Come PD e 5 Stelle vogliono modificare la legge elettorale

Dopo il taglio dei parlamentari, il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle andranno a modificare con l’ok di Liberi e Uguali anche l’attuale legge elettorale che diventerà puramente proporzionale.

Come PD e 5 Stelle vogliono modificare la legge elettorale

La legge elettorale in Italia sta per essere di nuovo cambiata. Dopo il Rosatellum licenziato ad hoc per le elezioni politiche del marzo 2018, adesso anche il nuovo governo Conte bis andrà a breve a mettere mano al sistema di voto.

Tutto nasce dal taglio dei parlamentari, riforma questa fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle e che sarà approvata in maniera definitiva dalla Camera quando Montecitorio tornerà a essere operativo dopo lo stallo della crisi di governo.

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Come indicato anche nel programma di governo e ribadito poi dal premier Giuseppe Conte, il taglio dei parlamentari sarà accompagnato come richiesto dal Partito Democratico anche da una riforma della legge elettorale.

L’Italia quindi si appresta a tornare a un sistema di voto puramente proporzionale, anche se restano da sciogliere i nodi relativi alla soglia di sbarramento e quella molto più spinosa dell’eventuale premio di maggioranza.

Come M5S e PD cambieranno la legge elettorale

Mentre in tutti i maggiori paesi europei e non solo la legge elettorale è una sorta di totem difficilmente modificabile, da noi negli ultimi anni abbiamo cambiato sistema di voto a ripetizione con questo andazzo che è destinato a proseguire.

Dopo una lunga e interminabile discussione, che in pratica ha condizionato tutto il finire della scorsa legislatura, a ottobre 2017 l’Italia si è dotata di una nuova legge elettorale denominata Rosatellum in onore di Ettore Rosato, deputato del PD che è stato l’ideatore.

Alle ultime elezioni politiche si è votato quindi con questo sistema di voto che è un mix tra proporzionale e maggioritario: al momento infatti ci sono sia i listini bloccati plurinominali che i collegi uninominali, con la soglia di sbarramento che è del 3% mentre non è prevista alcun premio di maggioranza.

Da sempre in Italia è in atto una battaglia tra i tifosi del proporzionale e quelli del maggioritario. Con le liste bloccate il problema è quello di avere un parlamento di nominati mentre, con i collegi uninominali, il rischio in un paese come il nostro è quello purtroppo di dare spazio a fenomeni di voto di scambio.

Adesso però sta per essere approvata un’altra riforma, quella del taglio dei parlamentari, che per forza di cose porterà a una modifica della legge elettorale visti i 345 deputati e senatori in meno, rispettivamente 230 e 115, che ci saranno nella prossima legislatura.

Il Rosatellum attualmente in vigore dovrà essere modificato, rivedendo perlomeno la suddivisione dei collegi, ma la soluzione più probabile sarà quella di una legge elettorale tutta nuova.

Ritorno al proporzionale

Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle hanno raggiunto un accordo per un sistema di voto puramente proporzionale, trovando la benedizione anche di Liberi e Uguali che è la terza forza politica che compone la nuova maggioranza giallorossa.

Il taglio dei parlamentari propone una soggettiva distorsione della rappresentanza politica, in particolare al Senato - ha commentato a riguardo il deputato di LeU Federico Fornaro - È indispensabile quindi una legge elettorale che ne attenui gli effetti negativi”.

Niente più parte maggioritaria quindi è spazio unicamente ai listini bloccati del proporzionale, con l’asticella della soglia di sbarramento che potrebbe essere innalzata dal 3% attuale al 4%.

Resta da capire se saranno previste coalizioni oppure solo liste come accade per le elezioni europee, così come sarà da chiarire la questione del premio di maggioranza per garantire una governabilità che con il proporzionale sarebbe tutta rimandata agli accordi politici post voto.

Altra novità annunciata dal premier Giuseppe Conte dovrebbe essere quella di permettere anche a chi ha 18 anni di votare per il Senato, con l’età per diventare senatori che verrebbe abbassata a 25 anni così come alla Camera.

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