Tempi duri per Zelensky.
La scorsa settimana il leader ucraino si è recato a Davos, ospite del World Economic Forum, dove ha presentato un velleitario piano di pace di 10 punti per terminare la guerra mentre il suo peso presso le élite globali riunitesi nella lussuosa località delle Alpi svizzere è drasticamente diminuito negli ultimi mesi. Come sottolineato da Politico, Zelensky, “un tempo era il beniamino dell’élite globale” ora “cerca di evitare di essere solo un altro spettatore alla loro festa”.
Il piano presentato dal presidente ucraino è semplicemente irrealistico: prevede il ritiro completo della Russia da tutto il territorio ucraino, compresa la Crimea; il pagamento a carico di Mosca della ricostruzione del Paese; e il perseguimento dei crimini di guerra. Tutte queste richieste sono considerate, ammette il New York Times, dagli analisti e persino dai politici che sostengono la proposta, “irraggiungibili dato l’attuale equilibrio delle forze sul campo di battaglia”.
Lé élite di Davos spingono per la fine della guerra
Se pubblicamente - e sui media internazionali - le élite sostengono infatti la causa ucraina, privatamente stanno facendo pressioni su Kiev per il raggiungimento di un accordo negoziale con la Russia, inevitabile vista la situazione sul campo di battaglia e il fallimento della sbandierata controffensiva ucraina lo scorso autunno. Persino a Davos, non a caso, la guerra in Ucraina non è più stata al centro dell’attenzione e come scrive il New York Times, “funzionari governativi e dirigenti d’azienda di tutta Europa e di tutto il mondo hanno continuato a esprimere sostegno all’Ucraina e a manifestare preoccupazione per la perdita di sostegno finanziario in un momento critico, ma hanno anche spinto pubblicamente e privatamente per una fine diplomatica della guerra”. A differenza di Mosca Kiev dipende al 100% dagli aiuti esterni - Usa e Regno Unito, in particolare - e non ha una propria industria bellica: lo stallo degli aiuti statunitensi al Congresso mette dunque Kiev in una situazione particolarmente complicata, mentre i russi avanzano.
Stallo sui finanziamenti Usa
La proposta da circa 100 miliardi di dollari – che comprende circa 60 miliardi di dollari in aiuti per l’Ucraina, 10 miliardi di dollari per Israele e il resto per Taiwan e la sicurezza dei confini – è infatti ancora bloccata negli Stati Uniti per l’incapacità di repubblicani e dem di trovare un accordo, soprattutto alla Camera, dove i repubblicani fermamente contrari all’invio di maggiori aiuti all’Ucraina insistono sul fatto che faranno di tutto per impedire che un simile disegno di legge venga votato. La deputata Marjorie Taylor Greene ha annunciato ad Axios che avrebbe presentato una “mozione di sfiducia” contro lo speaker Mike Johnson se avesse approvato l’ennesima tranche di aiuti militari all’Ucraina. A rendere le cose ancora più complicate, c’è anche il fatto che un certo numero di democratici inizia ad esprimere un certo disagio per il sostegno incondizionato di Washington alla guerra di Israele contro Gaza.
Lo scontro con Valery Zaluzhny
In Ucraina, nel frattempo, la faida interna con il capo delle forze armate, il generale Valery Zaluzhny, potrebbe presto raggiungere il capitolo finale con il licenziamento di quest’ultimo. L’esperto di Difesa ed ex sottosegretario durante l’amministrazione Reagan, Stephen Bryen, riferisce delle voci che circolano a Kiev secondo cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky starebbe infatti per licenziare Zaluzhny, generale con il quale il leader ucraino è in disaccordo da tempo. Il pretesto, osserva Bryen, è probabilmente rappresentato dalle perdite ucraina ad Avdeevka e dintorni, una roccaforte militare ucraina, appena a nord di Donetsk.
L’ipotesi è che Kyrylo Budanov, capo dell’intelligence militare, possa presto sostituire Zaluzhny. I rapporti sul campo mostrano che i russi sono avanzati nella parte meridionale della città, abbattendo numerose trincee e fortificazioni; l’operazione russa sta guadagnando slancio e forza man mano che nuove truppe si riversano nella battaglia, nota sempre l’esperto statunitense. La mossa di Zelensky è estremamente rischiosa: Zaluzhny è un generale estremamente capace, molto apprezzato nelle file dell’esercito e altrettanto rispettato in patria - oltre che stimato in Russia - e un suo “siluramento” potrebbe portare Zelensky a inimicarsi pericolosamente le forze armate. E un presidente di guerra che perde la fiducia del suo esercito è un presidente destinato a non durare.