Il più grande giacimento di gas al mondo si sta esaurendo. Ecco cosa sta succedendo

Redazione Money Premium

2 Settembre 2024 - 06:48

Secondo le valutazioni del Fondo Nazionale per lo Sviluppo dell’Iran, la produzione di gas del paese potrebbe diminuire del 25% nei prossimi dieci anni, con un calo del 30% solo a South Pars.

Il più grande giacimento di gas al mondo si sta esaurendo. Ecco cosa sta succedendo

L’Iran si trova di fronte a una sfida cruciale: mantenere la produzione del gigantesco giacimento di gas South Pars, il più grande al mondo, che è al centro della sua economia energetica. Questo giacimento, che copre 3.700 chilometri quadrati e contiene circa 14,2 trilioni di metri cubi di riserve di gas, fornisce quasi l’80% della produzione totale di gas dell’Iran. Tuttavia, la sua produzione è in rapido declino, e questo potrebbe avere conseguenze devastanti per il paese.

Il governo iraniano ha avviato un programma di investimenti da 70 miliardi di dollari per cercare di arrestare questa drammatica diminuzione. Se fallisse, il paese potrebbe perdere fino al 40% della produzione di benzina dalla raffineria Persian Gulf Star e potrebbe affrontare un aumento dei costi petrochimici fino a 12 miliardi di dollari all’anno, secondo le previsioni dell’Istituto Iraniano del Gas.

South Pars è una riserva di gas di fondamentale importanza non solo per l’Iran, ma anche a livello globale, essendo parte di un complesso che include anche il North Dome (o North Field) del Qatar, insieme formando la più grande riserva di gas naturale del mondo con 51 trilioni di metri cubi di riserve. Nonostante l’importanza strategica di South Pars, la sua gestione è stata segnata da problemi tecnici e geopolitici.

Dopo l’accordo nucleare del 2016 (JCPOA), la multinazionale francese Total aveva ripreso i lavori sul controverso Fase 11 del giacimento, che era stato abbandonato nel 2012 a causa delle sanzioni europee contro l’Iran. Tuttavia, con il ritiro degli Stati Uniti dal JCPOA nel 2018, Total si è trovata sotto pressione e ha dovuto abbandonare il progetto, lasciando la China National Petroleum Corporation (CNPC) come principale sviluppatore. Da allora, i progressi sono stati minimi, evidenziando un problema fondamentale: la mancanza di tecnologie avanzate da parte delle imprese cinesi rispetto ai loro omologhi occidentali.

Secondo le valutazioni del Fondo Nazionale per lo Sviluppo dell’Iran, la produzione di gas del paese potrebbe diminuire del 25% nei prossimi dieci anni, con un calo del 30% solo a South Pars. Questa prospettiva ha spinto il Ministero del Petrolio iraniano a firmare, nel marzo 2024, un programma da 20 miliardi di dollari per la costruzione di 28 nuove piattaforme per aumentare la pressione nel giacimento. Tuttavia, anche questo sforzo sembra destinato a fallire, poiché né le aziende locali né i loro partner cinesi e russi dispongono delle tecnologie necessarie.

Il nuovo piano del governo iraniano, che prevede la perforazione di 35 nuovi pozzi a South Pars, sembra più un tentativo disperato di massimizzare la produzione a breve termine piuttosto che un approccio strategico per risolvere i problemi fondamentali del declino della pressione nel giacimento. Secondo fonti vicine al Ministero del Petrolio, l’area presenta problematiche geologiche che favoriscono il lato qatariota della riserva, oltre ai numerosi errori commessi dai contraenti locali nelle perforazioni passate, che hanno indebolito le strutture circostanti.

Di fronte a queste difficoltà, l’Iran sta cercando di fare pressione sulla Cina affinché questa influenzi il Qatar a cooperare maggiormente nello sviluppo delle due metà del giacimento. Dal 2005 al 2017, il Qatar aveva imposto una moratoria sulla produzione del proprio campo di North Dome, accusando spesso l’Iran di attività di perforazione che riducevano la pressione dalla loro parte. Nel 2017, i due paesi avevano raggiunto un accordo per lavorare insieme al fine di garantire la sostenibilità del sito. Ora, l’Iran vuole la stessa garanzia dal Qatar, mentre quest’ultimo sta aumentando drasticamente la propria produzione dal North Dome.

Il Qatar ha infatti avviato un ambizioso programma di espansione che prevede sei nuovi sviluppi principali nel North Field East (NFE) e nel North Field South (NFS) entro il 2029. Questi progetti porteranno la capacità produttiva del Qatar a 142 milioni di tonnellate annue di gas naturale liquefatto (GNL) entro la fine del decennio, un aumento significativo rispetto ai 77 milioni di tonnellate attuali.

Tuttavia, il contesto internazionale sta complicando ulteriormente le cose per l’Iran. Sebbene il Qatar mantenga una politica diplomatica sia con l’Oriente che con l’Occidente, le pressioni degli Stati Uniti e dei suoi alleati per orientare l’Emirato verso la loro sfera di influenza sono aumentate dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Negli ultimi anni, il Qatar ha firmato enormi contratti di fornitura di GNL a lungo termine con la Cina, evidenziando la competizione tra gli Stati Uniti e la Cina per il controllo delle risorse energetiche globali.

In questo scenario, il futuro del giacimento di South Pars appare incerto. L’incapacità dell’Iran di mantenere stabile la produzione potrebbe avere gravi ripercussioni non solo per la sua economia, ma anche per la stabilità energetica della regione e del mondo intero. Con la crescente domanda globale di GNL, prevista aumentare del 50% entro il 2040, ogni movimento geopolitico o tecnologico sarà cruciale per determinare chi controllerà le risorse energetiche del futuro.