Il rally del rame non è finito. Fin dove può arrivare il prezzo nei prossimi mesi?

Claudia Cervi

22 Luglio 2025 - 06:46

Il rame tocca i massimi dal 1968. Cosa sta succedendo e cosa aspettarsi ora? Analisi e previsioni degli analisti.

Il rally del rame non è finito. Fin dove può arrivare il prezzo nei prossimi mesi?

C’è un metallo che ha fatto meglio di Bitcoin, oro e S&P 500 messi insieme. Si tratta del rame. L’8 luglio è bastata una frase di Donald Trump per farlo schizzare del +13% in una sola seduta (la migliore dal 1968) fino al massimo storico di 5,69 dollari per libbra. Il motivo? Un dazio monstre del 50% sulle importazioni, in vigore dal 1° agosto.

Ma dietro questo rally record non c’è solo speculazione. C’è un metallo al centro dell’industria, della transizione energetica, dell’AI. E adesso anche della geopolitica. Trump lo vuole “made in USA”, ma il problema è che gli Stati Uniti non ne producono abbastanza e costruire nuove miniere non è così semplice. Intanto il prezzo corre, le aziende fanno scorte e gli analisti si dividono tra chi prevede lo scoppio di una bolla e chi l’inizio di un nuovo superciclo.

I prossimi mesi decideranno tutto. Ecco cosa sta succedendo davvero e fin dove può arrivare il prezzo del rame.

Prezzo del rame ai massimi: perché può salire ancora?

Grafico future Rame Grafico future Rame Fonte Tradingview

Il rally del rame non è stato una sorpresa. Da mesi, trader e aziende americane stavano correndo ai ripari, importando a ritmo record in vista dei dazi promessi da Trump. Secondo Morgan Stanley, 400.000 tonnellate di metallo rosso sono già entrate negli Stati Uniti nel primo semestre 2025. In pratica, una quantità sufficiente a coprire sei mesi di domanda.

Questa mossa ha evitato un’esplosione immediata dei prezzi, ma si tratta di una soluzione temporanea. Gli Stati Uniti dipendono ancora per oltre il 50% dalle importazioni, soprattutto da Cile, Canada e Perù, e ci vogliono in media 32 anni per avviare una nuova miniera. In altre parole, l’autosufficienza auspicata da Trump è ben lontana e, nel frattempo, il rischio di rincari su auto, edilizia e tecnologia è concreto.

Le proiezioni di Citi parlano chiaro: dopo un possibile ritracciamento a 4,00 dollari/libbra, il rame è destinato a ripartire, con stime di 5,00 dollari/libbra nel 2026. La domanda strutturale non rallenta, anzi accelera: tra intelligenza artificiale, data center e transizione energetica, il rame è diventato l’ossatura della nuova economia elettrica.

Se davvero il rame è il “nuovo petrolio” del XXI secolo, il meglio del rally potrebbe ancora arrivare.

Perché il rally del rame potrebbe essere finito

Dopo il picco dell’8 luglio, il prezzo del rame ha perso slancio. Per molti analisti è l’inizio di una fase di consolidamento. I dazi del 50% introdotti da Trump hanno acceso la miccia, ma le maxi-scorte accumulate in anticipo stanno ora funzionando da cuscinetto, rallentando ulteriori rialzi. Quando questo cuscinetto finirà, gli USA dovranno tornare a importare rame, pagandolo più caro proprio a causa del dazio. Un boomerang che, secondo alcuni economisti, rischia di tradursi in una nuova spinta inflattiva.

Il mercato resta spaccato. Citi ha rivisto al ribasso le stime a breve, ipotizzando un calo sotto gli 8.800 dollari/tonnellata (circa 4,00 dollari/libbra) nei prossimi mesi. Ma ING e Goldman Sachs mantengono una visione positiva nel medio termine, puntando sulla ripresa della Cina e sugli investimenti green come fattori trainanti per il 2026. Ma c’è un’altra variabile che in molti iniziano a temere: cosa succede se il prezzo del rame resta alto e, allo stesso tempo, l’inflazione ricomincia a salire? In uno scenario del genere, la Fed potrebbe essere costretta a frenare sul taglio dei tassi, con tutte le conseguenze del caso su obbligazioni e mercati azionari.

Il punto è che il rame, oggi, non è solo una materia prima ma è diventato un indicatore chiave di quello che sta succedendo nell’economia globale.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.

Argomenti

# Rame
# Dazi