La Cina intende raggiungere il picco di emissioni di anidride carbonica prima del 2030 per poi diventare carbon neutral entro il 2060. Il governo ha già indicato quale direzione dovrà essere seguita e, per accelerare la road map, sta promuovendo molteplici politiche green volte a trasformare l’apparato socio-economico del Paese.
Uno degli esempi più eclatanti di questo sviluppo green coincide con il boom della mobilità elettrica. Le tradizionali auto dotate di un motore a combustione interna stanno cedendo il passo ai veicoli elettrici (EV) che, secondo alcune stime, dovrebbero rappresentare il 40% delle 23 milioni di quattro ruote vendute nel corso del 2024.
Il punto è che, con la diminuzione delle prime e la salita alla ribalta delle seconde, la domanda di benzina si ridurrà sempre di più. O meglio: dovrebbe raggiungere il picco entro il 2025, per poi avviarsi verso una lenta discesa fino a dimezzarsi nel 2040.
In mezzo a simili proiezioni, le grandi compagnie petrolifere statali cinesi hanno ormai capito che è arrivato il momento di rivedere i loro piani operativi, onde evitare di ritrovarsi costrette a sventolare bandiera bianca. Non è un caso che conglomerati come Sinopec e PetroChina si stiano affrettando a voltare pagina per tuffarsi nel business dell’energia pulita.
Cambio di programma
Dalla benzina all’energia pulita: sembra un paradosso eppure, se vogliono continuare a sopravvivere facendo utili, i richiamati colossi petroliferi sono chiamati a stravolgere i rispettivi business. Un esempio? La stazione di ricarica delle batterie Xiaowuji, situata nella periferia di Pechino, è stata aperta niente meno che da Sinopec nel settembre 2023.
Come ha scritto Reuters, il centro – uno dei migliaia costruiti dall’azienda di Stato - è dotato di una settantina di punti di ricarica rapida per EV, macchine da caffé e poltrone massaggianti. Come ha scritto Reuters, questo è un chiaro scorcio di quale potrebbe essere la vita dei colossi petroliferi cinesi in una Cina post benzina.
Numeri alla mano, fino ad oggi le compagnie del genere gestiscono insieme circa il 50% delle oltre 100.000 stazioni di servizio in Cina e le vendite di carburante rappresentano quasi la metà delle loro entrate. “Le compagnie petrolifere nazionali stanno vedendo il problema, ed è per questo che stanno lavorando per adattare le loro stazioni di servizio ad un’economia a basse emissioni di carbonio”, ha spiegato Erica Downs, ricercatrice presso il Center on Global Energy Policy della Columbia University.
Anche altre società come Shell e TotalEnergies stanno cercando di utilizzare le lezioni apprese nei mercati più piccoli che hanno adottato precocemente i veicoli elettrici, come quello della Norvegia, per applicarle su scala molto più ampia in Cina.
Il rebus della Cina
La strada non è affatto in discesa. Innanzitutto, il settore pubblico cinese della ricarica dei veicoli elettrici è afflitto da numerosi problemi, quali la frammentazione del mercato, sovraccapacità, basso utilizzo e perdite. Questo pone enormi sfide alle compagnie petrolifere che tentano di modificare completamente i loro modelli di business.
Sinopec, che gestiva 21.000 punti di ricarica alla fine del 2023, ha stanziato per il 2024 18,4 miliardi di yuan (2,55 miliardi di dollari) nel suo segmento di distribuzione per la costruzione di una rete integrata di stazioni energetiche (in crescita del +17% rispetto allo scorso anno). Il gruppo prevede di costruire 5.000 stazioni di ricarica entro il 2025.
PetroChina, che gestisce 28.000 punti di ricarica tramite la controllata Potevio New Energy, recentemente acquisita, ha annunciato l’intenzione di voler aumentare le spese in conto capitale in marketing e distribuzione di quasi il 50%, fino a raggiungere i 7 miliardi di yuan nel 2024. Il colosso vorrebbe concentrarsi su stazioni complete che forniscono petrolio, gas, idrogeno e servizi di ricarica, prevedendo di costruire altre 1.000 stazioni di scambio delle batterie dei veicoli elettrici da qui ai prossimi 12 mesi.
Sinopec e PetroChina detengono ciascuno una quota di mercato pari a circa l’1% dei 2,73 milioni di punti di ricarica pubblici presenti in Cina. La maggior parte dei proprietari di EV può ricaricare i mezzi presso i propri complessi residenziali. Significa quindi che il 68% degli 8,6 milioni di punti di ricarica d’oltre Muraglia sono caricabatterie più lenti e non pubblici. In un simile scenario, insomma, i giganti del petrolio intendono cambiare business prima che sia troppo tardi.