Riforma Irpef regionale 2026, cosa cambia con il D.Lgs. 147/2026 tra nuova no tax area, aliquote azzerabili e impatto per i contribuenti.
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Il decreto recante “Disposizioni in materia di tributi regionali e locali e di federalismo fiscale regionale” pubblicato in Gazzetta Ufficiale numero 185 dell’11 agosto 2026 ridisegna le imposte sul territorio. Il decreto introduce anche novità che legano l’Irpef all’autonomia delle amministrazioni locali introducendo novità che legano l’Irpef all’autonomia delle amministrazioni locali, con modifiche capaci di offrire un vantaggio concreto ai contribuenti.
L’Irpef è l’imposta sul reddito delle persone fisiche e si divide tra quota nazionale e quota regionale, che i contribuenti versano con l’applicazione dell’addizionale regionale. Quest’ultima, pur essendo calcolata sulla stessa base imponibile nazionale, è gestita in autonomia dalle Regioni. Cosa cambia con il decreto legislativo numero 147 del 7 agosto 2026?
Come cambia l’Irpef regionale
Il decreto interviene sull’Irpef secondo una logica di invarianza finanziaria. Lo Stato non spenderà più soldi e al tempo stesso gli enti locali non riceveranno più risorse perché l’Erario, invece di finanziare gli enti locali direttamente, consente loro una maggiore libertà di stabilire la percentuale Irpef da trattenere per i cittadini sul proprio territorio.
Questo comporta sicuramente che i cittadini potrebbero vedere imposte diverse in base alla Regione di residenza perché i governatori avranno la facoltà di aumentare o diminuire l’addizionale per attrarre i contribuenti e per fare leva sul consenso.
Cosa cambia concretamente? Le Regioni guadagnano una maggiore flessibilità e potranno scegliere anche di azzerare l’addizionale regionale Irpef. L’obiettivo della norma è quello di riallineare le addizionali all’Irpef nazionale a tre scaglioni (alcune Regioni applicano le addizionali ancora in base ai 4 o 5 scaglioni e solo alcune si sono allineate al nuovo modello).
Per compensare l’addio ai vecchi trasferimenti statali verticali agli enti locali, alle Regioni viene assegnata una quota di compartecipazione all’Irpef pari a 5,828 miliardi di euro. A partire dal 2027, poi, anche le Province potranno beneficiare di una quota di compartecipazione pari allo 0,92% (0,97% a partire dal 2028) per compensare l’abolizione dell’addizionale provinciale sulla RC auto.
Cosa cambia per i contribuenti?
Il senso profondo di questo cambiamento è quello di responsabilizzare gli enti locali. Se si finanziano direttamente con le tasse dei residenti gli enti locali non avranno più bisogno di dipendere dallo Stato per la propria autonomia finanziaria. Al tempo stesso più un territorio produce ricchezza, lavoro e contrasto all’evasione fiscale, più sarà alto il gettito dell’Irpef locale.
Il decreto 147/2026 estende alle Regioni a statuto ordinario, inoltre, la possibilità di introdurre una propria no tax area per l’esenzione dell’addizionale regionale. Una Regione, quindi, può decidere che entro una certa soglia i cittadini non debbano pagare l’addizionale all’Irpef. La soglia non deve per forza ricalcare quella nazionale (8.500 euro per pensionati e dipendenti e 5.500 euro per gli autonomi), ma sarà stabilita in autonomia da ogni Regione.
Il decreto, però, fissa anche una regola importantissima per la soglia di esenzione: un meccanismo a scatto che fa in modo che se il contribuente è sotto la soglia stabilita non versa nulla, ma se la supera, anche di un solo euro, l’addizionale è dovuta sull’intero importo e non solo sulla parte eccedente.
Cosa accadrà all’Italia?
La concorrenza fiscale che potrebbe innescarsi tra le Regioni potrebbe spaccare l’Italia dal punto di vista fiscale con le Regioni virtuose che applicano tasse più basse, esenzioni e agevolazioni e con le Regioni che si trovano in piano di rientro costrette a mantenere l’aliquota della addizionali sul massimo massima.
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