I Paesi più ricchi al mondo, la classifica 2022: Italia lontana dalla top 10

Chiara Esposito

29/05/2022

30/05/2022 - 11:44

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Il World Richest Countries non ci premia. Ecco i motivi del posizionamento nazionale rispetto alla ricchezza degli Stati del mondo.

I Paesi più ricchi al mondo, la classifica 2022: Italia lontana dalla top 10

Lontani dalla vetta, oltre la decina posizione: l’indice World Richest Countries descrive le sorti dei Paesi più ricchi al mondo e l’Italia non compare nella top 10, ma c’è un motivo.

La classifica World Population Review descrive l’andamento della ricchezza globale a due anni dallo scoppio della pandemia registrandone gli effetti. L’economia globale, anche a causa del duro colpo inflitto dalla guerra in Ucraina, ne ha risentito sensibilmente, anche nei rapporti tra le nazioni. L’unica cosa che permane è la capacità di alcuni Stati, quelli in vetta, di contrastare le oscillazioni grazie ai propri solidi asset strategici.

Gli Stati più ricchi nel pianeta restano prevedibilmente i soliti noti ma, dopo un’attenta analisi sul Pil pro capite, possiamo trarre anche delle interessanti considerazioni sui posizionamenti del podio. Ecco tutte le info.

World Richest Countries: la top 10 del 2022

La classifica dei Paesi più ricchi al mondo ovviamente varia a seconda dei parametri analizzati ma, tenendo conto del Pil pro capite, dei prezzi correnti in dollari Usa e delle info provenienti dalla Banca mondiale, le prime 10 posizioni vedono:

  1. Monaco - $ 190.512;
  2. Liechtenstein - $ 180.366;
  3. Lussemburgo - $ 115.873;
  4. Svizzera - $ 87.097;
  5. Macao (Ras cinese) - $ 86.117;
  6. Irlanda - $ 85.267;
  7. Norvegia - $ 67.389;
  8. Stati Uniti - $ 63.543;
  9. Danimarca - $ 61.063;
  10. Singapore - $ 59.797.

Per ovvi motivi infatti troviamo anche il Qatar e gli Emirati Arabi che, con le loro riserve di petrolio, si assicurano un posizionamento stabile. Dall’Europa invece troviamo il Lussemburgo e il Irlanda, noti per le loro sicurezze fiscali e le agevolazioni a livello di aliquote tanto care ad attori globali come Amazon, Apple, Google e non solo. Troviamo infine la posizione regina ricoperta da uno dei cosiddetti paradisi fiscali.

La ricchezza nei piccoli Paesi non dovrebbe però stupirci. La dimensione di uno Stato non facilita solo la fruizione dei servizi, ma anche e soprattutto la distribuzione della ricchezza. I primi 20 Paesi hanno grandi entrate pro capite che la stragrande maggioranza degli Stati non potrà mai eguagliare avendo spesso anche meno di 10 milioni di abitanti. Queste aree del mondo, pur non essendo nazioni industriali posizionate a livello internazionale, generano così la maggior parte dei loro soldi da prodotti finanziari.

Come è cambiata la classifica in questi anni

La fotografia 2022 appare già diversa a quella di un anno fa. Vediamo infatti una scansione continente per continente o per macro aree geografiche del 2021:

  • Europa: Lussemburgo ($ 118.001), Irlanda ($ 102.390), Svizzera ($ 93.520);
  • Asia: Singapore ($ 97.057), Qatar ($ 61.790), Israele ($ 49.840);
  • Nord America 2021: Stati Uniti d’America ($ 63.416), Canada ($ 52.790), Porto Rico ($ 34.140);
  • Oceania: Australia ($ 62.620), Nuova Zelanda ($ 48.350), Palau ($ 11.840);
  • Sud America: Uruguay ($ 16.970), Cile ($ 16.800), Argentina ($ 9.930);
  • Africa: Seychelles ($ 13.140), Mauritius ($ 8.680), Guinea Equatoriale ($ 8.630).

Confrontando ancora questi parametri con quelli della piattaforma OurWorld in Data del 2020 si iniziano a notare alcuni importanti differenze:

  1. Lussemburgo - 117,846 $;
  2. Singapore - 98,520 $;
  3. Irlanda - 93,350 $;
  4. Qatar - 89,969 $;
  5. Bermuda - 80,830 $;
  6. Svizzera - 71,745 $;
  7. Isole Cayman - 71,594 $;
  8. Emirati Arabi Uniti - 66,771 $;
  9. Brunei - 65,613 $;
  10. Stati Uniti d’America - 63,207 $.

In questo quadro l’Italia si posizionava al 33esimo posto con un Pil pro capite pari a poco più di 41.902mila dollari.

Dobbiamo dire però che esiste anche l’altra faccia della medaglia rispetto a questi report: quella degli Stati più poveri che, in maniera ancor più evidente, ci ricordano quanto sul Pil di un Paese incidano infrastrutture carenti ed economie immature, ma anche guerre, fame, malattie e disordini politici.

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