La guerra in Iran ha colpito quasi ogni settore della società. Anche se il conflitto si svolge lontano dai consumatori in Europa e Nord America, le sue conseguenze economiche si sono trasmesse rapidamente attraverso i mercati globali. Con l’aumento del prezzo di petrolio cresce anche il costo di produzione, trasporto e vendita dei prodotti.
Tassi di interesse
Uno degli strumenti principali per mitigare gli effetti delle oscillazioni dei prezzi riducendo la spesa delle imprese e limitando il ricorso al credito, la regolazione dei tassi di interesse è fondamentale. Tuttavia, le banche centrali si sono trovate davanti a un rompicapo: alzare i tassi può aiutare a controllare l’inflazione, ma non può risolvere direttamente una crisi energetica causata dalla guerra.
La Banca centrale europea (BCE) ha deciso di non modificare i tassi di interesse alla fine di aprile, mantenendoli al 2%. La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha giustificato la decisione sostenendo che la pressione inflazionistica fosse in larga parte esterna e trainata dai prezzi dell’energia, avvertendo al tempo stesso che l’incertezza aveva reso il processo decisionale eccezionalmente difficile.
Allo stesso modo, dall’altra parte della Manica, la Bank of England ha mantenuto i propri tassi di interesse al 3,75% nel tentativo di controllare l’inflazione, attualmente al 3,3%. La Banca ha dovuto bilanciare il controllo dell’inflazione con il rischio di esercitare ulteriore pressione sulle famiglie già alle prese con mutui, affitti e bollette più cari.
Analogamente, la Federal Reserve statunitense ha mantenuto i tassi di interesse nell’intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%. Il quadro internazionale è quindi improntato maggiormente alla cautela. Le banche centrali cercano di impedire che uno shock energetico temporaneo si trasformi in una crisi inflazionistica di più lungo periodo, evitando al contempo misure che potrebbero indebolire eccessivamente la crescita economica.
La stabilità dei tassi di interesse è, almeno per ora, un segnale di cautela più che di panico, indicando che le banche centrali non sembrano ancora aspettarsi un aumento dell’inflazione simile a quello seguito all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.
leggi anche
Riunione BCE, tassi ancora fermi anche con inflazione più calda. Lagarde rimanda tutto a questa data
Indice dei prezzi al consumo
Forse il miglior indicatore per valutare l’aumento dei prezzi è l’Indice dei prezzi al consumo, che offre un quadro generale dell’andamento dei prezzi per i consumatori. In nessun Paese questa crescita dei prezzi si è fatta sentire più che negli Stati Uniti, dove i prezzi sono aumentati dello 0,9% nel mese di marzo e del 3,3% nell’ultimo anno. L’aumento mensile dello 0,9% è stato eguagliato dalla Francia, dove la media annua è però notevolmente più bassa, all’1,7%, a causa dei cali registrati lo scorso anno. Nel Regno Unito e in Italia, invece, il dato mensile di marzo è stato dello 0,6%.
Questa crescita significativa dei prezzi, probabilmente destinata a ripetersi nei dati di aprile, può essere spiegata dal forte aumento dei prezzi dei carburanti, nonostante i tentativi di alcuni governi di contenere la spirale al rialzo attraverso tagli temporanei alle accise. Mentre alcuni Paesi europei, come Spagna e Italia, hanno introdotto rapidamente riduzioni temporanee delle imposte applicate ai carburanti, altri hanno semplicemente lasciato che i mercati seguissero il loro corso naturale.
Il forte aumento dei costi del carburante è stato il catalizzatore dei rincari in molti settori. Negli Stati Uniti, nell’arco di un anno, il prezzo del carburante è passato da una media di 0,70 euro a 1,01 euro al litro, un aumento di oltre il 40%. Lo stesso scenario si è ripetuto in tutta Europa, dove i prezzi della benzina sono saliti vicino ai 2,00 euro al litro in molti Paesi.
Per quanto riguarda il petrolio greggio,il prezzo del @@SPIP_ECHAPPE_LIEN_15@@ è aumentato bruscamente-: dai 72,29 dollari al barile del 27 febbraio, il giorno prima dell’inizio della guerra, fino a un picco di 118,03 dollari il 29 aprile, pari a un aumento del 63,27% in soli due mesi.
L’impatto di questa crescita dei prezzi del greggio va ben oltre il settore automobilistico e quello delle utenze domestiche. L’aumento dei carburanti fa salire il costo del trasporto delle merci; supermercati, società di consegna e produttori devono tutti affrontare costi operativi più elevati. E questi costi finiscono inevitabilmente per arrivare al consumatore.
Cibo, trasporti e bollette domestiche
I prezzi degli alimenti sono stati tra gli esempi più visibili di questa inflazione più ampia. Agricoltori e produttori alimentari dipendono fortemente da carburante, elettricità e fertilizzanti, tutti diventati più costosi. Ciò significa che è aumentato il costo di produzione di pane, latticini, carne e prodotti freschi.
In Italia, secondo i dati ISTAT, i prezzi alimentari stanno ora crescendo a un tasso medio annuo del 2,5%, mentre i prodotti acquistati con maggiore frequenza aumentano del 4,3% annuo. Negli Stati Uniti questi aumenti sono ancora più marcati, mentre iniziano a farsi sentire anche gli effetti dei dazi del presidente Trump: una ricerca condotta da NBC rivela che, dall’inizio del 2025, il prezzo medio del succo d’arancia è aumentato del 22%, mentre quello della carne macinata è cresciuto del 18%.
Quali prospettive?
L’andamento futuro dei prezzi non può essere previsto con precisione, anche se qualche rassicurazione può arrivare dalla decisione delle banche centrali di non aumentare i tassi di interesse. La scelta di mantenere i tassi attuali segnala la volontà di resistere alla tempesta e suggerisce che - almeno nelle condizioni presenti - le banche centrali considerino la crisi gestibile.
L’inflazione, pur rimanendo ostinatamente alta soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, non è aumentata nello stesso modo del 2022. Recenti segnali diplomatici suggeriscono che sia i rappresentanti americani sia quelli iraniani potrebbero cercare una via verso una de-escalation, anche se un eventuale accordo di pace resta incerto.
Articolo pubblicato su Money.it edizione internazionale il 2024-10-09 20:41:23. Titolo originale: War in the Middle East, from oil to inflation: just how much more are families paying?