Il Giappone tra inflazione e scandali politici: perché il governo Kishida è a rischio

Federico Giuliani

27 Novembre 2023 - 06:39

Il governo giapponese guidato da Fumio Kishida è sotto pressione. L’inflazione galoppa mentre gli scandalo politici affondano il gradimento del primo ministro.

Il Giappone tra inflazione e scandali politici: perché il governo Kishida è a rischio

Non è ancora il suono di un allarme rosso, ma con il passare delle settimane inizia sempre più ad assumerne i connotati. Il governo giapponese guidato da Fumio Kishida è sotto pressione. Gli indici di gradimento del suo gabinetto hanno raggiunto livelli bassi, suscitando speculazioni sul futuro dell’attuale primo ministro, sia per quanto riguarda il ruolo di capo del Partito Liberal Democratico (Ldp) che dell’esecutivo nazionale.

Già, perché Kishida potrebbe restare in carica fino al prossimo settembre, quando rischia di uscire sconfitto dalle elezioni che decideranno il prossimo presidente del suo stesso partito. Un sondaggio della Jiji Press pubblicato all’inizio di questo mese colloca il gradimento del governo Kishida al 21,3%, il punto più basso dall’insediamento avvenuto nel 2021.

Ma che cosa sta succedendo? Semplice: mentre il leader nipponico continua con successo a rafforzare lo status diplomatico e militare del Giappone in campo internazionale, allo stesso tempo non riesce a sciogliere gli spinosi nodi che attanagliano il Paese. Da qui, dunque, emerge il netto contrasto tra i successi globali di Kishida e le gravi carenze in politica interna.

I guai del governo Kishida

La criticità numero uno di Kishida coincide con l’elevato numero di scandali e licenziamenti che ha coinvolto alte cariche del suo governo. Nei giorni scorsi, il primo ministro è stato interrogato in Parlamento in merito alle accuse secondo cui svariate fazioni dell’Ldp avrebbero sottostimato le entrate dello stesso partito derivanti dalla raccolta fondi.

Mancano circa 40 milioni di yen per il periodo a cavallo tra il 2018 e il 2021. La fazione del defunto ex premier Abe Shinzo avrebbe sottostimato 19 milioni di yen, quella dell’ex segretario generale Toshihiro Nikai circa 9,5 milioni, e così via fino al gruppo più grande guidato da Kishida, che sembrerebbe aver ridotto le entrate di circa un paio di milioni.

Allo stesso tempo Kenji Kanda, viceministro delle Finanze, si è dimesso dopo aver riconosciuto il mancato pagamento delle tasse da parte dell’azienda da lui controllata. Come se non bastasse, Taro Yamada si è dimesso dalla carica di vice ministro parlamentare dell’Istruzione dopo le voci di una relazione extraconiugale, mentre Mito Kakizawa si è dimesso da vice ministro senior della Giustizia per una presunta violazione della legge elettorale.

Il nodo economico

Guai politici che si sommano ad ancor più pesanti problemi economici. Il ministero degli Affari Interni ha fatto sapere che in Giappone la crescita dei prezzi al consumo, esclusi gli alimenti freschi, è salita al 2,9% in ottobre dal 2,8% di settembre, rimanendo al di sopra dell’obiettivo del 2% della Bank of Japan per il 19esimo mese consecutivo. L’inflazione galoppa - a causa dell’aumento dei costi energetici, spinti al rialzo dallo yen debole - e a ottobre ha fatto registrare un aumento del 3,3% su anno.

È per limitare gli effetti della mazzata economica sulla popolazione che il governo Kishida ha approvato un pacchetto di stimoli che include un taglio dell’imposta sul reddito pro capite di 40.000 yen e benefici per le famiglie a basso reddito, oltre ad altre misure volte a combattere i prezzi elevati e incoraggiare aumenti salariali sostenuti. Il costo stimato dell’intervento si aggira intorno agli oltre 17 trilioni di yen, più di 90 miliardi di dollari. L’aumento dei finanziamenti è necessario per estendere, ad esempio, i sussidi sul carburante fino alla prossima primavera e dare incentivi fiscali alle piccole e medie imprese che aumentano i salari.

L’enigma di Kishida

Attenzione però, perché le ricadute politiche del taglio delle tasse sono state tutt’altro che positive. L’elettorato considera la mossa di Kishida uno stratagemma politico per recuperare il sostegno popolare per poi indire le elezioni della Camera bassa (previste entro ottobre 2025) e assicurarsi la propria rielezione come liberale.

L’enigma dell’attuale primo ministro riguarda quando e se sciogliere la camera bassa della Dieta, una prospettiva che diventa sempre più lontana man mano che la sua posizione politica va deteriorandosi. Detto altrimenti, gli elettori descrivono i suddetti interventi come sussidi per accaparrarsi voti in un’elezione generale che il leader nipponico può proporre in qualsiasi momento.

Kishida cercherà così di rilanciare l’economia e ottenere aumenti salariali che superino l’inflazione entro l’inizio dell’estate 2024, in modo da riconquistare la fiducia del Paese. In uno scenario del genere, il governo in carica è però chiamato anche a trovare fondi per intraprendere un rafforzamento militare. Che si tradurrà in ulteriori aumenti delle tasse.

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