Il FMI alza le stime sull’Italia e conferma la crescita mondiale al 3,1%. Tutti i numeri del nuovo World Economic Outlook

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Pil Italia rivisto allo 0,8% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027: le nuove stime del FMI nel World Economic Outlook. Inflazione al 3,3%, sopra la media euro, mentre energia e debito restano i rischi principali.

Il FMI alza le stime sull'Italia e conferma la crescita mondiale al 3,1%. Tutti i numeri del nuovo World Economic Outlook

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Il Fondo monetario internazionale alza le stime sulla crescita italiana. Nel World Economic Outlook presentato oggi, 13 ottobre 2026, durante le riunioni annuali in corso a Bangkok, il FMI porta la previsione sul Pil dell’Italia per il 2026 dallo 0,5% allo 0,8%, con un miglioramento di 0,3 punti percentuali rispetto all’aggiornamento di luglio. Anche la stima per il 2027 sale di un decimale, allo 0,6%. Le proiezioni incorporano i dati disponibili fino al 30 settembre.

La revisione arriva dentro un quadro globale che il Fondo descrive come solido ma fragile. Il titolo del rapporto, «Resilience under Strain, Urgent Choices», descrive un’economia mondiale che ha assorbito una serie di shock, culminata nella guerra in Medio Oriente, ma la cui capacità di tenuta è ora messa alla prova e richiede scelte rapide da parte dei governi.

Italia: stime in miglioramento, ma la crescita resta sotto la media dell’eurozona

Lo 0,8% previsto per quest’anno segna un cambio di passo: sia ad aprile sia a luglio il Fondo indicava per l’Italia una crescita dello 0,5% nel 2026 e nel 2027. Il dato va però letto con una cautela. Misurata fra l’ultimo trimestre del 2025 e l’ultimo del 2026, la crescita italiana si fermerebbe allo 0,5%: una parte dello 0,8% medio annuo dipende quindi dal buon andamento di fine 2025, che si trascina sulla media di quest’anno.

Nel confronto europeo la posizione dell’Italia resta intermedia. Per l’area euro il FMI prevede una crescita dell’1,1% nel 2026, in lieve rallentamento rispetto all’1,2% del 2025, e dell’1,2% nel 2027. L’Italia resta quindi sotto la media dell’eurozona e lontana dalla Spagna, che crescerebbe del 2,5%, ma fa meglio della Francia, la cui stima scende allo 0,4% con un taglio di 0,2 punti rispetto a luglio. La revisione più ampia riguarda la Germania: dopo il quasi ristagno del 2025 (+0,2%), il Pil tedesco crescerebbe dell’1,3% quest’anno, 0,6 punti in più rispetto alla stima estiva.

Il confronto è meno favorevole sul fronte dei prezzi. Secondo il Fondo, l’Italia chiuderebbe il 2026 con un’inflazione media annua del 3,3%, sopra il 3,1% previsto per l’area euro, per poi rallentare al 2,8% nel 2027, allineandosi alla media europea. Fra le principali economie della moneta unica, solo la Spagna risulterebbe più esposta all’impatto inflazionistico dello shock energetico, con il 3,7% stimato per quest’anno. Per la Germania il FMI indica il 2,7% nel 2026 e una risalita al 3,1% nel 2027, per la Francia il 2,4% e il 2,2%. Negli Stati Uniti l’inflazione 2026 è prevista al 3,6%.

Sugli altri indicatori il quadro italiano è più favorevole. Secondo il database del Fondo, il tasso di disoccupazione scenderebbe dal 6,1% del 2025 al 5,6% nel 2026, per risalire al 5,8% nel 2027. Il deficit pubblico si fermerebbe al 2,9% del Pil quest’anno, sotto la soglia europea del 3%, e al 2,8% nel prossimo. Il debito resta invece il punto debole: il FMI lo stima al 137,9% del Pil nel 2026, in aumento dal 137,1% del 2025, con una lieve discesa al 137,6% nel 2027.

Il punto di debolezza dell’intera eurozona, nella lettura del Fondo, resta l’energia: costi persistentemente elevati e una fiducia dei consumatori ancora fragile pesano sulle prospettive, mentre i rischi legati all’inflazione dovrebbero accompagnare buona parte del prossimo anno.

Le stime del FMI per le principali economie (crescita del Pil reale, variazione percentuale):

Paese202520262027Revisione 2026 su luglio
Mondo 3,5 3,1 3,4 +0,1
Economie avanzate 2,0 2,1 1,8 +0,4
Stati Uniti 2,3 2,3 2,3 0,0
Area euro 1,2 1,1 1,2 +0,2
Germania 0,2 1,3 1,1 +0,6
Francia 0,9 0,4 0,7 -0,2
Italia 0,5 0,8 0,6 +0,3
Spagna 2,6 2,5 1,8 +0,4
Giappone 1,2 0,7 0,7 +0,1
Regno Unito 1,2 1,3 1,2 +0,3
Economie emergenti 4,5 3,7 4,4 -0,1
Cina 5,0 4,5 4,0 -0,1
India* 7,8 7,0 7,0 +0,6
Brasile 2,3 2,2 1,9 -0,2
Russia 1,0 0,9 0,9 -0,2
Arabia Saudita 4,6 -3,3 7,9 -5,0

Fonte: FMI, World Economic Outlook ottobre 2026, tabella 1.1. *Per l’India dati per anno fiscale.

La crescita mondiale tiene al 3,1%, ma con il petrolio sopra i 95 dollari

A livello globale, il FMI prevede che la crescita scenda dal 3,5% del 2025 al 3,1% nel 2026, per poi risalire al 3,4% nel 2027. La stima per quest’anno è invariata rispetto ad aprile e superiore di un decimale a quella di luglio, quando il Fondo l’aveva ridotta al 3%. Nell’aggiornamento di gennaio, prima della guerra, l’indicazione era del 3,3%.

