5 falsi miti che ti fanno perdere soldi ogni giorno. Parola dell’economista

Giacomo Astaldi

31 Marzo 2026 - 14:24

Ci sono piccole, grandi convinzioni che - di fatto - ci fanno perdere soldi ogni singolo giorno.

5 falsi miti che ti fanno perdere soldi ogni giorno. Parola dell’economista

In Italia si risparmia molto, ma si investe male. È questo, in sintesi, il quadro che emerge dalle parole dell’economista Alessandro Cascavilla, intervenuto nell’ultima puntata del podcast Money Talks per analizzare i comportamenti finanziari degli italiani. Un popolo tradizionalmente prudente, attento a mettere da parte e a risparmiare, ma spesso vittima di convinzioni sbagliate che finiscono per penalizzare il rendimento dei propri risparmi.

Ci sono tantissimi luoghi comuni sull’economia”, spiega Cascavilla, sottolineando come il suo lavoro sui social negli ultimi anni lo abbia messo a contatto con persone di tutte le età. Il problema non è solo la mancanza di conoscenze tecniche, ma soprattutto la presenza di credenze radicate che influenzano le decisioni finanziarie.

Dal tenere i soldi sul conto corrente come scelta più sicura all’evitare il rischio a tutti i costi, dalla convinzione che i titoli di Stato siano sempre la scelta migliore al “si stava meglio prima”, fino ad arrivare all’idea che le decisioni economiche siano sempre razionali, ecco i falsi miti che - di fatto - ci fanno perdere soldi ogni giorno.

Nella nuova puntata di Money Talks abbiamo parlato di soldi (e come gestirli al meglio) con l’economista Alessandro Cascavilla. Non puoi perdertela.

I 5 falsi miti che ti fanno perdere un sacco di soldi ogni giorno

Uno dei miti più diffusi riguarda la nostalgia economica. Frasi come “torniamo alla lira” o “stampiamo più moneta per risolvere la crisi” continuano a circolare nel dibattito pubblico. ma, come chiarisce l’economista, “la nostalgia non è una ricetta economica efficace”. Si tratta di semplificazioni che ignorano la complessità dei sistemi economici e rischiano di alimentare aspettative irrealistiche.

Accanto a questi luoghi comuni più “macro”, esistono poi convinzioni molto concrete che incidono direttamente sulle scelte quotidiane dei risparmiatori. Una delle più radicate è l’idea che la sicurezza venga prima di tutto, anche a costo di rinunciare a qualsiasi rendimento. “In Italia siamo molto famosi per avere un’avversione al rischio molto alta”, osserva Cascavilla, il che spesso si traduce nella preferenza per strumenti percepiti come sicuri, come i titoli di Stato o la liquidità sul conto corrente. Il problema, però, è che questa ricerca del “porto sicuro” non tiene conto di un elemento fondamentale: il costo opportunità. Investire tutto in strumenti a basso rischio significa rinunciare a rendimenti potenzialmente più elevati nel lungo periodo. E soprattutto significa ignorare l’impatto dell’inflazione.

Tenere i soldi sul conto corrente è più sicuro che investirli”, è il ragionamento comune, ma l’economista invita a guardare oltre:

“Se consideriamo il rendimento reale, quindi al netto dell’inflazione, magari quell’investimento non era così ottimale”.

In altre parole, ciò che appare sicuro nel breve periodo può rivelarsi rischioso nel lungo termine. L’inflazione erode il potere d’acquisto e lasciare grandi somme ferme significa, di fatto, perdere valore nel tempo. Nonostante ciò, gli italiani continuano a detenere una quota molto elevata di risparmi in liquidità.

Alla base di questi comportamenti ci sono anche fattori psicologici. La finanza comportamentale ha già dimostrato che gli individui non agiscono sempre in modo razionale, come suggeriscono invece i modelli teorici.

“Dal punto di vista razionale dovremmo massimizzare il rendimento e ridurre il rischio, ma c’è tutta la parte emotiva che ci lega a fare delle scelte”,

spiega Cascavilla. Paura, incertezza e mancanza di fiducia giocano un ruolo decisivo, spesso più dei dati oggettivi. Da qui si genera un sistema in cui i risparmiatori tendono a proteggere il capitale nel breve termine, ma sacrificano opportunità di crescita nel lungo periodo. Un paradosso, soprattutto in un contesto in cui l’educazione finanziaria resta relativamente bassa rispetto ad altri Paesi sviluppati.

Secondo l’economista, la soluzione passa proprio dalla consapevolezza:

“Bisogna smontare questi luoghi comuni per far capire quali sono le opportunità reali che si possono avere tramite un investimento consapevole”.

Non si tratta di eliminare il rischio, ma di comprenderlo e gestirlo in modo intelligente.

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