I Paesi più pericolosi al Mondo secondo la Farnesina nel 2026

Emanuele Di Baldo

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La situazione geo-politica attuale ha spinto il Ministero degli Esteri ad aggiornare la lista dei Paesi pericolosi più per i turisti italiani. Ecco quelli da evitare (totalmente o parzialmente)

I Paesi più pericolosi al Mondo secondo la Farnesina nel 2026

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Prima di prenotare una vacanza, il budget e il periodo sono i primi aspetti che vengono in mente. Ma non gli unici: con una situazione geopolitica internazionale sempre più instabile, capire se una meta sia davvero sicura è ormai decisivo quanto scegliere l’hotel. Lo strumento per farlo è uno: il portale ViaggiareSicuri del Ministero degli Affari Esteri (la Farnesina), dove ogni Paese ha una scheda con indicazioni su sicurezza, criminalità, terrorismo, sanità e rischi ambientali.

Una fotografia d’insieme la offre l’ultima mappa di YouTrend, costruita proprio sui dati di Viaggiare Sicuri. Dei 197 Stati del mondo (193 membri ONU più Kosovo, Palestina, Taiwan e Vaticano), sono 28 quelli in cui il Ministero sconsiglia di recarsi su tutto il territorio nazionale - erano 25 nella rilevazione precedente. Altri 92 presentano aree sconsigliate, 76 non hanno alcuna zona a rischio e uno, l’Italia, non viene classificato.

Come legge il rischio la Farnesina

La scala del Ministero ha due gradini principali. Il più severo è «viaggi sconsigliati a qualsiasi titolo»: significa conflitti armati, terrorismo diffuso, alto rischio di sequestri o collasso dello Stato, al punto che nessun motivo giustifica la partenza e, in molti casi, non è garantita alcuna assistenza consolare. Un gradino sotto ci sono i «viaggi non necessari sconsigliati», per situazioni critiche ma non da evacuazione totale. È questa la differenza che separa i 28 Paesi «rossi» dai 92 con criticità solo parziali.

La regola d’oro, valida ovunque, è registrarsi sul servizio Dove Siamo nel Mondo (o sull’app ViaggiareSicuri): senza registrazione l’Unità di Crisi non può inviare comunicazioni su voli, rientri e sicurezza.

I 28 Paesi da cui stare del tutto alla larga

I 28 Stati in cui ogni viaggio è sconsigliato si concentrano in pochi grandi cluster. Il primo è quello dei conflitti armati aperti: Ucraina e Russia dal febbraio 2022, dove per gli stranieri si aggiunge il rischio di arresti arbitrari; Siria, che nel dicembre 2024 ha visto cadere il regime di Assad ma resta frammentata tra milizie, con ordigni inesplosi e cellule dell’ISIS ancora attive; Yemen, Sudan (dall’aprile 2023 in guerra civile) e Sud Sudan, teatro di alcune delle peggiori crisi umanitarie del pianeta.

Il secondo blocco è la fascia del Sahel e dell’Africa, dove i gruppi legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico controllano vaste aree e il rapimento di occidentali è un rischio concreto: Mali, Niger, Nigeria, Mauritania, Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo, dove nel gennaio 2025 il gruppo M23 ha conquistato Goma. A questi si aggiungono l’Afghanistan tornato sotto i Talebani dal 2021, la Somalia in cui Al-Shabaab colpisce con attentati regolari a Mogadiscio, e la Libia, ancora divisa tra il governo di Tripoli e quello di Bengasi e tornata sull’orlo del conflitto nel settembre 2025 per gli scontri tra milizie nella capitale.

C’è poi il Medio Oriente, l’area più calda del 2026: in Iran lo spazio aereo è chiuso fino a nuovo avviso, in Iraq lo sconsiglio è totale, nella Striscia di Gaza il viaggio è vietato a qualsiasi titolo e per il Libano si raccomanda di rinviare gli spostamenti non essenziali. L’onda lunga di queste tensioni si riflette anche sui voli: molti collegamenti verso Asia e Oceania che scalano negli hub del Golfo possono subire cancellazioni e ritardi.

Nell’elenco entrano infine tre casi lontani dai fronti di guerra. Haiti, gioiello caraibico ridotto in ostaggio dalle bande armate: nel solo 2025 l’ONU ha documentato oltre 5.900 persone uccise, l’aeroporto di Port-au-Prince è chiuso dal novembre 2024 e i rapimenti a scopo estorsivo colpiscono anche gli stranieri. Il Myanmar (Birmania), in guerra civile dal colpo di Stato militare del febbraio 2021 e piegato dal terremoto del 28 marzo 2025, con la sanità nazionale al collasso e arresti arbitrari anche ai danni di turisti e giornalisti. E la Papua Nuova Guinea, dove l’altissima criminalità rende off limits vaste porzioni del territorio.

