Il mercato delle app per iOS non è più quello di un tempo. Ecco i motivi per cui App Store è diventato un luogo impervio per gli sviluppatori indie.
App Store, la crisi colpisce anche il settore delle applicazioni iOS?
Un’inchiesta del sito americano The Verge porta alla luce una questione critica per gli sviluppatori di software per dispositivi Apple.
Tra una quantità di download sempre minore, scarsi investimenti in promozione e concorrenza spietata, proviamo a capire perché l’App Store è in crisi e le app per iPhone e iPad fanno sempre più fatica a sostenersi ed emergere.
Sono tempi difficili per gli sviluppatori di app iOS. La corsa all’oro delle applicazioni per Apple si è trasformata negli ultimi anni in un Far West dove solo i più forti sopravvivono e riempiono il salvadanaio. A quanto dicono i dati e i case history di alcune società di sviluppo, App Store non è più una garanzia di guadagni e successo.
Per spiegare questo fenomeno che ha colpito il settore dei software nel panorama dell’App Store, The Verge racconta la storia di Pixite.
Da quando è stata fondata nel 2009, Pixite ha rilasciato 8 applicazioni dedicate al fotoritocco e al design. Il photo editor Tangent e il tool per il disegn Assembly hanno ricevuto il premio di Apple di “Migliore nuova app” dell’anno. Tra il 2013 e il 2014 i download di Pixite sono arrivati a 3.1 milioni, per un guadagno totale di 943mila dollari all’anno.
Nel tempo Pixite è cresciuta, sia in termini di fatturato che di base utenti. Poi c’è stato il declino: l’anno scorso i download e le entrate sono diminuiti sostanzialmente e all’improvviso la società si è trovata in difficoltà. Pixite non aveva venture capital su cui contare, a parte 50mila dollari del fondo Carnegie Mellon messo a disposizione di aspiranti imprenditori, così si è dovuta autofinanziare.
La storia di Pixite è emblematica di quella che è la situazione che moltissimi sviluppatori indie si trovano ad affrontare nel mercato delle app di iOS.
App Store in crisi, l’app economy è dominata da Facebook e Google
Il mese scorso Apple ha rivelato di aver stanziato 40 miliardi di dollari per lo sviluppo delle app da quando ha dato vita all’App Store. E stando ai dati, il mercato delle applicazioni è in crescita: tra iOS, Android e piattaforme minori, le app potrebbero generare fino a 101 miliardi entro il 2020, secondo la società di ricerche di mercato App Annie.
L’app economy è dominata dai giganti: Facebook e Google hanno ben otto delle dieci applicazioni più utilizzate nel mondo, secondo la società di ricerca ComScore.
Nonostante le prospettive di crescita, la “classe media” dell’App Store si sta riducendo e fattura sempre meno. Per ogni blockbuster di successo come Candy Crush, infatti, ci sono migliaia di applicazioni che languono nell’oscurità.
App Store in crisi: dati e modello economico
Stando a quanto riporta The Verge, per una grande fetta di sviluppatori di app, in particolare quelli privi di grandi capitali di rischio e sofisticate tecniche di marketing, il modello originale di vendita dell’App Store è obsoleto.
Nel 2011 il 63% delle app scaricate era a pagamento, per un costo medio di 3,64$ a testa. Nel 2015 un misero 27% di download è stato pagato e il prezzo medio delle app è sceso a 1,27$.
Oggi, fare profitti con App Store richiede sempre più spesso un mix di acquisti in-app, abbonamenti e pubblicità. E non tutti gli sviluppatori possono affrontare i costi necessari per farsi largo tra la concorrenza dei colossi del Web.
Gli sviluppatori indie sono concordi nel sostenere che due cose aiuterebbero le loro aziende a diventare più sostenibili: la prova gratuita e gli aggiornamenti a pagamento.
App Store in crisi: il mercato delle app è saturo
Ma c’è un altro problema. Negli Stati Uniti, dove oltre il 75% della popolazione possiede uno smartphone, il mercato delle app si avvia al punto di saturazione. Sullo store anche la migliore app resta invisibile, e anche gli utenti sono in difficoltà.
Oggi App Store vanta 1,5 milioni di applicazioni (Android ne ha 1,6 milioni), ma la maggior parte degli utenti scarica app gratuite e sempre più spesso non le utilizza o le utilizza poco.
Secondo ComScore, la media delle persone che usano i dispositivi mobili passa l’80% del tempo solo su 3 applicazioni scaricate. Esistono migliaia di software utili, ma una volta che l’utente ha trovato l’app di cui ha bisogno non va più alla ricerca di altri servizi.
Di conseguenza il costo di acquisizione di nuovi utenti continua ad aumentare, soprattutto in termini di pubblicità. Il costo degli annunci che spingono agli utenti a installare le app sui loro dispositivi può variare dai 4 ai 15$ per utente. Se un’app costa solo 2$, ad esempio, gli annunci non sono un buon investimento.
App Store in crisi: quali sono i settori di app più redditizi
Alcuni segmenti dell’app economy sono vibranti e molto redditizi. Tra i giovanissimi spopolano di più i giochi (qui trovate i migliori giochi presenti su App Store per iPhone 6 e 6s), mentre più l’età sale più emergono i social network, come Instagram e Facebook. A livello internazionale la tendenza è molto simile ovunque, con due applicazioni che dominano praticamente dappertutto: Spotify, Whatsapp e Candy Crush.
I settori più redditizi per quanto riguarda le app sono quindi il gaming e le utility. Pensiamo alle app per le reti sociali di massa, ai servizi on-demand come Uber, a quelli che prevedono degli abbonamenti, come Netflix. Queste compagnie non sentono la crisi e la domanda resta alta. Tra i giochi un esempio, oltre a Candy Crush, è Clash of Clans di Supercell, che nel 2014 ha fatturato 1,7 miliardi di dollari spendendone 440 milioni per il marketing.
Ken Case, fondatore e CEO di Omni Group, società che sviluppa sofisticati tool per il lavoro, è ottimista riguardo iOS, poiché rappresenta la fonte di guadagni più in rapida crescita e una vetrina strategica per gli sviluppatori.
“La vendita di software - dice Case - è sempre stata difficile, ma non bisogna sottovalutare il fatto che c’è tanta gente nel mondo disposta ad affrontare anche una spesa considerevole per software e app utili che valga la pena comprare”.