Il secondo trimestre del 2026 si è chiuso con un exploit che ha riportato Wall Street ai fasti del 2020: il S&P 500 ha guadagnato circa il 15 percento, segnando la performance trimestrale migliore degli ultimi sei anni. Il Nasdaq Composite ha addirittura superato il 21 percento di rialzo, mentre il Dow Jones Industrial Average ha chiuso in progresso del 13 percento, il miglior risultato dal 2022.
Il rally ha aggiunto più di 8 trilioni di dollari al valore di mercato complessivo dell’S&P 500 in soli tre mesi, spingendo l’indice di riferimento oltre quota 7.499 punti alla chiusura del 30 giugno, con un’ultima seduta in rialzo dello 0,79 percento. Queste cifre non raccontano solo un trimestre eccezionale, ma un vero e proprio cambio di paradigma nella leadership di mercato.
Da dove nasce il rialzo azionario?
Mentre le grandi capitalizzazioni tecnologiche del gruppo delle Magnificent Seven hanno mostrato andamenti contrastanti o addirittura deboli in alcuni periodi, il vero motore del rialzo è stato il settore dei semiconduttori. L’indice Philadelphia Semiconductor ha registrato un balzo di circa l’88 percento nel trimestre e ha più che raddoppiato il suo valore nei primi sei mesi dell’anno.
L’ETF VanEck Semiconductor ha guadagnato oltre il 71 percento nel solo secondo trimestre, mentre singoli titoli hanno fatto registrare performance da record: Micron Technology ha visto il suo titolo salire del 304 percento nei primi sei mesi, superando per la prima volta la soglia dei mille miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato; Intel ha guadagnato il 278 percento e Western Digital il 270 percento nello stesso arco di tempo. Azioni come quelle di SanDisk hanno addirittura toccato rialzi superiori all’850 percento in periodi recenti, diventando i maggiori contributori percentuali all’interno dell’S&P 500.
La resilienza dell’economia USA
Il contesto macroeconomico ha fornito un sostegno fondamentale a questo movimento. Dati robusti sul mercato del lavoro e un sentiment dei consumatori in miglioramento hanno alimentato l’ottimismo sugli utili aziendali, permettendo agli investitori di guardare oltre le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, inclusa la fase acuta del conflitto Iran-Stati Uniti. Nonostante i timori iniziali legati al conflitto, le speranze di un accordo duraturo hanno contribuito a far scendere i prezzi del petrolio, riducendo le pressioni inflazionistiche e sostenendo la narrativa di una Federal Reserve che potrebbe mantenere un atteggiamento accomodante o addirittura procedere a ulteriori tagli dei tassi.
La resilienza dell’economia americana si è riflessa anche nelle revisioni al rialzo delle stime sugli utili: gli analisti hanno alzato significativamente le previsioni di crescita degli utili dell’S&P 500 per il 2026, con il settore dei semiconduttori e dell’hardware IT che ha contribuito a più della metà degli upgrade complessivi.Questo trimestre ha inoltre evidenziato un progressivo allargamento della partecipazione al rialzo. Le small cap, rappresentate dall’indice Russell 2000, hanno chiuso il periodo con il miglior risultato dal quarto trimestre del 2020, mostrando una rotazione di capitali verso segmenti di mercato precedentemente trascurati.
Il settore tecnologico complessivo ha segnato performance a tre mesi superiori al 43 percento, ma all’interno di esso il vero driver è stato il segmento dei chip e delle memorie, spinto dalla domanda insaziabile di infrastrutture per l’AI. Le spese in conto capitale delle grandi aziende tecnologiche per data center, semiconduttori e piattaforme cloud hanno superato i 350 miliardi di dollari solo nel 2025 e continuano a rappresentare una componente significativa della crescita del PIL statunitense, contribuendo a oltre la metà dell’espansione economica nei primi mesi del 2026.
Continuerà il rally?
Tuttavia, proprio la straordinarietà di questi numeri rende il trimestre difficile da replicare. I multipli di valutazione dell’S&P 500 si sono espansi in modo sensibile, con il forward P/E che si attesta intorno a 20,7 volte, un livello che lascia poco margine di errore in caso di delusioni sugli utili o di rallentamento della spesa in AI. La storia insegna che dopo periodi di rialzi trimestrali così marcati – come quelli osservati nel 2020 durante la ripresa post-pandemica – spesso seguono fasi di consolidamento o di maggiore volatilità.
Il VIX, l’indice della paura, si è attestato intorno a 16,45 alla chiusura del trimestre, segnalando un clima di relativa calma ma non di euforia incontrollata.Le sfide per i prossimi mesi sono molteplici e interconnesse. Sul fronte macroeconomico, le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a settembre sono state valutate intorno al 66 percento dai futures, un segnale che il mercato inizia a prezzare un possibile rallentamento del ciclo di easing.
Le elezioni di midterm del 2026 introdurranno ulteriore incertezza politica, storicamente associata a fasi di volatilità. Sul versante aziendale, la sostenibilità della spesa in infrastrutture per l’AI rimane al centro del dibattito: sebbene le fondamenta siano solide grazie alla redditività e alla generazione di cassa delle grandi aziende tecnologiche, un eventuale rallentamento degli investimenti da parte dei hyperscaler potrebbe avere effetti a cascata su tutta la catena di fornitura dei semiconduttori.