Il rapporto quantifica anche il colpo evitato. Secondo le simulazioni del Fondo, la chiusura dello Stretto di Hormuz, senza alcuna risposta dell’offerta, avrebbe spinto il petrolio verso una media di circa 110 dollari al barile quest’anno e tolto 0,9 punti alla crescita mondiale. La deviazione delle forniture verso altri porti, l’aumento della produzione fuori dal Golfo e l’uso delle scorte hanno più che dimezzato l’impatto, a 0,4 punti, che scende a 0,3 considerando la minore dipendenza dal petrolio delle economie rispetto al passato.

Le ipotesi alla base delle stime restano comunque pesanti. Il Fondo assume una riapertura dello Stretto a marzo 2027, con un ritorno a condizioni simili a quelle prebelliche entro ottobre, e un prezzo medio del petrolio di 95,74 dollari al barile nel 2026, il 41,3% in più rispetto al 2025, e di 87,39 dollari nel 2027. L’inflazione mondiale è prevista al 4,7% quest’anno, dal 4,1% del 2025, per tornare al 4,1% nel 2027.

Fra le grandi economie, gli Stati Uniti crescerebbero del 2,3% sia nel 2026 sia nel 2027, sostenuti da consumi, politica fiscale e investimenti tecnologici. La Cina rallenterebbe al 4,5%, un decimo in meno rispetto alla stima di luglio, e al 4% nel 2027, mentre l’India si conferma la più dinamica fra le grandi economie, con il 7%. Il conto più salato lo pagano i Paesi vicini al conflitto: per il Medio Oriente e l’Asia centrale il Fondo prevede una contrazione dello 0,3% nel 2026, con l’Arabia Saudita a -3,3%, cinque punti sotto la stima di luglio, e cali a due cifre per Bahrein, Iraq, Kuwait e Qatar.

Una crescita sempre più concentrata

L’elemento più rilevante del rapporto riguarda la distribuzione della crescita. Secondo il FMI, 32 Paesi generano oggi il 95% della crescita mondiale, contro i 54 di aprile, mentre le revisioni al ribasso hanno interessato circa il 47% delle economie. Il Fondo parla di una crescita che si sta ridistribuendo in base a due fattori: l’esposizione allo shock dell’offerta energetica causato dal conflitto e la dinamica della domanda legata all’intelligenza artificiale.

Silvana Tenreyro, capo economista del FMI dal 10 agosto, firma con questo rapporto il suo primo World Economic Outlook. Economista con cittadinanza argentina, britannica e italiana, è stata componente esterna del Comitato di politica monetaria della Bank of England fra il 2017 e il 2023. Nella prefazione scrive che, «nonostante questa raffica di shock, l’economia globale ha tenuto», ma che «questa resilienza è sotto pressione». In conferenza stampa, secondo quanto riportato da Adnkronos, ha descritto così le due forze in gioco: da un lato l’aumento dei prezzi dell’energia, che genera uno shock negativo dell’offerta e alimenta l’inflazione, dall’altro gli investimenti, soprattutto nell’IA, che producono uno shock della domanda.

Il peso dell’intelligenza artificiale

Gli investimenti nell’IA stanno trainando in particolare i Paesi produttori di semiconduttori. Per Taiwan il FMI prevede quest’anno una crescita del 10,7%, per la Corea del Sud del 3,3%. Secondo il rapporto, le due economie concentrano il 62% del commercio netto di hardware per l’IA, mentre Stati Uniti e Cina hanno assorbito nel 2025 oltre il 75% delle importazioni nette di questi componenti e ospitano il 57% dei data center costruiti dal 2024.

La direttrice generale Kristalina Georgieva ha sottolineato che, pur concentrata in poche aree, l’accelerazione legata all’IA è ciò che consente all’economia mondiale di mantenere una crescita intorno al 3%. È anche una fonte di rischio: il Fondo avverte che una rivalutazione delle prospettive di profitto e produttività legate all’IA potrebbe ridurre bruscamente gli investimenti, innescare correzioni sui mercati azionari e irrigidire le condizioni finanziarie.

I rischi, tra scorte energetiche, debito e banche centrali vincolate

Nella prefazione Tenreyro avverte che le scorte sui mercati energetici si stanno assottigliando e che nuovi shock geopolitici potrebbero trasmettersi rapidamente attraverso prezzi e interruzioni delle forniture. Sul fronte monetario, dove i rincari delle materie prime e gli investimenti tecnologici alimentano pressioni inflazionistiche persistenti, la politica monetaria potrebbe dover diventare ancora più restrittiva.

Lo spazio per la politica fiscale è limitato. Con debiti elevati e rendimenti dei titoli di Stato in aumento, il Fondo definisce sempre più urgente ricostruire margini di bilancio con piani di aggiustamento credibili, e chiede che gli aiuti contro il caro energia siano temporanei e mirati. Deniz Igan, a capo della divisione World Economic Studies del FMI, ha sintetizzato la richiesta come un equilibrio fra le esigenze di breve periodo legate all’inflazione, comprese sicurezza alimentare ed energetica, e la stabilità di medio termine.

La pressione è più forte per i Paesi a basso reddito, che non beneficiano del boom dell’IA e devono affrontare prezzi dell’energia elevati con risorse limitate. Per l’Italia, la revisione al rialzo è una notizia positiva, ma lascia aperti gli stessi nodi indicati dal Fondo per l’intera eurozona: energia, inflazione e un debito ancora vicino al 138% del Pil.

Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

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