Il rame apre la settimana confermando la forza mostrata nelle ultime cinque sedute consecutive. Sul London Metal Exchange il contratto a tre mesi tratta oggi sopra i 14.500 dollari alla tonnellata, mentre sul Comex di New York il prezzo è salito a 6,73 dollari per libbra. Il metallo resta sotto il record storico di 14.535 dollari alla tonnellata toccato il 7 settembre, ma se ne mantiene a ridosso. Sa inizio anno il rialzo supera il 16%. Cosa aspettarsi ora?
Il dato più citato dagli operatori in questi giorni è il cosiddetto «premio di Yangshan», il sovrapprezzo che gli importatori cinesi pagano per il rame consegnato al porto di Shanghai rispetto alla quotazione di riferimento del London Metal Exchange. Secondo la rassegna quotidiana The Commodities Feed di ING, pubblicata oggi su FXStreet, quel premio è salito a 124 dollari per tonnellata, il livello più alto da novembre 2022; Trading Economics lo colloca a 121 dollari, comunque ai massimi dallo stesso periodo. Quando il premio sale così tanto, significa che la Cina - il primo consumatore mondiale di rame - sta comprando con più urgenza del solito, non solo per ricostituire scorte esaurite.
Intanto, le importazioni statunitensi anticipate in vista di possibili nuovi dazi sul rame raffinato stanno drenando materiale dal mercato globale e sostenendo un premio strutturale tra il prezzo di New York e quello di Londra.
Un’offerta che non si è ancora ripresa
Sul fronte dell’offerta pesa ancora l’eredità della frana dell’8 settembre 2025 alla miniera indonesiana di Grasberg, il secondo giacimento di rame al mondo, gestita da Freeport-McMoRan: l’incidente, che causò vittime tra i lavoratori e la dichiarazione di forza maggiore, spinse Goldman Sachs a rivedere le stime 2025 da un surplus di 105.000 tonnellate a un deficit di 55.500. A maggio 2026 Freeport ha smentito ritardi ulteriori, confermando l’obiettivo di piena produzione entro fine 2027, ma un anno dopo l’incidente il mercato non ha ancora completamente digerito la tonnellata mancante.
A questo si aggiungono, secondo Trading Economics, nuove interruzioni operative in Cile, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo, tra incidenti e maltempo.
Sul lato della domanda, oltre alla Cina, pesa la crescita strutturale legata ai data center per l’intelligenza artificiale e agli investimenti nelle reti elettriche - entrambi settori ad alta intensità di rame, che continuano a sostenere le attese di consumo di lungo periodo.
Cosa aspettarsi ora?
L’Italia non ha grandi miniere di rame, ma l’esposizione al metallo passa da altri canali, attraverso i produttori di cavi ed elettrificazione come Prysmian, il costo delle infrastrutture per la transizione energetica (reti, rinnovabili, mobilità elettrica) e, più in generale, l’inflazione dei costi industriali per le imprese manifatturiere che usano il rame come materia prima.
Un rame strutturalmente più caro si traduce in maggiori costi di investimento proprio nella fase in cui l’Europa sta accelerando su reti elettriche e capacità di calcolo per l’IA.
E, nel frattempo, il rally del rame convive con alcune incertezze che vanno tenute presenti, come il rialzo dei tassi Fed della scorsa settimana che, se raffredderà la produzione industriale globale, potrebbe indebolire la domanda fisica nei prossimi mesi. La politica sui dazi statunitensi poi resta poco definita. Se un eventuale provvedimento finale differisse dalle attese, il premio tra New York e Londra potrebbe correggere bruscamente. Consideriamo, infine, che il prezzo è già salito molto in un anno e un rallentamento del ritmo di acquisti cinesi, dopo la fase di extra-domanda segnalata dal premio di Yangshan, potrebbe portare a una fase di consolidamento o correzione.
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