Dai ricavi oltre 1 miliardo nel 2008 ai 663 milioni del 2024: la lenta risalita dopo il crollo del 99,5% in Borsa. Cosa sta succedendo ora.
Nel 2008 il fatturato di questa azienda italiana superava 1 miliardo. Era nel pieno dell’espansione internazionale e rappresentava una delle eccellenze industriali del Paese. Poi è arrivata la crisi, il debito, la ristrutturazione e una lunga fase di ridimensionamento che ha lasciato segni profondi anche sul titolo in Borsa.
Dai massimi pre-crisi le azioni oggi valgono oltre il 99% in meno. Un crollo che racconta più di qualsiasi grafico cosa può accadere quando un gruppo industriale attraversa anni di difficoltà finanziarie e cambiamenti strutturali. Eppure negli ultimi anni il gruppo ha cambiato pelle. Ha ceduto attività, ristrutturato il debito e ricostruito lentamente la base industriale. Oggi il fatturato è tornato a crescere e il mercato ha ricominciato a guardare i numeri con maggiore attenzione. Non è un ritorno ai fasti del passato. Ma non è più nemmeno la società in crisi di qualche anno fa. Negli ultimi dodici mesi il titolo è cresciuto del 169% a Piazza Affari.
La vera domanda ora è capire se questa crescita segna l’inizio di una nuova fase o se si tratta solo di una normalizzazione dopo anni difficili.
Quanto fattura oggi Trevi (e quanto fatturava prima della crisi)
Per capire cosa sta succedendo bisogna partire dai numeri. Nel 2008 il gruppo Trevi Finanziaria Industriale superava 1,05 miliardi di euro di ricavi. Era una realtà molto più ampia rispetto a oggi, con attività diversificate che includevano anche il business oil & gas e una presenza internazionale in forte espansione.
Poi è iniziata una fase complessa. Dopo il 2014 il calo dei volumi, la pressione sul debito e la necessità di ristrutturare il capitale hanno portato a una drastica riduzione del perimetro industriale. Il gruppo ha attraversato anni di ricavi in forte contrazione. Nel 2020, in piena fase di ristrutturazione, il fatturato semestrale era sceso a 238 milioni, in calo del 21% rispetto all’anno precedente.
Da quel punto è iniziata una lenta risalita. Nel 2023 i ricavi hanno raggiunto circa 594,9 milioni di euro, segnando un ritorno alla crescita. Nel 2024 il passo è diventato più deciso. Il fatturato è salito a 663,3 milioni, con un incremento dell’11,5% e margini operativi in miglioramento.
Oggi il gruppo fattura molto meno rispetto al picco pre-crisi, ma la traiettoria è tornata positiva. Per il 2025 la guidance indica ricavi tra 670 e 690 milioni, segnale di una crescita moderata ma costante. Nel nuovo piano industriale l’obiettivo è superare i 730 milioni entro il 2028, accompagnando l’aumento dei ricavi con un miglioramento progressivo della redditività e della struttura finanziaria.
Ma il punto non è tornare al miliardo nel breve periodo. Il punto è dimostrare che la crescita può essere sostenibile dopo anni di ristrutturazione.
Perché il mercato guarda di nuovo il titolo
Il crollo del 99,5% non è legato solo ai ricavi. Il prezzo di Borsa riflette anni di aumenti di capitale, diluizioni, cessioni e rischio percepito sul debito. Anche con il fatturato in crescita, il mercato continua a valutare il titolo alla luce di quella storia recente.
Negli ultimi anni Trevi ha lavorato soprattutto su tre fronti. Riduzione della leva finanziaria, miglioramento della marginalità e maggiore disciplina nella selezione dei progetti. Un cambio di approccio che punta meno sulla crescita aggressiva e più sulla stabilità dei flussi di cassa.
Il piano industriale prevede un aumento progressivo dell’EBITDA e una riduzione dell’indebitamento netto sotto i 140 milioni entro il 2028. Numeri che raccontano una strategia orientata alla solidità più che all’espansione.
E qui entra in gioco la percezione del mercato. Dopo una lunga fase di crisi, gli investitori tendono a chiedere prove concrete prima di cambiare giudizio. Il ritorno alla crescita dei ricavi è solo il primo passo. Servono continuità, margini e stabilità finanziaria per ricostruire la fiducia.
Il titolo resta lontanissimo dai livelli del 2008. Ma non è più una società in crisi permanente. Oggi il mercato guarda soprattutto alla capacità di tornare a crescere con continuità. Dopo anni di ristrutturazioni, la fase della sopravvivenza sembra alle spalle. Adesso inizia quella più difficile: dimostrare che la crescita può durare nel tempo.
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