C’è un BTP che può far perdere 3 volte. L’errore che molti risparmiatori stanno facendo

Gerardo Marciano

23 Febbraio 2026 - 06:54

BTP lunghissimi: perché il rendimento “alto” può ingannare. Cedola, prezzo, duration e rischio tassi spiegano come si può perdere più volte e quando invece può diventare un’opportunità.

C’è un BTP che può far perdere 3 volte. L’errore che molti risparmiatori stanno facendo

Ci sono investimenti che sembrano innocui, quasi noiosi, e proprio per questo diventano pericolosi. Nel silenzio dei mercati obbligazionari, un errore molto comune continua a ripetersi. Il titolo “Il BTP che può far perdere 3 volte: l’errore che molti risparmiatori stanno facendo” non nasce da una provocazione: nasce da numeri reali, da meccanismi semplici e da un contesto in cui i tassi della BCE sono intorno al 2%.

Alcune scelte sembrano sicure solo perché hanno un nome familiare e una cedola stampata sopra. Ma spesso è proprio lì che si nasconde la sorpresa. Certe decisioni finanziarie vengono prese con leggerezza, quasi come se fossero automatiche: un titolo di Stato, dopotutto, dà l’idea di qualcosa di solido, di stabile, di prevedibile. Eppure, anche dentro strumenti tradizionali possono esistere trappole sottili.

Negli ultimi mesi il tema dei rendimenti è tornato centrale. I tassi ufficiali europei non sono più a zero, e il risparmio ha ripreso a offrire qualcosa. BOT e BTP a 12 mesi rendono intorno al 2%, una soglia che sembra rassicurante. Molti conti deposito si muovono su livelli simili, spesso con offerte temporanee. In questo clima, l’occhio cade facilmente su strumenti che promettono numeri più alti: un rendimento netto del 3 o 4% fa inevitabilmente effetto, soprattutto quando si legge nero su bianco “rendimento a scadenza”.

Ma la finanza, come spesso accade, non è fatta solo di numeri finali. È fatta di tempo, di pazienza, di scenari che cambiano. E anche di dettagli tecnici che sembrano piccoli, ma spostano tutto. Ci sono titoli che appaiono generosi, ma chiedono qualcosa in cambio. Non sempre lo dicono apertamente. E spesso lo si capisce solo guardando bene oltre la superficie.

Quando un rendimento alto diventa un abbaglio: il caso dei BTP lunghissimi

In un contesto in cui i tassi BCE sono oggi intorno al 2%, molti strumenti a breve termine come BOT e BTP a 12 mesi offrono rendimenti che si avvicinano proprio a quel livello. Questo crea una situazione particolare: chi investe cerca sicurezza, ma spera anche di ottenere qualcosa di più senza complicarsi troppo la vita.

Ed è qui che nasce uno degli equivoci più frequenti. Alcuni titoli di Stato lunghissimi, come il Btp Tf 2,15% St52, mostrano un rendimento netto a scadenza del 3,85%. Un numero che colpisce subito. Sembra quasi un’occasione perfetta, soprattutto se confrontato con il 2% dei titoli a breve.

Il problema è che quel 3,85% netto non arriva domani, né tra un paio d’anni. Arriva solo aspettando fino al 2052. Ventisei anni. Nel frattempo, ciò che viene incassato davvero è soltanto la cedola annuale.

La cedola di questo titolo è del 2,15% lordo. Dopo la tassazione del 12,5%, diventa circa 1,88% netto. Quindi, investendo 10.000 euro nominali, l’incasso annuo netto sarebbe di circa 188 euro. Una cifra molto simile ai rendimenti che oggi offrono BOT e strumenti a breve.

Questo significa che il rendimento “alto” è soprattutto un effetto ottico legato al prezzo e al lunghissimo tempo di attesa. Il titolo infatti quota intorno a 67,94. Con 10.000 euro si acquistano circa 14.720 euro nominali, e la cedola netta annua sale a circa 277 euro. In 26 anni le cedole totali arrivano a poco più di 7.200 euro netti, mentre a scadenza lo Stato rimborsa il capitale pieno.

Il risultato finale è interessante solo se si ha la capacità di aspettare decenni, accettando nel frattempo una cedola che non è molto diversa dal breve termine. Ed è proprio qui che nasce l’abbaglio: sembra un affare, ma il tempo è il vero prezzo nascosto.

Perché questo BTP può far perdere tre volte e quando invece può diventare un’opportunità

Il punto più delicato dei BTP lunghissimi non è solo la pazienza richiesta. È la loro sensibilità ai tassi. Qui entra in gioco un concetto tecnico fondamentale: la duration modificata.

Nel caso del BTP 2052, la duration è altissima, circa 17,74. Questo significa che il prezzo del titolo reagisce in modo molto forte ai movimenti dei tassi di interesse. Se i tassi di mercato scendessero dell’1%, il prezzo potrebbe salire di circa il 17,7%. Un titolo che oggi vale 67 potrebbe avvicinarsi a 80, generando un guadagno immediato importante.

Ecco quando potrebbe diventare un affare: solo se ci fosse la probabilità quasi certa di un taglio dei tassi nei prossimi mesi. In quel caso, chi compra oggi potrebbe beneficiare di una rivalutazione rapida del prezzo.

Ma la stessa leva funziona al contrario. Se i tassi invece salissero dell’1%, il prezzo potrebbe crollare di quasi il 18%, scendendo verso 56. Una perdita pesantissima.

Ed è qui che nasce l’idea delle “tre perdite”. La prima è legata al rischio tassi: un aumento improvviso può distruggere valore. La seconda riguarda la cedola: resta simile ai rendimenti di BOT e BTP a 12 mesi, quindi non offre un vantaggio immediato. La terza è più sottile: se tra qualche anno i tassi tornassero al 4 o 5%, questo titolo diventerebbe un pessimo affare perché resterebbe bloccato con una cedola bassa mentre il mercato offrirebbe rendimenti molto più alti.

Per chi desidera guadagnare qualcosa in più rispetto ai conti deposito e ai titoli a breve senza esporsi a uno shock così grande, una strada più equilibrata può essere guardare a scadenze intermedie. Un esempio è il Btp Tf 2,5% Dic32.

Qui la cedola è del 2,5% lordo, circa 2,19% netto. Con un prezzo vicino alla pari, investendo 10.000 euro si acquistano circa 10.243 euro nominali e si incassano circa 224 euro netti all’anno. In sei anni le cedole superano i 1.300 euro netti, con il rimborso pieno del capitale.

La duration è molto più gestibile, circa 6,06. Questo significa che un movimento dei tassi dell’1% farebbe oscillare il prezzo di circa il 6%, non del 18%. Il rischio resta, ma è decisamente più contenuto.

Alla fine, il vero nodo non è inseguire il numero più alto sulla carta, ma capire quale equilibrio esiste tra cedola, tempo e rischio. E forse l’aspetto più interessante resta aperta: quanto vale davvero un rendimento promesso tra ventisei anni, se nel frattempo il mondo dei tassi può cambiare completamente?