I chatbot potrebbero presto diventare i nuovi App Store. La previsione del Reuters Institute svela un altro lato della medaglia dei sistemi di AI.
Il mondo dell’informazione sta vivendo un periodo di trasformazione senza precedenti, guidata dall’intelligenza artificiale. Ne ha parlato un team di esperti riunitosi per redigere il report globale del Reuters Institute. Dal confronto, è emerso un tema in particolare: i chatbot AI stanno diventando i nuovi App Store.
In che senso? Oggi l’ecosistema dell’intelligenza artificiale è considerabile una piattaforma di distribuzione fatta e finita, piuttosto che una singola chat in cui fare domande. Proprio come anni fa gli smartphone erano scatole vuote che acquistavano valore grazie alle app scaricate dall’App Store, oggi i grandi modelli linguistici funzionano come sistemi operativi.
Perché l’AI sostituirà gli App Store
OpenAI e Anthropic stanno creando i propri store digitali dove i servizi di notizie diventano applicazioni interne che l’utente può attivare e richiamare direttamente dentro la conversazione per ottenere risposte verificate, un po’ come succede per le applicazioni su smartphone.
A rendere possibile questa trasformazione è il Model Context Protocol (MCP), ossia uno standard adottato dalle principali big tech al mondo. Se l’App Store di Apple richiede agli sviluppatori di scrivere codice specifico per iOS, l’MCP è una sorta di presa universale che dà modo alle testate giornalistiche di sbarcare dentro i chatbot.
Tramite questo protocollo, i server forniscono all’AI un accesso in tempo reale agli archivi. Ogni volta che un utente interroga il chatbot su un tema specifico, l’assistente virtuale non inventa una risposta e non cerca sul web per trovare informazioni. Semplicemente attiva l’applicazione interna che è stata selezionata e attinge alla fonte ufficiale. In questo molto, la risposta è verificata e sicura.
Come si evolve il mondo dei media
Questo passaggio rappresenta una vera e propria evoluzione per tutto il settore dell’editoria. Oggi il focus è sulla cosiddetta conversational discoverability, ossia la reperibilità all’interno del dialogo. Cosa vuol dire? La SEO tradizionale con ottimizzazione per i motori di ricerca sta passando velocemente in secondo piano. Per poter emergere, la sfida è fare in modo che la propria app sia quella selezionata dal chatbot durante la conversazione.
E il motivo è presto detto. Sempre più persone non effettuano più ricerche direttamente all’interno di un motore di ricerca come Google, ma aprono un chatbot AI per ottenere informazioni conversazionali su un tema. In un contesto così in rapida evoluzione, il ruolo degli organi di informazione potrebbe cambiare radicalmente.
Da destinazioni web dove migliaia di utenti ogni giorno attingono per informarsi sui temi del mondo a fornitori di servizi per l’app store dei chatbot di intelligenza artificiale.