Hub commerciali e investimenti: così si rafforzano i rapporti tra Cina e Africa

Federico Giuliani

6 Marzo 2024 - 07:11

Per capire che fine ha fatto la Belt and Road Initiative (BRI), la Nuova Via della Seta promossa dalla Cina, è necessario guardare all’Africa.

Hub commerciali e investimenti: così si rafforzano i rapporti tra Cina e Africa

Per capire che fine ha fatto la Belt and Road Initiative (BRI), la Nuova Via della Seta promossa dalla Cina, può essere utile guardare all’Africa. Il maxi progetto infrastrutturale (e non solo) lanciato da Xi Jinping nel 2013 ha cambiato forma ma non sostanza. È vivo e vegeto, continua a produrre accordi e intese, ma adesso non ambisce più a fare breccia nel cuore dell’Europa bensì nei cuori dei governi del Sud globale.

In parole più semplici, lo scopo dell’iniziativa si è evoluto e ora incarna gli obiettivi globali di Xi, riassumibili nella creazione di un mondo multipolare e di un ordine internazionale che includa – nelle vesti di attori chiave - anche i Paesi in via di sviluppo. Il continente africano è la cartina al tornasole della trasformazione della BRI.

Nel 2023, ad esempio, i Paesi della regione inclusi nella Via della Seta hanno fatto registrare un aumento del +47% dei contratti di costruzione cinesi, oltre ad un’impennata del +114% degli investimenti. A trainare il tutto è stata la necessità, da parte di Pechino, di dove incamerare minerali da utilizzare nei settori dei veicoli elettrici, delle batterie e delle energie rinnovabili.

Allo stesso tempo, è interessante accendere i riflettori su alcune zone pilota, create in Cina dalla Cina, che potrebbero presto agevolare le relazioni tra il gigante asiatico e l’Africa. Il Consiglio di Stato cinese, ad esempio, ha appena approvato un piano per costruire nella provincia di Hunan un hub con sei centri commerciali e logistici come parte di una “zona pionieristica per un’approfondita cooperazione economica e commerciale tra Cina e Africa”.

L’hub cinese che avvicina Pechino all’Africa

Jiang Wei, direttore degli affari dell’Asia occidentale e del Nord Africa presso il ministero del Commercio cinese, ha affermato che i sei centri della Zona pionieristica per la cooperazione economica e commerciale profonda Cina-Africa saranno costruiti attorno a tre temi – innovazione, cooperazione economica e commerciale e catene industriali – con un centro conferenze o una sede per riunioni. Entro il 2027, l’intera area dovrebbe diventare “una piattaforma internazionale significativa per l’apertura e la cooperazione con l’Africa”, hanno affermato le autorità dell’Hunan, secondo quanto riportato dal South China Morning Post. Entro il 2035, invece, la provincia stessa mirerebbe a diventare un “hub economico e commerciale competitivo a livello globale per la collaborazione con l’Africa”.

L’hub commerciale africano fa parte del piano di Pechino per incoraggiare la crescita economica nelle province senza sbocco sul mare. Rispetto a quelle costiere più potenti come Guangdong, Jiangsu e Zhejiang, Hunan ha storicamente avuto pochi legami commerciali internazionali. Negli ultimi tre anni la sua cooperazione economica e commerciale con l’Africa è però cresciuta in media del +23,1% annuo. Il volume degli scambi commerciali della provincia con il continente ha raggiunto i 55,67 miliardi di yuan (7,79 miliardi di dollari) nel 2023, classificandosi al primo posto nella Cina centrale e occidentale.

L’hub commerciale africano sfrutterà le infrastrutture e le innovazioni politiche della zona pilota di libero scambio dell’Hunan, istituita dal Consiglio di Stato nel 2020, e beneficerà dei vantaggi industriali e geografici della provincia per fungere da sito di prova per la cooperazione locale con l’Africa. La provincia in questione, tra l’altro, è stata la prima a istituire “corsie verdi” per incrementare le importazioni agricole dall’Africa allentando le regole di import-export, istituendo un centro di compensazione valutaria e stringendo accordi commerciali con i produttori africani.

La BRI si rinnova nel Continente africano

Allo stesso tempo, il crescente appetito della Cina per metalli e minerali per alimentare le sue industrie sta alimentando un boom degli investimenti cinesi e delle operazioni edilizie in Africa, dopo anni di rallentamento in parte causato dalla pandemia di coronavirus. L’aumento nel 2023 ha visto l’Africa diventare il maggiore destinatario dell’impegno cinese, per un valore di 21,7 miliardi di dollari, superando i paesi del Medio Oriente che hanno visto un impegno di 15,8 miliardi di dollari.

Ad alimentare la ripresa, ha evidenziato ancora il Scmp, è la corsa ai minerali grezzi, vitali nella transizione globale verso l’energia verde. Il settore minerario e metallurgico è dunque in rampa di lancio, come in Botswana, dove la cinese MMG Ltd, controllata dalla statale China Minmetals Corp, ha acquisito la miniera di rame di Khoemacau da Cuprous Capital per 1,88 miliardi di dollari nel novembre dello scorso anno. Altri Paesi africani ricchi di risorse, tra cui Repubblica Democratica del Congo, Namibia, Zimbabwe Mali, hanno assistito alla corsa del Dragone per assicurarsi materie prime come il cobalto e il litio, essenziali per produrre batterie per veicoli elettrici (e non solo quelli).

Ma le aziende cinesi hanno anche vinto accordi di costruzione nel settore energetico, ferroviario, stradale e immobiliare in vari paesi africani. Un esempio? In Tanzania, l’anno scorso, la China Civil Engineering Construction Corporation e la China Railway Construction Corporation hanno vinto un contratto del valore di 2,2 miliardi di dollari per costruire la sesta fase e la parte finale di una ferrovia a scartamento standard (SGR) di 2.561 chilometri. I progetti partoriti dalla BRI sono più piccoli rispetto a quelli del passato ma restano comunque funzionali all’idea del progetto stesso. Che, come detto, è vivo e vegeto.