Grave crisi interna per Honda. La “vecchia guardia” ha tentato di far dimettere l’ad (ma ha fallito)

Andrea Fabbri

1 Luglio 2026 - 09:34

Honda sta vivendo una crisi enorme e nel mirino è finito l’ad Toshihiro Mibe. I vecchi dirigenti hanno tentato di farlo dimettere ma hanno fallito.

Grave crisi interna per Honda. La “vecchia guardia” ha tentato di far dimettere l’ad (ma ha fallito)

Le recenti evoluzioni del mercato automobilistico mondiale stanno mettendo in crisi alcuni marchi storici, incapaci di leggere i cambiamenti e di soddisfare le nuove esigenze dei consumatori.

Sono proprio queste le accuse che i vecchi dirigenti di Honda hanno lanciato contro l’attuale amministratore delegato Toshihiro Mibe, reo, a loro modo di vedere, di aver sottovalutato il mercato cinese e di aver investito troppe risorse sull’elettrico.

Crisi Honda: la “vecchia guardia” contro l’ad Mibe

La fronda è iniziata addirittura alla fine dello scorso anno quando un gruppo di ex dirigenti Honda ha iniziato a riunirsi privatamente per discutere dei problemi dell’azienda e dell’uomo ritenuto il principale responsabile della crisi: l’ad Toshihiro Mibe.

Pranzi, incontri e chat private a cui avrebbero partecipato anche attuali quadri dell’azienda e che si sono conclusi con l’accusa informale di aver sottovalutato l’importanza del mercato cinese, di aver puntato troppo sui veicoli elettrici e di aver dedicato troppo tempo alle sponsorizzazioni a discapito delle questioni operative. Scelte che potrebbero portare il colosso giapponese al primo bilancio annuale in rosso da quasi 70 anni.

Il malcontento è esploso definitivamente nel mese di aprile quando l’ex CEO Nobuhiko Kawamoto si è presentato alla sede centrale di Tokyo chiedendo personalmente a Mibe di dimettersi. Una richiesta rispedita al mittente.

Il nodo dell’elettrico

Honda deve affrontare il problema che hanno molti dei nomi storici dell’automobilismo: mantenere redditizia la produzione tradizionale portando avanti gli investimenti sull’elettrificazione per rimanere competitivi contro le emergenti aziende cinesi.

Una sfida che, al momento, l’azienda sta perdendo. Progetti ambiziosi come Afeela (partnership con Sony per la realizzazione di un SUV e una berlina elettrici) sono stati abbandonati ed è stato rivisto l’obiettivo di avere una flotta completamente a batteria entro il 2040.

In più sono andati in fumo 9 miliardi di dollari (quasi 8 miliardi di euro) di investimenti stanziati per 3 modelli elettrici che non verranno mai realizzati.

Il problema della Cina e i piani per il rilancio

Una delle principali accuse mosse a Mibe è quella di aver sottovalutato le evoluzioni del mercato cinese. La presenza di Honda nel Paese del Dragone è scesa dall’8% del 2020 al 3% del 2025 a causa della crescita della produzione locale.

Un processo che, secondo i critici, è stato ignorato da Mibe che ha evitato accuratamente di partecipare ai principali saloni automobilistici cinesi a cui erano presenti i dirigenti delle case automobilistiche concorrenti.

Nonostante le critiche, l’ad si è messo all’opera per creare un piano di ristrutturazione e rimettere Honda in carreggiata. La prima misura annunciata è stata la riduzione del 30% dei costi di sviluppo dei nuovi motori ibridi.

I fornitori, però, sembrano non essere ancora stati informati in merito a misure di risparmio specifiche.

L’unica certezza è che la crisi deve essere affrontata in tempi brevi. Gli analisti di mercato prevedono una perdita netta operativa compresa tra i 2,7 e i 3,7 miliardi di euro che resterà difficile da tamponare soltanto con la rinuncia al 30% dei propri compensi personali annunciata dallo stesso Mibe e dal vicepresidente esecutivo Kaihara.