In tempi di caos, le voci più sagge sono spesso le più silenziose.
Nel 2025, mentre i mercati oscillano sotto il peso della guerra dei dazi, riemerge una figura che ha sempre evitato i riflettori, ma li ha sempre meritati: John Neff, il gestore che ha trasformato la pazienza in performance.
Nel 1964, un giovane analista dell’Ohio assume la guida del Windsor Fund di Vanguard. Niente slogan, nessuna rivoluzione. Ma per 31 anni, con disciplina e costanza, batte il mercato 23 volte su 31, realizzando un rendimento medio annuo del 13,7%, superiore al 10,6% dell’S\&P 500.
Il suo mantra era semplice e controcorrente:
“Compra ciò che vale, quando nessuno lo vuole.”
Neff cercava titoli con P/E bassi, dividendi solidi, e una crescita stabile.
Preferiva aziende sottovalutate, ignorate, noiose — lontane dai trend e dai riflettori di TikTok — ma capaci di reggere l’economia reale.
Studiava bilanci, analizzava ROE, margini, management.
Si muoveva solo quando il rapporto rischio/rendimento era favorevole. Come un giocatore di scacchi, agiva con calma.
Oggi, in un contesto dominato da volatilità, algoritmi e emotività, il suo approccio riemerge come un faro.
Mentre i titoli tech vivono giornate schizofreniche, chi segue Neff resta fermo.
- Compra con metodo.
- Compra quando tutti vendono.
- Detiene a lungo.
- Incassa dividendi.
- Ignora il rumore.
- Segue la strategia, non la folla.
Ritiratosi nel 1995 con un +5.546% di rendimento, Neff non ha mai aperto un hedge fund, né venduto corsi.
Viveva in periferia, leggeva bilanci, insegnava la forza della sobrietà.
Quando morì nel 2019, Barron’s lo definì “una persona per bene fino al midollo”.
In un’industria dominata da ego e performance trimestrali, lasciò una sola eredità: coerenza.
In questo scenario incerto, ogni imprenditore, risparmiatore o manager dovrebbe fermarsi e chiedersi:
“Sto inseguendo il rumore, o sto costruendo valore?”
Le vere occasioni spesso nascono dal panico.
Come ricordava Churchill:
“Non sprecare mai una buona crisi.”
John Neff non l’avrebbe mai fatto.