Semaforo verde da parte della Corte Suprema indiana. Lo scorso 11 dicembre, il più alto organo giurisdizionale dell’India ha confermato la legittimità della decisione del governo di Narendra Modi di revocare lo status speciale per il Kashmir indiano, abrogando l’articolo 370 della Costituzione che garantiva allo Stato himalayano del Jammu e Kashmir uno speciale statuto autonomo.
I giudici hanno inoltre chiesto che siano effettuate elezioni in loco prima del prossimo 30 settembre 2024, data entro la quale la regione contesa, a maggioranza musulmana, sarà equiparata, in tutto e per tutto, agli altri Stati indiani.
Il verdetto ha suscitato giubilo in tutta l’India, ma resta da capire quale sarà la reazione del Kashmir e, nel caso, di Cina e Pakistan, ovvero i due Paesi che rivendicano parte del territorio controllato da Nuova Delhi. La sentenza della Corte Suprema ha chiuso la questione dal punto di vista indiano, sciogliendo le oltre 20 istanze presentate per contestare la validità costituzionale della decisione presa dall’esecutivo Modi il 5 agosto del 2019.
La svolta sul Kashmir
Rivendicata nella sua interezza sia dall’India che dal Pakistan, la regione montuosa del Kashmir è da oltre 70 anni l’epicentro di una lotta territoriale, spesso violenta, tra i vicini dotati di armi nucleari.
Quattro anni fa, il Bharatiya Janata Party (BJP) del primo ministro Narendra Modi aveva abrogato l’articolo 370, una disposizione costituzionale che garantiva uno status speciale al precedente Stato, compreso il potere di avere una propria costituzione, bandiera e autonomia su tutte le questioni, salvo alcune settori politici quali gli affari esteri e la difesa.
Pochi giorni dopo, il parlamento indiano ha votato per dividere Jammu e Kashmir in due territori uniti, una mossa altamente controversa che ha dato a Nuova Delhi un maggiore controllo sull’area contesa. Nel frattempo, la remota regione montuosa del Ladakh, precedentemente parte del Jammu e Kashmir, era stata trasformata in un territorio autonomo.
La promessa di Modi
La revoca dello status speciale del Kashmir era stata una delle promesse chiave di Modi nel corso della sua campagna elettorale del 2019. Il verdetto della Corte Suprema è arrivato pochi mesi prima della sua prevista candidatura per un possibile – quanto probabile - terzo mandato.
Lo stesso Modi ha salutato il verdetto della Corte come una “clamorosa dichiarazione di speranza, progresso e unità”. “Il verdetto odierno della Corte Suprema sull’abrogazione dell’articolo 370 è storico e conferma costituzionalmente la decisione presa dal Parlamento indiano il 5 agosto 2019”, ha scritto il primo ministro indiano su X.
L’abolizione dell’articolo 370 ha, quindi, esteso tutte le disposizioni della costituzione indiana nel Jammu e Kashmir. La mossa di Modi ha permesso ai non residenti di acquistare proprietà nella valle e fare domanda per posti di lavoro o borse di studio (azioni che in precedenza erano riservate alla popolazione locale), ma ha anche suscitato preoccupazione da parte della debole opposizione del BJP, secondo cui l’alterazione dello status della regione contesa potrebbe infiammare le tensioni e il rischio di violenze in un’area storicamente instabile.