Il bluff di Starmer: la Gran Bretagna e l’Ucraina, una promessa senza sostanza

Roberto Vivaldelli

25/02/2025

Mentre Trump spinge per una soluzione diplomatica rapida alla guerra in Ucraina, Starmer propone un contingente britannico per garantirne la pace, ma è un bluff.

Il bluff di Starmer: la Gran Bretagna e l’Ucraina, una promessa senza sostanza

Dopo che il presidente Usa Donald Trump ha messo in campo una decisa iniziativa diplomatica volta a chiudere la guerra in Ucraina, il premier britannico, Keir Starmer, ha proposto di inviare un contingente nel Paese per garantire la pace in Ucraina, ma dietro questa mossa si nasconde un bluff evidente.

Non solo perché Mosca non accetterebbe mai il fatto di avere soldati di Sua Maestà sui suoi confini, ma perché ciò che propone Starmer è pura fantasia senza il supporto americano. Del resto lo ha ammesso anche il leader ucraino Volodymyr Zelensky: nessuno, oltre gli Usa, può fornire a Kiev le garanzie di sicurezza necessarie.

Il pessimo stato delle forze armate inglesi

Molto dipende dal pessimo stato delle forze armate inglesi. Nel 2024, le forze armate britanniche contano solo 138.120 effettivi – di cui 75.320 nell’esercito, 32.000 nella Royal Navy e 30.800 nella RAF – un numero esiguo rispetto ai picchi storici di 4,58 milioni nel 1918 e 4,69 milioni nel 1945. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il declino è stato costante: la fine dell’impero ha ridotto gli impegni globali, la guerra di Corea negli anni ’50 ha segnato un’eccezione temporanea (+200.000 uomini), e la revisione strategica del 2010 ha tagliato ulteriormente il personale per “modernizzare” un esercito oggi impreparato a conflitti convenzionali su larga scala. L’invasione russa dell’Ucraina ha spinto il governo a promettere più investimenti nella difesa, ma il piano di Starmer appare più un esercizio retorico che una strategia concreta.

Starmer, fantasie imperiali

Il Regno Unito, infatti, non ha né la capacità industriale né il manpower per sostenere un’operazione significativa in Ucraina. Negli ultimi decenni, l’esercito britannico si è trasformato in una “gendarmeria coloniale” al servizio delle guerre imperiali americane – Iraq e Afghanistan – fallendo anche in quel ruolo. La guerra ucraina richiede risorse che Londra non possiede: anche dedicando ogni sforzo a una riconfigurazione, l’esercito non sarebbe pronto prima di 3-5 anni. E anche allora, pattugliare una linea di cessate il fuoco in Ucraina orientale significherebbe abbandonare altri impegni, come la deterrenza in Estonia, e rinunciare a una riserva strategica per emergenze. La riluttanza di Starmer ad aumentare la spesa per la difesa al 2,5% del PIL entro il 2030 rende persino questa prospettiva limitata un’utopia.

Eppure, il premier insiste su una missione che già si scontra con la realtà geopolitica. Gli Stati Uniti hanno chiarito che un intervento europeo in Ucraina non sarà una missione NATO e non avrà il loro sostegno; la Russia, negoziando la pace con Washington, ha escluso la presenza di truppe NATO sul territorio ucraino. Proporre un contingente britannico contro la volontà di Mosca, senza il supporto americano, è un impegno che Starmer non può mantenere.

Il premier pronto a incontrare Trump

Nel frattempo, Starmer ha dichiarato che Trump ha «cambiato la conversazione globale» sull’Ucraina, creando un’opportunità per porre fine alla guerra, tre anni dopo l’invasione russa. Durante il recente summit a Kiev, Starmer ha contraddetto Trump, che ritiene la Russia in posizione di forza nei negoziati, affermando che «la Russia non ha tutte le carte in mano» e proponendo nuove sanzioni, tra cui oltre 100 misure contro chi sostiene l’invasione, per spingere Putin a concessioni.

Il premier inglese ha inoltre enfatizzato la necessità di aumentare il sostegno militare britannico, coinvolgere l’Ucraina nei colloqui di pace con un “sostegno Usa cruciale” e rafforzare la pressione economica, mentre si prepara a incontrare Trump giovedì alla Casa Bianca per discutere dell’indipendenza ucraina e del ruolo europeo, in un contesto di tensioni diplomatiche e di proposte contrastanti per la pace.