Warsh ha parlato nel corso di una conversazione informale con la direttrice generale del Fondo monetario internazionale (FMI), Kristalina Georgieva.
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Il Presidente della Fed Kevin Warsh è tornato a manifestare la propria contrarietà all’utilizzo della forward guidance, rifiutandosi per l’ennesima volta di dare indicazioni sulla possibile direzione dei tassi USA.
Tassi USA, Warsh contro forward guidance: non è opportuno dire cosa potrei fare nelle prossime riunioni
Nel corso di una conversazione informale con la direttrice generale del Fondo monetario internazionale (FMI), Kristalina Georgieva, nell’ambito degli incontri annuali del FMI e della Banca mondiale che si stanno tenendo a Bangkok, Warsh ha ribadito la strategia della Fed sotto il suo comando: nessuna anticipazione su quello che sarà l’esito della prossima riunione della FOMC, il braccio di politica monetaria della Fed, dei prossimi 27 e 28 ottobre, dopo il rialzo dei tassi che è stato annunciato a seguito del meeting di settembre.
“Non esprimo giudizi anticipati sulle riunioni. Non credo sia opportuno dire oggi cosa potrei fare nelle riunioni che ci attendono da qui alla fine dell’anno”, ha detto il numero uno della Banca centrale americana.
Nell’ammettere che il suo approccio deluderà sicuramente chi spera di ottenere tuttora segnali di anticipazione sulla traiettoria dei tassi USA, Warsh ha così commentato: “Alla Fed si apre un nuovo capitolo e non ci occupiamo più di questo”, proferendo poi una frase che avrà fatto scattare sicuramente qualche interrogativo: “Possiamo andare in qualsiasi direzione vogliate”.
Fed, Warsh parla di rialzo tassi sincronizzato banche centrali. Il monito e i commenti sull’AI
Il banchiere centrale ha riconosciuto allo stesso tempo la presenza di “un rialzo dei tassi sincronizzato” da parte delle banche centrali di tutto il mondo, lanciando tuttavia un monito alle stesse istituzioni: “Nessuno può beneficiare di un trattamento di favore”.
Commenti sono stati rilasciati da Warsh anche sull’AI. Il Presidente della Fed si è mostrato ottimista sulla possibilità che l’intelligenza artificiale contribuisca ad aumentare la produttività e la crescita delle economie che sapranno farne buon uso.
Non è mancato tuttavia l’avvertimento sul rischio che il percorso dell’AI si riveli “molto accidentato”. Gli effetti sull’occupazione, ha inoltre fatto notare, restano incerti nel breve periodo.
“Voglio che percepiate il mio ottimismo, ma un ottimismo temperato dalla consapevolezza della serietà della situazione”, ha precisato, aggiungendo che, tra dieci anni, guardando agli sviluppi attuali, le persone diranno che si è trattato di “un cambiamento dalle conseguenze enormi”.
Cresce nel frattempo l’attesa per l’imminente riunione della Fed che, nel meeting di settembre, ha alzato i tassi USA per la prima volta dal 2023, portandoli nella forchetta compresa tra il 3,75% e il 4%.
Secondo il CME FedWatch, i trader attribuiscono una probabilità del 72,3% alla conferma dei tassi al livello attuale, nella riunione del FOMC che termina il prossimo 28 ottobre.
Le scommesse sono su una seconda stretta monetaria di 25 punti base, nel 2026, in occasione dell’ultima riunione della Fed di dicembre.
Cosa è emerso dai dati sull’inflazione USA
Occhio alle indicazioni sull’inflazione che sono arrivate questa settimana con la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo e dei prezzi alla produzione.
L’indice dei prezzi al consumo headline è salito dello 0,6% su base mensile e del 3,7% su base annua, quasi il doppio rispetto al target del 2% dell’inflazione stabilito dalla Fed. Gli economisti avevano previsto un rialzo dello 0,6% su base mensile e del 3,6% su base annua.
Ben oltre il target della Fed anche l’inflazione core, ovvero l’inflazione depurata dalle componenti più volatili rappresentate dai prezzi dei beni energetici ed alimentari, avanzata su base mensile dello 0,3%, salendo su base annua del 2,6%.
Anche in questo caso il trend su base annua è stato superiore alle attese del consensus degli analisti che, per l’inflazione core, avevano previsto un aumento su base mensile dello 0,3% e del 2,5% su base annua.
La crescita dell’inflazione core continua a battere il target della Fed del 2% da più di 5 anni.
A indicare l’accelerazione dell’inflazione USA è stato anche l’indice dei prezzi alla produzione (PPI), salito a settembre dell’1,3%, al ritmo più alto dal marzo del 2022, dopo la crescita pari +0,5% di agosto (dato rivisto al rialzo).
Gli economisti avevano previsto un aumento limitato a +0,5%. Nei 12 mesi fino a settembre, il dato è volato del 6,3%, riportando la crescita più alta dal dicembre del 2022.
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