Dove il rischio è circoscritto: Turchia, Thailandia, Cile e Bolivia

Diverso è il caso dei 92 Paesi con avvertenze solo su alcune aree, tra cui figurano mete amatissime dagli italiani. La Turchia è tutta da visitare, a patto di evitare la zona meridionale, ancora impegnata nella ricostruzione dopo il terremoto del 2023, e la fascia di confine con la Siria, dove instabilità e terrorismo sono all’ordine del giorno.

La Thailandia resta sconsigliata nelle province meridionali di Yala, Narathiwat, Pattani e Songkhla, teatro di una lunga insurrezione separatista. A questa criticità storica si è aggiunta la tensione lungo il confine con la Cambogia: gli scontri per alcuni antichi templi, esplosi nell’estate 2025 e riaccesi a dicembre, si sono fermati con il cessate il fuoco del 27 dicembre 2025, ma la tregua resta fragile. Da evitare anche i confini con Laos e Myanmar.

In Sud America il Ministero tiene sotto osservazione Cile e Bolivia. In Cile pesano una situazione sanitaria complessa (focolai di meningite e febbre dengue) e la microcriminalità in crescita a Santiago e Valparaíso. In Bolivia sono sconsigliate soprattutto la regione del Chapare, nota per le piantagioni di coca, e il confine con il Cile, dove permangono mine antiuomo. Sul fronte politico, invece, la tensione elettorale si è sciolta: dopo il voto del 17 agosto 2025 e il ballottaggio del 19 ottobre, il centrista Rodrigo Paz ha vinto con circa il 54,5% ed è in carica dall’8 novembre, chiudendo vent’anni di governo socialista.

Quando il pericolo è la natura: Islanda e Anello di Fuoco

Non tutti i rischi nascono dalla politica. Un viaggio in Islanda è un’esperienza unica, ma la penisola di Reykjanes vive dal 2021 una lunga sequenza eruttiva: sono già una dozzina le eruzioni fissurali della catena di Sundhnúkur, l’ultima protrattasi fino ai primi di agosto 2025, con nuovi episodi nel 2026. Ogni volta scattano l’evacuazione di Grindavík e della Blue Lagoon e la diffusione di gas vulcanici (soprattutto anidride solforosa) che peggiorano la qualità dell’aria. Il paradosso è che l’Islanda resta, sul piano sociale, il Paese più sicuro al mondo secondo il Global Peace Index: qui il rischio è tutto naturale.

Ancora più esteso è il pericolo lungo l’Anello di Fuoco del Pacifico, la zona a più alto rischio sismico e vulcanico del pianeta. Il 29 luglio 2025 un terremoto di magnitudo 8.8 al largo della Kamchatka - il più forte al mondo dal sisma di Tōhoku del 2011 - ha fatto scattare l’allerta tsunami lungo tutte le coste pacifiche: il Giappone ha evacuato circa 1,9 milioni di residenti da Hokkaido a Kyushu, alle Isole Hawaii si sono registrate onde di oltre un metro e mezzo a Maui e l’allarme ha raggiunto Alaska, California, Oregon e Washington. Lo tsunami distruttivo temuto non si è materializzato e gli avvisi sono rientrati in 24 ore, ma l’episodio ricorda che queste coste convivono con un rischio strutturale: chi le visita dovrebbe informarsi sulle procedure di evacuazione locali.

E le mete davvero sicure?

Uno «sconsiglio», va ricordato, non trasforma il mondo in un campo minato: 76 Stati non hanno alcuna area a rischio e la stragrande maggioranza dei Paesi europei è considerata sicura, con criticità legate soprattutto alla microcriminalità. L’unica grande eccezione del continente è l’Ucraina, area di guerra attiva. Secondo il Global Peace Index 2025, i Paesi più pacifici al mondo sono nell’ordine Islanda, Irlanda, Austria, Nuova Zelanda e Singapore. La differenza, alla fine, la fa sempre l’informazione: consultare Viaggiare Sicuri e monitorare gli avvisi fino al giorno della partenza, perché nelle aree instabili o esposte a rischi naturali le condizioni possono cambiare in poche ore.

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