Il nuovo satellite spia di Kim: la Corea del Nord alza la posta in gioco

Federico Giuliani

28 Novembre 2023 - 06:41

C’è il rischio che l’escalation avanzata da Kim possa mostrare tutti i limiti del piano della Casa Bianca – nonché dell’apparato bellico USA – pensato per alleggerire la pressione sulla penisola coreana.

Il nuovo satellite spia di Kim: la Corea del Nord alza la posta in gioco

Un esercizio di autodifesa. Kim Jong Un ha definito così il lancio del primo satellite spia militare della Corea del Nord. Visibilmente soddisfatto, il leader nordcoreano ha visitato il centro di controllo della National Aerospace Technology Administration (Nata) di Pyongyang, l’agenzia nazionale di ricerca aerospaziale, per complimentarsi con il personale che ha reso possibile il successo dell’operazione.

Le immagini trasmesse dai media di Stato hanno immortalato Kim intento ad osservare un grande monitor sul quale scorrevano le foto scattate dal nuovo satellite, denominato Malligyong-1. Non foto qualunque ma figure dettagliate delle principali regioni bersaglio delle forze nordcoreane nel caso in cui dovesse scoppiare un conflitto.

L’elenco comprendeva la capitale sudcoreana Seoul, oltre a Mokpo, Kunsan, Pyeongtaek e Osan, altre città del Sud che ospitano basi militari statunitensi, e altri frame prelevati sopra il territorio di Guam. Che si tratti di un bluff o meno poco importa. È forse probabile che ci voglia molto più tempo per consentire ad un satellite di effettuare una normale ricognizione come quella presentata da Pyongyang. Ma è tuttavia certo che Kim può ora contare su un occhio nello spazio.

Il satellite di Kim

La Kcna, l’agenzia di stampa nordcoreana, ha spiegato che le suddette foto sarebbero state scattate mentre il satellite passava sulla penisola coreana, venerdì mattina, e nelle ore seguenti la sua messa in orbita. L’evento è stato definito “illuminante” a fronte delle iniziative “pericolose e aggressive” delle forze ostili, intese come il composto formato da Stati Uniti e relativi partner regionali.

Il primo ministro nordcoreano, Kim Tok Hun, ha dichiarato che il Malligyong-1 renderà le forze armate del Paese “l’esercito migliore del mondo e dotato della capacità di colpire in tutto il mondo”. Washington, Seoul, Tokyo e la Nato hanno condannato il lancio del satellite per “la sfacciata violazione” delle risoluzioni Onu, dato che il vettore attraverso il quale è stato sparato il jolly di Kim utilizzava tecnologie balistiche vietate.

In un contesto del genere, Kim ha celebrato una “nuova era di potenza spaziale” per la Corea del Nord. Pronta, adesso, a monitorare dall’alto ogni movimento nemico. Gli organi di stampa del Paese hanno scritto che il satellite “inizierà formalmente la sua missione di ricognizione dal primo dicembre dopo aver terminato il processo di messa a punto di 7-10 giorni.”

Una minaccia reale

Le parole di Kim lasciano presupporre che Malligyong-1 possa essere il primo di una lunga serie di satelliti che la Corea del Nord cercherà di piazzare in orbita per “migliorare le capacità di autodifesa” e “l’efficacia dei mezzi di attacco militare”. Anche perché, attraverso quest’occhio ad alta risoluzione, Pyongyang può integrare alla sua potenziale minaccia nucleare e missilistica un attento monitoraggio dello scenario regionale, così da prevenire eventuali contromosse.

In ogni caso, è necessario accendere i riflettori su due aspetti. Il primo: come ha fatto il Nord ad effettuare un lancio del genere? C’è chi ipotizza che Kim possa aver chiesto e ottenuto l’assistenza della Russia, dopo l’incontro avvenuto a settembre tra il leader nordcoreano e il presidente russo. In cambio della fornitura di attrezzature militari e munizioni da usare nella guerra contro l’Ucraina, Mosca potrebbe aver offerto il suo contributo per la messa in orbita di Malligyong-1.

Il secondo aspetto riguarda invece gli Stati Uniti. La mossa di Kim ha generato la reazione della Corea del Sud, con Seoul che nei prossimi giorni lancerà, a sua volta, il primo satellite spia tramite un razzo SpaceX. E l’amministrazione Biden? Al netto del rafforzamento diplomatico effettuato dagli Usa con il governo sudcoreano e il Giappone la scorsa estate, c’è il rischio che l’escalation avanzata da Kim possa mostrare tutti i limiti del piano della Casa Bianca – nonché dell’apparato bellico statunitense – pensato per alleggerire la pressione sulla penisola coreana.

Eventuali cambi di strategia in corsa potrebbero infatti aprire un nuovo fronte di crisi, quello nordcoreano, in un’agenda americana già pienissima. E scegliere di aprirlo in questo momento potrebbe essere un azzardo, visti i conflitti Russia-Ucraina e Israele-Hamas, in aggiunta alle tensioni a Taiwan.