Non è così insolito imbattersi in chi decide di orientare le proprie scelte di investimento quasi esclusivamente sull’oro: c’è chi compra gioielli, chi preferisce monete o lingotti da investimento, ma l’idea di fondo resta la stessa.
L’oro, nell’immaginario comune, ha qualcosa di rassicurante, quasi “tangibile”, e viene spesso associato a quella sensazione di sicurezza che molti cercano quando devono decidere dove mettere i propri soldi. Un po’ come succede con il mattone, si sente dire spesso che è un investimento solido, qualcosa che “non tradisce mai”.
In effetti, negli ultimi anni ha registrato performance molto elevate, persino superiori a quelle di un buon portafoglio azionario globale, e storicamente è considerato il bene rifugio per eccellenza, capace di reggere nelle fasi di maggiore incertezza come quella che stiamo attraversando.
Tuttavia, questa convinzione diffusa non è sempre così solida come sembra.
Spesso si cade nell’errore, piuttosto comune, di proiettare nel futuro i rendimenti del passato, soprattutto i più recenti. Se invece si allarga lo sguardo e si osserva la storia su un arco temporale più ampio, diventa evidente che puntare tutto, o gran parte, dei propri risparmi sull’oro può rivelarsi una scelta decisamente pericolosa.
Oro in salita: opportunità o illusione?
Come già accennato, è innegabile che negli ultimi anni l’oro abbia registrato risultati molto rilevanti. Soltanto negli ultimi cinque anni, ha messo a segno una crescita superiore al 170%. Un dato che, preso così com’è, può facilmente rafforzare l’idea che si tratti di un investimento “sicuro”, quasi una scelta naturale per chi vuole proteggere e far crescere i propri risparmi.
Ed è proprio qui che si nasconde un errore piuttosto diffuso: la tendenza a proiettare nel futuro i rendimenti del passato, dando ancora più peso a quelli recenti. Ma questo è soltanto un bias mentale che può portare a valutazioni poco equilibrate.
C’è poi un aspetto fondamentale da tenere presente: a differenza di azioni e obbligazioni, l’oro non genera flussi di cassa, non produce reddito. Il suo valore dipende essenzialmente da quanto qualcuno, in un dato momento, è disposto a pagarlo. È vero che si tratta di una risorsa limitata, ma il suo prezzo cresce proprio perché il mercato si aspetta che, in futuro, ci sarà qualcun altro disposto a comprarlo a un prezzo ancora più alto.
Proprio questa caratteristica (la sua scarsità) ha contribuito a farlo considerare nel tempo una sorta di riserva di valore, quasi alla stregua di una valuta. Un’idea che aveva sicuramente più senso in passato, durante il cosiddetto sistema del “Gold Standard”, quando la moneta era direttamente collegata all’oro e le banconote potevano essere convertite in una quantità fissa di metallo. Un meccanismo che è stato però definitivamente abbandonato nell’agosto del 1971.
Fatte queste premesse, può essere utile fare un passo indietro e guardare a ciò che è accaduto in passato, senza andare troppo lontano, ad esempio agli anni ’80.
Come si è comportato il prezzo dell’oro nel passato?
Dopo il picco raggiunto nei primi anni ’80, l’oro ha vissuto una fase molto lunga e poco brillante. Per quasi tre decenni, circa 27 anni, il suo prezzo è rimasto lontano dai massimi, complice un contesto caratterizzato da inflazione in calo, tassi di interesse elevati e un generale ritorno di fiducia nei mercati e nell’economia. Solo nel 2007 è riuscito a tornare sui livelli precedenti.
TradingView
Grafico Oro - dollaro
Eppure, in un arco di tempo così esteso, non sono certo mancati momenti di incertezza: crisi economiche, tensioni geopolitiche, fasi recessive anche significative. Nonostante questo, il comportamento dell’oro è stato ben diverso da quello che spesso ci si aspetterebbe da un “bene rifugio”.
Questo non significa che l’oro non abbia un ruolo. Al contrario, può essere uno strumento utile all’interno di un portafoglio ben diversificato, anche grazie alla sua bassa correlazione con altre asset class. Ma è proprio qui il punto: concentrare una parte troppo ampia, o addirittura la totalità, dei propri risparmi in un unico asset, per di più privo di una capacità intrinseca di generare reddito come invece accade per azioni e obbligazioni, espone a rischi che spesso vengono sottovalutati.
In definitiva, l’oro non è né il nemico né la soluzione a tutti i problemi: è semplicemente uno strumento, con caratteristiche ben precise. Può avere senso inserirlo in portafoglio, soprattutto per diversificare e attenuare alcune fasi di volatilità, ma trasformarlo nel pilastro principale dei propri investimenti significa esporsi a rischi che spesso non vengono percepiti fino a quando non è troppo tardi.