CEO, CFO e dirigenti di MAIRE hanno venduto 368mila azioni dopo i nuovi massimi del titolo. Ma gli analisti fissano target a +25%.
Quando più manager iniziano a vendere azioni contemporaneamente, il mercato inizia a chiedersi se stanno prendendo profitto o se c’è sotto qualcos’altro. I manager “scappano” dal titolo o prevedono un crollo imminente? Dubbi leciti, soprattutto dopo rally importanti come quello di MAIRE, salita di circa il 450% negli ultimi quattro anni.
La scorsa settimana, poco dopo il test a 16,80 euro di nuovi record assoluti, diversi dirigenti del gruppo hanno ceduto azioni ricevute dai piani di incentivazione. In totale sono 368mila quote a 15,43 euro ciascuna, quasi lo 0,47% del flottante. Una cifra che non cambia gli equilibri del titolo. Ma quando a vendere sono contemporaneamente CEO, CFO e altri dirigenti chiave, il mercato tende comunque ad ascoltare.
L’AD Alessandro Bernini ha venduto 97mila azioni per 1,5 milioni, Giovanni Sale, senior vice president strategy, 118.225, Franco Ghiringhelli, senior vice president HR, 72.883. Fabio Fritelli, AD di NextChem, 42.800, mentre il CFO Avanzi 37.600. Tutte a prezzo identico, tramite cross order. E questo è un dettaglio importante perché ha limitato l’impatto immediato sul titolo. In ogni caso il timing della monetizzazione dice qualcosa: i manager incassano dopo anni in cui il titolo è corso forte. A Piazza Affari questo comportamento sui top performer finisce sempre sotto la lente. [...]
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