Bastano un grafico e un tweet per capire come quello del gas rimanga un problema

Mauro Bottarelli

15 Novembre 2022 - 10:00

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Borsa di Amsterdam e caro-bollette sono ormai spariti dai media. Ma quanto avvenuto alla Freeport, principale esportatore di LNG statunitense, ci dimostra come i guai possano tornare. All’improvviso

Bastano un grafico e un tweet per capire come quello del gas rimanga un problema

Per giorni, la Borsa energetica di Amsterdam è stata il centro del mondo. Tutto passava dalle valutazioni di quei futures. E, soprattutto, ogni male del mondo era dovuto alla speculazione. Persino la nebbia o il caldo fuori stagione. D’altronde, trattasi un alibi con alle spalle una lunga e consolidata carriera.

In accoppiata con il caro-bollette, enfatizzato e drammatizzato da talk-show il cui palinsesto era basato unicamente sulla sfilata dolente di piccoli imprenditori e commercianti costretti a chiudere le proprie attività, dopo decenni di onorato lavoro. Una Via Crucis del MWh. Poi, di colpo, tutto sparito. Prima i rave, poi gli sbarchi. Il gas non è più un problema. Amsterdam è tornata la città dei canali e non più la Gomorra della speculazione ed è bastato un decreto sulla rateizzazione delle utenze energetiche per far rifiorire di colpo il Pil.

Strano Paese. Soprattutto perché stamattina ad Amsterdam il prezzo del gas naturale europeo ha aperto in netto rialzo, superando di slancio i 120 euro per MWh. Il tutto dopo il ritorno sopra la quota psicologica dei 100 euro di ieri. Che accade? Eppure dal fronte ucraino e dai bilaterali a latere del G20 paiono giungere notizie confortanti rispetto alle possibilità di una tregua nel conflitto e dell’apertura di un negoziato. Forse qualche tremore è stato innescato da questo:

ovvero, l’ennesima conferma che se gli investimenti statali miliardari di Berlino hanno scongiurato un Lehman moment energetico disordinato, la transizione reale da Gazprom appare ancora oggi complessa. Molto complessa.

Ed ecco che questo grafico

Andamento delle valutazioni del gas LNG statunitense nella giornata del 14 novembre 2022 Andamento delle valutazioni del gas LNG statunitense nella giornata del 14 novembre 2022 Fonte: Zerohedge/Bloomberg

pare mostrarci la ragione di quel sussulto al rialzo alla Borsa di Amsterdam. Quell’andamento da elettrocardiogramma di un tifoso nei minuti di recupero di una finale di Champions League ci mostra in realtà le montagne russe della valutazione del gas LNG statunitense nella giornata di ieri. La ragione? Semplice, un tweet lanciato da un misterioso utente auto-proclamatosi specialista in commodities energetiche annunciava un’ulteriore criticità nell’hub della Freeport in Texas, tale da far slittare ancora una volta il ritorno all’operatività.

Tradotto, meno export e quindi più gas che resta in patria. Il prezzo cala. Anzi, crolla. Ma ecco che la stessa Freeport, dopo quel movimento così drastico nelle valutazioni, sente il dovere di intervenire, smentendo il tweet - nel frattempo diventato virale nella community energetica - e confermando il calendario delle riaperture. Tradotto, più esportazioni verso l’Europa. Il prezzo sale. Anzi, esplode. Infine, ecco Bloomberg:

le solite fonti anonime a conoscenza della materia confermavano difficoltà nella manutenzione e mettevano in guardia dalla possibile cancellazione di tutte le spedizione di LNG previste per novembre e dicembre. Et voilà, il prezzo scende ancora. Anzi, ri-crolla.

Ora, al netto di un rapporto con la Russia ridotto in cenere e della richiesta formale di adesione ai BRICS di quella stessa Algeria che nei piani del governo Draghi avrebbe dovuto agevolmente garantirci l’affrancamento immediato da Gazprom, possiamo come Paese e sistema industriale riporre cieca fiducia nelle forniture statunitensi, stante tre comunicati nell’arco di tre giorni da parte di Freeport e di oscillazioni simili del prezzo, solo a causa del tweet di un possibile (e forse interessato) mitomane?

Se sì, allora festeggiamo. D’altronde, la possibile nomina di Luigi Di Maio a Mr, Gas dell’Ue presso i Paesi del Golfo vale di per sé ottimismo a oltranza. Ma allora chiediamoci anche quanto sia alta la percentuale di furbi in cerca di sussidi nella pletora di imprenditori in lacrime nei salotti tv. Altrimenti, cominciamo a preoccuparci. E a leggere sotto altra luce le parole dell’ad di ENI rispetto ai rischi reali legati all’inverno 2023-2024.

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