Guadagni fino a 3.000€ senza fare nulla con gli studi clinici in Svizzera

Simone Micocci

18 Maggio 2026 - 18:35

Vuoi guadagnare fino a 3.000 euro sottoponendoti agli studi clinici in Svizzera. Ecco come funziona e quali sono i rischi.

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Una volta era un’attività particolarmente gettonata, oggi molto meno. Ma questo non significa che sia scomparsa del tutto. Ci riferiamo alla cosiddetta “cavia di laboratorio”, espressione giornalistica - e certamente forte - con cui spesso si indicano le persone che accettano di partecipare a studi clinici, mettendosi a disposizione per le sperimentazioni legate allo sviluppo di un farmaco.

È bene chiarire subito un punto, trattandosi di un tema delicato: i test clinici rappresentano una fase necessaria - e richiesta da ogni singolo Paese - nel percorso che porta un farmaco alla possibile autorizzazione e messa in commercio. Prima di arrivare sull’uomo, infatti, una molecola viene sottoposta a una lunga serie di valutazioni preliminari e solo in una fase successiva, e secondo protocolli autorizzati e controllati, può essere testata su persone.

Nei primi anni Duemila questa possibilità attirava diversi italiani, soprattutto nelle aree di confine, al punto che molti sceglievano di recarsi in Svizzera per partecipare a studi clinici retribuiti. Tuttavia, già prima della pandemia il numero di italiani coinvolti si era quasi dimezzato, scendendo sotto quota 200 l’anno, e anche le strutture attive in questo settore si sono progressivamente ridotte.

Oggi le opportunità per guadagnare attraverso questo tipo di attività esistono ancora, ma sono molto più limitate. Uno dei principali punti di riferimento resta Cross Research, con sede ad Arzo, quartiere di Mendrisio nel Canton Ticino, che periodicamente cerca volontari sani per partecipare ai propri studi.

A tal proposito è lecito porsi una domanda: quanto si guadagna davvero mettendosi a disposizione per una sperimentazione clinica? Vediamo cosa sapere a riguardo.

Cosa sono le sperimentazioni cliniche

Come anticipato, gli studi clinici sono una tappa obbligatoria nel percorso di valutazione di un farmaco, in quanto nessun medicinale può essere commercializzato se prima non sono stati raccolti dati sufficienti sulla sua sicurezza e sulla sua efficacia.

Servono quindi a verificare, in condizioni controllate, se un prodotto è in grado di produrre l’effetto terapeutico atteso senza comportare effetti collaterali rilevanti o comunque non compatibili con il suo utilizzo. Per questo vengono svolti in centri specializzati o in ambito ospedaliero, seguendo protocolli precisi e sotto la supervisione delle autorità sanitarie.

Nel dettaglio, è la Fase I a poter coinvolgere i volontari sani, durante la quale si valuta soprattutto come l’organismo reagisce alla sostanza. Solo una volta superata questa fase con successo gli studi vengono condotti su pazienti affetti dalla patologia per cui il farmaco è stato sviluppato così da testarne l’efficacia.

Si tratta quindi di un’attività svolta con il massimo livello possibile di controllo, pur considerando che il rischio non può mai essere escluso del tutto. Proprio per questo, ogni studio segue procedure rigorose e prevede una valutazione preventiva del volontario. Partecipare a una sperimentazione clinica, infatti, comporta generalmente un controllo medico preliminare, che può includere analisi del sangue, esami delle urine, elettrocardiogramma e altri accertamenti richiesti dal protocollo.

Va poi detto che gli studi clinici condotti da Cross Research spesso riguardano farmaci già disponibili in commercio, per i quali vengono individuati nuovi impieghi terapeutici: è il caso, ad esempio, dell’aspirina, utilizzata a lungo come antinfiammatorio e oggi prescritta anche come antiaggregante piastrinico. In altri casi, invece, si parla comunque di molecole già note, riproposte con nuove formulazioni o confezionamenti, spesso anche per esigenze di posizionamento commerciale.

Quanto si guadagna con uno studio clinico

Più che di vero e proprio “guadagno”, è corretto parlare di rimborso economico. La partecipazione agli studi clinici, infatti, non viene retribuita in base al rischio assunto dal volontario, ma in proporzione all’impegno richiesto.

L’importo viene calcolato considerando il tempo sottratto alla persona: le ore trascorse nel centro, gli eventuali giorni interi di permanenza, le notti in clinica e, per gli studi ambulatoriali, anche il tempo necessario per recarsi alla struttura con mezzi propri. In alcuni casi può essere riconosciuto anche un contributo per il disagio, ad esempio quando il protocollo prevede esami particolarmente invasivi.

Nel dettaglio, secondo quanto spiegato da Alessandro Assandri, general manager e direttore scientifico del gruppo CROss Alliance, le cifre possono andare indicativamente da un minimo di circa 600 euro fino a un massimo di 3.000 euro per gli studi più impegnativi.

Ma ovviamente non può diventare un lavoro, anche perché ci sono dei vincoli previsti dalla legge: ogni volontario può partecipare al massimo a uno studio ogni tre mesi e, nella pratica, la maggior parte non supera uno o due studi l’anno.