I prezzi del petrolio crollano dopo la riapertura di Hormuz: cosa significherà per i consumatori?

Oliver Hearn

18/06/2026

Con la riapertura dello Stretto di Hormuz, avvenuta dopo la firma dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, i prezzi del petrolio sono scesi di circa l’11% rispetto al picco della scorsa settimana.

I prezzi del petrolio crollano dopo la riapertura di Hormuz: cosa significherà per i consumatori?

L’annuncio di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, sebbene i suoi dettagli restino ancora poco chiari, ha permesso al mondo di tirare un sospiro di sollievo. La guerra in Medio Oriente, in corso dall’invasione del 28 febbraio, ha avuto conseguenze devastanti a livello internazionale, provocando la chiusura dello Stretto di Hormuz e interrompendo uno dei più importanti corridoi energetici del pianeta.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato sul suo social network Truth il messaggio «Che scorra il petrolio» (Let the oil flow), nel tentativo di rassicurare i mercati globali sul fatto che le interruzioni nelle forniture energetiche fossero terminate.

Crollano i prezzi del petrolio

Negli ultimi giorni i prezzi del petrolio sono crollati. Il West Texas Intermediate è sceso dell’11,7%, passando da oltre 90 dollari al barile il 10 giugno a 80,56 dollari il 16 giugno. Il calo è stato persino più marcato per il Brent, che nello stesso periodo è sceso da 93,1 a 82,39 dollari al barile, registrando una riduzione del 13% in sei giorni.

La chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto un’altra importante conseguenza oltre all’aumento dei prezzi: ha spostato il baricentro della produzione e delle esportazioni di greggio verso le Americhe. Nel maggio 2026 il continente americano ha esportato 14,5 milioni di barili al giorno (bpd), rispetto ai 13,8 milioni di aprile e con un incremento del 40% rispetto al maggio 2025. Questo aumento delle esportazioni proviene non solo dagli Stati Uniti, ma anche da Argentina, Brasile e Venezuela, che ha incrementato significativamente le proprie vendite all’estero dopo la destituzione dell’ex leader Nicolás Maduro.

L’esperto del settore ed ex consulente della Commodity Futures Trading Commission (CFTC) statunitense, Peter Sanchez Garda, intervistato da Money.it, ha sostenuto che la guerra ha avuto un impatto profondamente trasformativo sui mercati internazionali delle materie prime. I danni inflitti alle infrastrutture per il gas naturale liquefatto (GNL) nella regione del Golfo, in particolare in Qatar, hanno modificato le strategie di approvvigionamento a lungo termine dei principali consumatori di energia.

Secondo i pareri di Sanchez Garda, le interruzioni delle catene di approvvigionamento mediorientali e la prospettiva di riparazioni che potrebbero richiedere anni hanno spinto gli acquirenti a cercare maggiore sicurezza delle forniture presso esportatori alternativi. Di conseguenza, produttori statunitensi di GNL come Cheniere Energy e Venture Global LNG hanno registrato un forte aumento della domanda. Venture Global ha recentemente siglato importanti accordi pluriennali con aziende come TotalEnergies e Vitol.

Uno scenario geopolitico ancora instabile

Nonostante l’ottimismo seguito all’annuncio dell’accordo di pace, i mercati continueranno a muoversi con prudenza. I termini precisi dell’intesa non sono ancora stati resi pubblici e gli investitori osserveranno attentamente se gli impegni presi da Washington e Teheran si tradurranno in una riduzione duratura delle tensioni regionali.

I mercati internazionali hanno reagito con cauto ottimismo: negli ultimi cinque giorni il Nasdaq ha guadagnato il 2,2%, il FTSE 100 il 2,02% e il Dax l’1,68%. Anche Piazza Affari ha registrato un rialzo del 3,2% nello stesso periodo.

Al contrario, le grandi compagnie petrolifere multinazionali, che durante la guerra avevano beneficiato di una forte crescita, hanno visto diminuire il valore delle proprie azioni dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz. Nell’ultimo mese Shell ha perso il 6,58%, TotalEnergies il 9,58% e Chevron l’8,02%.

Lo Stretto di Hormuz rimane una delle rotte marittime più strategiche al mondo: circa un quinto del petrolio commerciato globalmente vi transita ogni giorno. Anche un’interruzione temporanea può avere conseguenze significative sui mercati energetici, sui costi del trasporto marittimo e sulle pressioni inflazionistiche. Sebbene la riapertura del passaggio abbia ristabilito la fiducia, gli analisti avvertono che una nuova escalation potrebbe rapidamente invertire la recente discesa dei prezzi.

Gli effetti concreti del calo dei prezzi

Per i consumatori, tuttavia, gli effetti del ribasso del petrolio probabilmente non saranno immediati. I prezzi di benzina e diesel alle pompe dipendono non solo dalle quotazioni internazionali del greggio, ma anche dai costi di raffinazione, trasporto, tassazione, tassi di cambio e dalle imposte stabilite dai governi.

Diversi Paesi, tra cui Italia, Portogallo, Slovenia, Ungheria e Spagna, hanno ridotto in modo temporaneo le accise sui carburanti dopo i bombardamenti sull’Iran alla fine di febbraio. Per questo motivo, eventuali riduzioni dei prezzi all’ingrosso possono richiedere diverse settimane prima di riflettersi sui prezzi pagati dagli automobilisti.

Anche le imprese con elevati costi legati ai carburanti, come compagnie aeree, aziende di trasporto merci e industrie manifatturiere, potrebbero beneficiare di prezzi più bassi se questi dovessero mantenersi nel tempo, contribuendo ad attenuare le pressioni inflazionistiche sull’intera economia.

Domandato sulle conseguenze per i consumatori, Sanchez Garda ha osservato che, seppure i prezzi di riferimento del gas naturale in Europa siano diminuiti di circa il 5%, attestandosi a 44 euro per megawattora dopo la notizia dell’accordo di pace, i mercati energetici all’ingrosso rimangono altamente volatili a cambiamenti. Ha inoltre aggiunto che le famiglie dell’Unione europea dovranno probabilmente continuare a fare i conti con costi elevati per energia e riscaldamento anche durante il prossimo inverno.

Per il momento, la riapertura dello Stretto di Hormuz ha rappresentato un sollievo per i mercati energetici globali e per i consumatori. Resta da vedere se questo segnerà l’inizio di un periodo più stabile o se si tratterà soltanto di una breve tregua all’interno di una crisi geopolitica ancora estremamente volatile.

Articolo pubblicato su Money.it edizione internazionale. Titolo originale: Oil prices plummet after reopening of Hormuz: what will it mean for consumers?