«Ma come si fa a parlare di inganno quando uno strumento rende più del 4% e sta diventando sempre più sicuro in Europa?» È vero, è quello che sta accadendo. Rispetto ai titoli francesi e tedeschi, il BTP sta assumendo un ruolo di alternativa apprezzata dal mercato.
Eppure, questa dinamica potrebbe non essere così positiva in termini di portafoglio. Ed è qui che si nasconde il possibile equivoco.A prima vista, il BTP sembra un affare. Cedole oltre il 4%, rischio percepito in contrazione, spread rispetto ai Bund tedeschi che si restringe. Ma chi conosce i mercati sa bene che il rendimento non è mai un dato isolato. Va sempre letto in relazione a due fattori: il potere d’acquisto e la competitività relativa rispetto agli altri titoli di stato.
Il punto critico è proprio qui: i rendimenti reali, cioè il guadagno netto che resta dopo aver sottratto l’inflazione. Se l’inflazione USA riparte, come sembra dalle ultime rilevazioni, l’onda lunga non tarda ad arrivare in Europa. Aumenti dei prezzi in Italia e nell’Eurozona riducono immediatamente il margine reale dei BTP.
Il confronto con Francia e Germania
Allora perché parlare di BTP e non di un problema generalizzato dei titoli di stato europei? Perché la dinamica relativa è diversa. Il BTP sta contraendo il differenziale rispetto a Francia e Germania, non perché l’Italia sia diventata più virtuosa, ma perché gli altri stanno peggiorando.
La Francia, complice l’instabilità politica, trasmette incertezza ai mercati. La Germania, cuore industriale d’Europa, sta attraversando una contrazione economica che ne indebolisce la solidità.
Così, mentre i rendimenti italiani si abbassano al contrario di quelli francesi e tedeschi, la vera differenza è che in un contesto di inflazione importata dagli USA, un BTP con rendimento in calo non rafforza l’Italia, ma la espone allo stesso rischio degli altri Paesi.
Il problema del rendimento reale
Prendiamo un esempio pratico: se un BTP offre il 4% e l’inflazione al consumo cresce del 3,5%, il rendimento reale si riduce quasi a zero. Non basta che il titolo sia percepito come più sicuro se alla fine il potere d’acquisto di quella cedola si erode.
E qui emerge il paradosso: il mercato festeggia lo spread che scende e la minore percezione di rischio, ma il risparmiatore, nel concreto, rischia di guadagnare meno di quanto immagina. Un portafoglio carico di BTP potrebbe sembrare protetto, ma in realtà si muove all’interno di una trappola di illusoria sicurezza.
L’inganno silenzioso
Il vero inganno del BTP non è scritto nei numeri delle cedole, ma lo senti nel portafoglio. L’illusione di sicurezza rischia di oscurare l’effetto dell’inflazione e della dinamica globale dei mercati.
Certo, dipende dai punti di vista. Se il mercato ha ragione, si riduce anche il rischio Italia, e quindi il minor rendimento è compensato da maggiore stabilità. Ma la domanda che dovremmo porci è: le sorti dell’Italia sono davvero staccate da quelle del resto del mondo?
A voi la risposta.