Nuove tasse in arrivo delle Hawaii d’Europa. Il turismo di massa deve essere contenuto.
Il turismo è croce e delizia di tutte le località più gettonate, un toccasana per l’economia nazionale ma anche un disastro per territorio e cittadini. Lo sanno bene i portoghesi di Madeira, che stanno tornando a ospitare turisti come ai livelli pre-pandemici, al ritmo di 2 milioni l’anno. Un flusso insostenibile che rischia di compromettere le stesse meraviglie naturali che attirano i viaggiatori in primo luogo. Le Hawaii d’Europa, così vengono chiamate, hanno deciso di introdurre nuove tasse per contingentare il passaggio nelle zone più delicate.
Una scelta che parte dei cittadini contesta duramente, nella paura che questa guerra al turismo di massa intrapresa dalle autorità si riveli deleteria per l’economia portoghese e della Regione in particolare. I turisti, comunque, non dovrebbero sorprendersi troppo perché ormai regole simili sono all’ordine del giorno in tutti i posti colpiti dall’overtourism. Per il momento, l’introduzione di biglietti e l’aumento dei costi delle tariffe per le attrazioni turistiche appaiono il modo migliore per gestire il passaggio, ma c’è chi ritiene che il problema risieda nella strategia complessiva di accoglienza. In ogni caso, d’ora in poi a Madeira ci sono nuovi costi da sostenere in caso di viaggio.
Le Hawaii d’Europa introducono nuove tasse
Il nome Hawaii d’Europa non è certo dato senza merito. Madeira vanta acque cristalline e una natura lussureggiante che, più di ogni altra meraviglia locale, attraggono visitatori da tutte le parti del mondo. Tra i fiori all’occhiello dell’isola portoghese ci sono però anche i sentieri escursionistici, apprezzati anche dai non esperti di trekking per i paesaggi mozzafiato e alture che serbano pezzi di storia. L’elevato numero di persone che li attraversano ogni anno, tuttavia, rischia di distruggerli.
Le infrastrutture non sono adeguate per la mobilità di gruppi tanto massicci, soprattutto ai ritmi forsennati dell’alta stagione, mentre erosione e rifiuti fanno il resto. Ecco perché sono state introdotte nuove tasse sul passaggio in molti sentieri di Madeira, destinate a scaglionare i passaggi ma al contempo anche a raccogliere fondi per la protezione ambientale e la gestione dei rifiuti. Anche se gli abitanti temono una vera e propria guerra al turismo di massa sembrerebbe più una strategia per ridurre il traffico tra le montagne, che sta portando la bella Madeira allo stremo.
Il processo sta proseguendo in modo graduale, le prime tariffe per gli itinerari turistici sono arrivate nel 2024, ma ora si sono estese e sono anche aumentate di prezzo. Si paga una quota di circa 4,50 euro per i percorsi singoli, ma sono previste anche quote agevolate per visite di più giorni e itinerari. Le quote devono essere controllate e pagate dall’apposito portale governativo, indispensabile considerando che sono previsti anche limiti al numero di turisti, nella stragrande maggioranza dei casi di 2.000 giornalieri. Sono comunque esentati dal pagamento i minori di 12 anni e i residenti, che devono comunque seguire la procedura di prenotazione.
Guerra al turismo di massa
Inutile dire che la politica di controllo turistico di Madeira ha diviso tanto i residenti quanto i viaggiatori. C’è chi comprende e magari apprezza la salvaguardia del territorio, ma pure chi teme le ripercussioni. La gestione stessa dei pagamenti è oggetto di critiche tra alcuni viaggiatori, che lamentano controlli assenti tanto da giudicare le tariffe alla stregua di un contributo volontario. Vale quindi la pena sottolineare che, indipendentemente dalle opinioni personali, il pagamento è obbligatorio secondo l’ordinanza n. 801/2025 della Regione autonoma di Madeira.
Giusto o sbagliato che sia, inoltre, molte località turistiche stanno seguendo un’ondata simile da tempo. Venezia ha un autentico ticket d’accesso nei giorni di picco turistico, i sentieri delle Cinque Terre hanno prezzi simili a quelli portoghesi (oltre alle multe salate per le infrazioni) e così via. Non si può quindi criticare a Madeira una scelta atipica, anche perché il problema dell’overtourism è attuale e condiviso.
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