I tassi Fed fermi sono un segnale rialzista per il mercato?

Tommaso Scarpellini

30/01/2025

La Fed mantiene i tassi fermi tra 4,25% e 4,50%, rafforzando il sentiment rialzista ma avvertendo sui rischi inflazionistici. Come mai potrebbe essere una buona notizia per le borse?

I tassi Fed fermi sono un segnale rialzista per il mercato?

Mercoledì il Federal Open Market Committee ha scelto di mantenere i tassi di interesse fermi tra il 4,25% e il 4,50%, interrompendo la sequenza di tre tagli consecutivi iniziata nel settembre 2024. Una decisione ampiamente attesa dai mercati, con il CME Group che assegnava una probabilità di oltre il 99% a un’azione di «wait and see» da parte della Fed.

Tuttavia, al di là della prevedibilità della scelta, il tono adottato dal presidente Jerome Powell durante la conferenza stampa ha sollevato nuove domande sul futuro della politica monetaria statunitense. L’inflazione è tornata a crescere e la Fed potrebbe essere meno incline a ridurre i tassi nel 2025 di quanto gli investitori sperassero fino a poche settimane fa.

Questa novità è un segnale negativo per il mercato? Oppure potrebbe essere anche positivo?

Una decisione attesa, ma un cambio di linguaggio preoccupante

Fin dalle prime battute, il comunicato ufficiale della Fed ha mostrato un’importante modifica nel linguaggio utilizzato per descrivere la situazione inflazionistica. Se nel meeting di dicembre il testo affermava che «L’inflazione ha fatto progressi verso l’obiettivo del 2%», ora si parla di inflazione elevata.

Questo piccolo cambiamento semantico segnala una preoccupazione crescente da parte della Fed, supportata dai dati più recenti. Il Consumer Price Index di dicembre è cresciuto su base annualizzata del 2,9%, il valore più alto da luglio 2024, ben al di sopra del target del 2%.

La Fed, che fino a pochi mesi fa sembrava decisa a tagliare i tassi almeno due volte nel 2025, ora appare molto più cauta. Powell ha ribadito che non c’è fretta di abbassare i tassi e i mercati stanno iniziando a prenderne atto.

Mercati obbligazionari e aspettative sui tassi

Le aspettative sui futuri movimenti della Fed hanno subito una correzione significativa dopo il meeting. Secondo i dati del CME FedWatch Tool, la probabilità che i tassi rimangano fermi a marzo è salita al 70%, mentre quella di un taglio entro maggio è scesa, in netto calo rispetto alle stime precedenti.

Se si confrontano queste aspettative con quelle di dicembre, si nota una netta inversione di tendenza. A dicembre, i mercati prevedevano quattro tagli dei tassi nel 2025, mentre a gennaio le aspettative si sono ridotte a due tagli. Ora alcuni analisti iniziano a ipotizzare che potrebbe non esserci alcun taglio quest’anno.

La reazione del mercato obbligazionario è stata immediata: i rendimenti sui Treasury a 10 anni sono risaliti oltre il 4,5%.

Un mercato azionario in cerca di direzione

L’annuncio della Fed ha avuto un impatto anche sui mercati azionari, ma la reazione è stata ambivalente. Da un lato, Powell ha rafforzato la fiducia nel fatto che l’economia statunitense rimane solida, evitando decisioni drastiche che avrebbero potuto destabilizzare il mercato. Dall’altro, ha lanciato un avvertimento chiaro: i tassi potrebbero rimanere alti più a lungo. Il grande interrogativo ora è quanto a lungo la Fed manterrà i tassi invariati. Ci sono due fattori chiave che potrebbero influenzare le prossime decisioni. Il primo è l’andamento dell’inflazione: se la crescita dei prezzi dovesse accelerare ulteriormente nei prossimi mesi, la Fed potrebbe addirittura posticipare i tagli fino al 2026. Il secondo è il mercato del lavoro: Powell ha sottolineato che la disoccupazione è rimasta stabile a livelli bassi, riducendo l’urgenza di stimolare l’economia con tassi più bassi.

Un altro aspetto interessante riguarda il concetto di neutral rate, ovvero il tasso di interesse che non stimola né frena l’economia. Secondo le nuove stime della Fed, questo valore potrebbe essere più alto di quanto si pensasse in passato, collocandosi tra il 3,5% e il 4%. Se così fosse, significherebbe che la Fed potrebbe fermarsi prima di quanto molti analisti prevedevano, limitando i tagli futuri.

Il pericolo di una recessione?

Alcuni economisti avvertono che il rischio di recessione potrebbe aumentare se la Fed dovesse mantenere i tassi elevati troppo a lungo. Un indicatore chiave da monitorare è il tasso di risparmio delle famiglie, che rimane molto più basso rispetto ai livelli pre-pandemia. Allo stesso tempo, il debito delle famiglie statunitensi ha raggiunto nuovi record, con aumenti nei tassi di default sui prestiti al consumo e sulle carte di credito.

Dati della Federal Reserve Bank of New York mostrano che i saldi delle carte di credito siano aumentati del 15% rispetto al 2023 ed il tasso di delinquenza sui prestiti personali è salito al 4.6%. Se la pressione finanziaria sulle famiglie dovesse aumentare ulteriormente, la Fed potrebbe trovarsi costretta a rivedere la sua strategia e accelerare i tagli per evitare una recessione.

Quindi, è un segnale positivo o negativo?

La decisione della Fed di mantenere i tassi invariati ha portato maggiore chiarezza ai mercati, ma ha anche raffreddato le aspettative di un rapido allentamento monetario. La mossa di Powell era ampiamente attesa dai mercati, come dimostrato dal CME Fed Watch Tool, quindi non ha generato estremo malcontento in borsa. Anzi, il timore era quasi l’opposto: che la Fed abbassasse i tassi perché vincolata dalla politica di Trump.

Invece, le pressioni del neo presidente si sono rivelate poco influenti, e questo ha sollevato le borse, alimentando l’idea che la Fed sia effettivamente un’entità indipendente e che lavori per stabilizzare l’economia. Quindi, non necessariamente un segnale negativo.