«I salvataggi seriali minano il capitalismo». Cosa c’è dietro l’allarme di Rockefeller International

Enrica Perucchietti

4 Aprile 2023 - 10:00

L’editoriale di Sharma richiama un recente articolo di Bloomberg nel quale si spiegava che, per uscire dalla crisi, le banche piccole devono sparire per lasciare spazio solo una decina di Istituti.

«I salvataggi seriali minano il capitalismo». Cosa c’è dietro l’allarme di Rockefeller International

Il terremoto globale e la crisi del sistema

Dal fallimento della Signature Bank di New York e della Silicon Valley Bank, le banche americane continuano a essere scosse da vere e proprie onde sismiche, alimentando il nervosismo globale e mostrando la crisi sistemica. Come se non bastasse, la crisi di Credit Suisse ha «esportato» la criticità in Europa. La banca, in questo caso «roppo grande per fallire», è stata salvata, come sappiamo, da un intervento pubblico.

Il terremoto che sta scuotendo il sistema finanziario è solo all’inizio. Standard & Poor’s, per esempio, ha tagliato il rating della First Republic Bank, dichiarando che i suoi titoli sono ormai “spazzatura”.

Non sappiamo ancora se sia scoppiata l’ennesima bolla o se essa sia stata pilotata dai Signori della Finanza speculativa con l’obiettivo di “ristrutturare”, a loro beneficio, il sistema finanziario d’Occidente.

I salvataggi statali

Sappiamo, però, i salvataggi statali in questi anni si sono resi necessari spesso per riparare ai danni provocati proprio dai Signori della Finanza, abituati ad addossare alle banche le loro malefatte e a lucrare sui disastri provocati, sfruttando le crisi.

Proprio in queste settimane di onde sismiche, sta emergendo chiaramente che il sistema dei “salvataggi seriali” è una ricetta che non piace ai Signori della Finanza, che vorrebbero, anzi, che le piccole banche sparissero, concentrando tutto nelle mani di pochi istituti. Una decina di banche (ovviamente, Ie loro).

Da Bloomberg a Rockefeller International

A sostenerlo pubblicamente, nel giro di poche settimane, sono stati prima Bloomberg – che cita come esempio virtuoso, da copiare, la Cina – poi Ruchir Sharma, presidente del Rockefeller International.

Che ci sia una ristrutturazione in atto del sistema finanziario in collasso lo testimonia proprio l’articolo di Bloomberg che, dopo aver denunciato lo sciacallaggio di JP Morgan, che ha accelerato il fallimento della Silicon Valley Bank, spiega che occorre riformare il sistema bancario eliminando dal tavolo le banche piccole, per lo più regionali, e concentrando tutto nelle mani di pochi Istituti.

A distanza di pochi giorni, come osserva L’Antidiplomatico, uno dei massimi esponenti della Finanza lancia l’allarme sui catastrofici rischi connessi al sistema dei salvataggi seriali.

Si tratta, come anticipato, di Ruchir Sharma, presidente del Rockefeller International, sul Financial Times (ripubblicato su Zero Hedge).

La ricetta di Sharma è semplice: lasciare che le banche falliscano e abbandonare l’ambito finanziario alla completa mercé delle sue dinamiche interne, ossia, fuori dai denti, adottare la legge del più forte.

Sharma parte dalla critica dell’attuale sistema:

«Gli ultimi decenni caratterizzati dal denaro facile hanno creato mercati così grandi – quasi cinque volte più grandi dell’economia mondiale – e così intrecciati che il fallimento anche di una banca di medie dimensioni rischia di creare un contagio globale […] l’era del denaro facile è stata modellata da un riflesso sempre più automatico dello Stato per salvare – cioè salvare l’economia da una crescita deludente, anche durante i momenti di ripresa, salvare non solo banche e altre società, ma anche le famiglie, le industrie, i mercati finanziari e governi stranieri che attraversano una crisi. Le ultime corse agli sportelli mostrano che l’era dei soldi facili non è finita».

Segue la critica dei salvataggi seriali:

«I rischi non sono solo morali o speculativi, come molti insistono: sono pratici e presenti. I salvataggi hanno portato a una massiccia destinazione errata del capitale e a un aumento del numero di aziende zombi, che contribuiscono notevolmente all’indebolimento del dinamismo e della produttività delle imprese […] Invece di ridare energia all’economia, la cultura massimalista del salvataggio sta gonfiando e quindi destabilizzando il sistema finanziario globale. Man mano che la fragilità cresce, ogni nuovo salvataggio rafforza le possibilità di una successiva crisi».

Ed ecco il passaggio chiave: «[…] i continui salvataggi minano il capitalismo. L’intervento del governo allevia il dolore delle crisi, ma nel tempo abbassa la produttività, la crescita economica e il tenore di vita».