88%, l’1,44% semestrale. Al momento il T-Bond prezza abbondantemente sotto 100, e per l’esattezza a 73, per un rendimento effettivo a scadenza del 5,1% lordo (dati Borsa Italiana). In pratica da qui alla fine il titolo ha la potenzialità di raddoppiare (lordo) il capitale di partenza tra cedole e plusvalenza finale.
A termine di raffronto vediamo quanto rende l’omologo bond sovrano emesso dal Tesoro del MEF. Il BTP Green 1,5% in scadenza nell’aprile del ’45 prezza oggi 65,42, per un effettivo lordo a scadenza del 4,1% circa.
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Il rendimento totale di questo titolo di Stato sfiora il 100% ma c’è un particolare
Il T-Bond Tf 2,88% Ag45 offre dunque un ricco ritorno su un periodo di vent’anni. Il titolo gode infatti di una discreta cedola (stacco semestrale, aliquota sugli interessi al 12,50%) a di un apprezzabile gain sul capitale a scadenza. Al riguardo vanno dette due cose:
- la duration modificata è del 13,64;
- negli ultimi 5 anni il massimo di periodo è stato sui 120 circa, ossia a +65% dai corsi attuali. Se invece il bond riuscisse a portarsi sulla parità il rialzo dai prezzi odierni sarebbe del 37%. Certo, se le tensioni sui bond in generale, e quelli USA in particolare non dovessero placarsi, i prezzi potrebbero ancora scendere. Al riguardo il minimo degli ultimi 5 anni è stato poco sotto 69.
Tuttavia, il vero nodo da sciogliere riguarda il rapporto €/$ a scadenza o al tempo dell’eventuale rivendita anticipata dello strumento. Per quella data potrebbe essere che il cambio sia rimasto all’incirca invariato, per cui il ritorno coinciderebbe con il cumulo di cedole ed eventuale differenza positiva dei prezzi. Si tratta tuttavia dello scenario meno probabile, a meno che non si tratti di un’operatività di breve respiro.
Gli scenari più probabili vedrebbero invece cross valutari differenti dai livelli attuali: ma a quali, di preciso? Se a quella data il $ USA si sarà rafforzato, allora ecco servito l’extra gain da cambio. In caso contrario, l’incasso da cedole ed eventuali plusvalenza serviranno a compensare (in tutto o in parte a seconda dei casi) la perdita dovuta all’apprezzamento dell’euro.