Più volte nei miei recenti articoli ho scritto di una euforia del mercato azionario americano negli ultimi mesi, con prezzi saliti alle stelle nonostante la crescita degli utili sia in frenata e nonostante i tassi sui Treasury a 1 anno ben al di sopra del 5%.
Venerdì scorso è accaduto un fatto emblematico della fragilità degli indici americani e soprattutto del Nasdaq: la Fortinet - azienda che fornisce soluzioni aziendali per la sicurezza di rete, antivirus, firewall, e in generale prodotti per la cybersecurity - è crollata del 25% solo perché ha dato una guidance sui ricavi per l’anno 2023 inferiore alle aspettative degli analisti e alle previsioni da lei stessa elaborate tre mesi fa in occasione della precedente trimestrale.
FORTINET (FTNT US) DA GENNAIO 2022 AL 4 AGOSTO 2023
FONTE: BLOOMBERG
Fortinet ha inoltre avvertito che alcuni investimenti tesi ad aumentare la capacità produttiva sono stati ritardati a causa dell’incertezza macroeconomica, sia americana che globale.
Ovviamente non c’è nulla di male in quello che l’azienda ha reso noto. Il rallentamento del fatturato previsto per il 2023 da Fortinet può invece essere attribuito a 4 anni di crescita smisurata (in media il fatturato dal 2019 al 2022 è cresciuto del +25% all’anno, con punte del +30% nel 2021) e a un inevitabile periodo di obbligatoria «digestione» dei suoi nuovi prodotti da parte della sua clientela. Probabilmente la crescita riaccelererà già nel 2024, quando Fortinet svilupperà la sua nuova tecnologia di firewall e i clienti risistemeranno i loro budget di spesa in IT a favore di un aumento degli investimenti in cybersecurity.
L’analista Raymond McDonough di Guggenheim Investment (una società specializzata in asset management e advisory) ha avvertito che Fortinet potrebbe ancora deludere sui ricavi nella seconda metà di quest’anno.
“Se la storia è indicativa, è probabile che un periodo di digestione dei nuovi prodotti duri circa 8 trimestri, e sospettiamo di trovarci a tre trimestri di flessione dei ricavi dopo una crescita notevole da circa 3 anni a questa parte”, ha scritto McDonough.
Ma guardiamo più da vicino ai numeri.
Cosa è successo a Fortinet?
Fortinet ha precisato l’entità della revisione delle stime, abbassando le previsioni per l’intero anno dalla cifra iniziale di 5,43/5,49 miliardi di dollari a una cifra più modesta di 5,35/5,45 miliardi di dollari. Non si tratta di una catastrofe totale. Fortinet certamente non è fallita, considerando anche che ha un rapporto debito totale/attivo totale del 17,5% e cge, se tutto andrà come deve andare, dopo la flessione dell’economia americana del 2° semestre 2023 e della domanda di prodotti tecnologici delle aziende americane, il fatturato probabilmente rientrerà nel range originale di 5,45 miliardi di dollari nel 1° trimestre 2024, rendendo tutto questo una tempesta in un bicchier d’acqua.
È da comprare a questi livelli? Ancora no.
Infatti è più probabile che emerga una diminuzione ulteriore del fatturato (assolutamente fisiologica) nel 3° e 4° trimestre 2023 e le ragioni di questo rallentamento sono quelle che ci si aspettava da tempo.
Le aziende, percependo la recessione e i probabili problemi economici che le attendono, stanno riducendo le spese in tecnologia, e questo include anche le spese nell’aggiornamento dei sistemi di sicurezza informatica, oltre che i tagli al personale.
Ma il crollo del 25% della seduta del 4 agosto ha a che fare anche con una crescita del prezzo di borsa che potremmo definire impressionante: dai minimi del 3.11.2022 a 42,61$ la FTNT sale sino ad un massimo storico di 81,25$ circa tre settimane fa, esattamente il 19.7.2023, con un rialzo del 90% in nove mesi, riposizionandosi a 75,80$ giovedì 3 agosto, prima del crollo a 56,7$ venerdì 4 agosto.
Certamente il titolo aveva fatto troppo. E in troppo poco tempo. Una pausa di riflessione era d’obbligo.
E, nonostante il crollo del 25%, il titolo offre ancora un P/BOOK di oltre 130x, un P/Cash Flow di 20,2x e un P/E pari a circa 20x.
Il Nasdaq è fragile
Molti titoli del Nasdaq sono in queste stesse condizioni. Il mercato USA ha certamente bisogno di una pausa di riflessione e ciò che è accaduto a FTNT è sintomatico di una situazione di fragilità intrinseca dei listini.
Con il sell-off di venerdì scorso, graficamente in solo giorno, la Fortinet ha bucato al ribasso tutte e tre le medie mobili, portandosi addirittura 5 dollari al di sotto della MM a 200gg (osservate la linea gialla del grafico Bloomberg) situata a 61,5 dollari. I volumi sono stati molto alti nella seduta di venerdì, circa 10 volte il volume medio degli scambi del biennio 2022-2023, e questo è un segno della debolezza del mercato Hi Tech americano perché dimostra la velocità di uscita degli investitori istituzionali al minimo “stormir di fronda” di dati aziendali al di sotto delle aspettative.
Probabilmente Fortinet avrà dei rimbalzi nei prossimi giorni, ma con volumi bassi, perché i soldi veri sono usciti oramai dal titolo venerdì scorso e, prima che possano tornare sul titolo i grandi investitori, serviranno dati di bilancio che invertono la rotta in maniera decisiva.
Ciò che è accaduto a Fortinet (ottima azienda, leader nel suo settore, ci tengo a sottolinearlo) ci fa riflettere sullo stato dell’arte dei listini azionari americani.
Non siamo certo arrivati alla bolla del Nasdaq del 2000, quando aziende del ramo internet che ancora non erano in utile prezzavano aspettative di profitto impensabili, avendo un debito altissimo e scarse prospettive di crescita del fatturato.
Le aziende ora producono fatturato vero, fanno soldi veri e in molti casi hanno pochissimo debito (come NVDA, GOOG, MSFT o AMZN), e tuttavia i multipli di mercato sono giunti a livelli non compatibili con la flessione della economia americana e mondiale del 2° semestre 2023 e con questi attuali livelli dei tassi di interesse sul dollaro e sull’euro.
La prudenza è più che mai d’obbligo.
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