A seguito del primo taglio dei tassi d’interesse della BCE, molti si aspettavano un impennata rialzista dei prezzi delle obbligazioni europee. Nonostante questo, i rendimenti dei titoli non si sono ridimensionati, comprimendo le performance in conto capitale. Inoltre, si è assistito a un aumento dello spread tra le obbligazioni a rating creditizio inferiore, come quelle italiane, e quelle di elevata qualità, come i Bund tedeschi. Come mai e cosa ha senso aspettarsi?
Cosa guida le scelte di politica monetaria della BCE?
La banca centrale, come la Banca Centrale Europea (BCE), utilizza i tassi d’interesse per influenzare l’economia, cercando di mantenere la stabilità dei prezzi e di sostenere la crescita economica.
In genere, le banche centrali delle principali economie tendono a muoversi in sincronia, o almeno a osservare attentamente le mosse delle altre. Questo rende particolarmente interessante e insolita la recente decisione della BCE di tagliare i tassi d’interesse mentre la Federal Reserve statunitense mantiene una posizione più restrittiva.
C’è da dire che, nel 2022 e 2023, l’economia europea ha subito una contrazione significativa, con una crescita della produttività più lenta rispetto agli Stati Uniti. Secondo i dati dell’Eurostat, la produttività nell’area euro è cresciuta solo dello 0,3% nel 2022, contro una crescita dell’1,7% negli Stati Uniti secondo il Bureau of Labor Statistics. Questa differenza può essere attribuita non solo al processo di innalzamento dei tassi della banca centrale europea, ma anche a vari fattori, tra cui le difficoltà di approvvigionamento energetico in Europa, aggravate dalla crisi ucraina, e le restrizioni più severe legate alla pandemia di COVID-19, che hanno impattato duramente alcuni settori economici.
Perché la Fed non abbassa i tassi d’interesse?
Negli Stati Uniti, non ci sono ancora segnali concreti di recessione, con una crescita economica che rimane solida, e per questo la Fed ha scelto di mantenere inalterato il tasso d’interesse. Tuttavia, l’Europa affronta un contesto diverso: prima di tutto, è opportuno tenere in considerazione che l’abbassamento dei tassi in Europa arriva in un momento in cui l’inflazione, seppur meno appiccicosa che negli USA, attesa rimane ancora sopra il target del 2% della BCE. Questo è insolito, poiché normalmente le banche centrali riducono i tassi per stimolare l’economia solo quando l’inflazione è sotto controllo.
In aggiunta, resta da considerare il fatto che il discorso della presidente della BCE, Christine Lagarde, del 6 giugno 2024, ha confermato che l’obiettivo primario della BCE è riportare l’inflazione al 2%, indipendentemente dalla scelta di politica monetaria appena fatta. La presidente della BCE ha affermato: «Continueremo a monitorare attentamente l’evoluzione dell’inflazione e ad agire di conseguenza per garantire la stabilità dei prezzi a medio termine». Questo esprime determinazione da parte della BCE a perseguire il proprio obiettivo, ma allo stesso tempo mette in discussione l’ipotesi di una lenta ma costante prosecuzione degli abbassamenti dei tassi.
Come mai le obbligazioni non salgono?
In teoria, un abbassamento dei tassi d’interesse da parte della BCE dovrebbe comportare un calo dei rendimenti delle obbligazioni. Tuttavia, in pratica, è stato osservato un aumento dei rendimenti, un fenomeno che ha colto di sorpresa molti operatori di mercato. Quello che per molti è un vero e proprio paradosso può essere spiegato dal fatto che il mercato aveva già prezzato l’eventuale taglio dei tassi della BCE nei prezzi delle obbligazioni.
Detto in termini analitici, un importante indicatore per la regolazione della politica monetaria è lo spread tra il tasso d’inflazione e i tassi d’interesse. Quando questo spread è negativo, la banca centrale tende ad abbassare i tassi; quando è positivo, tende ad alzarli. Sebbene lo spread si sia appiattito, l’inflazione attesa è ancora in crescita, suggerendo che il mercato non si aspetta ulteriori tagli dei tassi ma piuttosto un mantenimento degli attuali livelli. Questo potrebbe infatti comportare un successivo riallineamento della politica monetaria della BCE rispetto a quella della FED, in accordo con il motto portato avanti da Powell: «higher for longer».
È evidente quindi che il mercato percepisce la mossa della BCE come un segnale di preoccupazione piuttosto che di tranquillità e che il discorso di Lagarde ha rafforzato questa percezione, portando gli investitori a rimanere cauti e ad aspettare ulteriori indicazioni prima di prendere decisioni significative.
Aumenta lo spread fra BTP e BUND, cosa sta accadendo?
Un fatto curioso e significativo è che lo spread tra BTP italiani e BUND tedeschi si sta allargando dopo aver raggiunto minimi storici, che hanno fatto tanto discutere gli esperti riguardo alla «bontà» dei titoli italiani, nonostante il rating. Questo ampliamento dello spread è probabilmente dovuto in parte alla mossa della BCE e in parte alle recenti novità legate alla politica in Italia, a causa del processo di elezioni, che di fatti ha comportato un aumento dell’incertezza del mercato. La volatilità implicita delle obbligazioni italiane è quindi aumentata, riflettendo la percezione del mercato di maggiori rischi associati ai titoli di stato italiani.
Come si sta muovendo il mercato obbligazionario europeo?
Per illustrare meglio l’andamento del mercato obbligazionario europeo, prendiamo in considerazione un ETF obbligazionario europeo, come l’iShares Euro Government Bond 10-25yr UCITS ETF. Questo ETF replica l’andamento di un indice composto da obbligazioni governative dell’area euro con scadenze comprese tra 10 e 25 anni.
Nell’ultimo mese, l’ETF ha mostrato una performance negativa, con un calo del 1,5%, riflettendo l’aumento dei rendimenti obbligazionari nonostante il taglio dei tassi della BCE.