Google raccoglie in segreto i tuoi dati sanitari

Lo assicura il Wall Street Journal, che lancia l’allarme: tutto all’insaputa di medici e pazienti

Google raccoglie in segreto i tuoi dati sanitari

Google sta raccogliendo in segreto i dati sanitari di milioni di utenti, e lo sta facendo a completa insaputa dei medici e degli stessi pazienti.

Ad assicurarlo è una recente inchiesta del Wall Street Journal, che fa luce su un progetto top secret del colosso di Mountain View, volto a garantirsi un accesso diretto a milioni di dati sulla salute degli utenti, inclusi test di laboratorio e diagnosi.

Come sottolineato dalla prestigiosa testata statunitense, è già da tempo attiva la collaborazione con Ascension, la seconda più grande azienda di servizi sanitari degli Stati Uniti con 153 strutture ospedaliere, e il piano ha il nome in codice Nightingale.

Curiosamente, a distanza di poche ore dal report targato WSJ le due società hanno annunciato la partnership tramite un comunicato stampa, rivelando che i dati del gigante sanitario USA si sposteranno in automatico sulla piattaforma cloud di Google.

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Google raccoglie in segreto i tuoi dati sanitari

Google potrebbe quindi avere già accesso a risultati di test, diagnosi e dati relativi ai ricoveri, per il momento dei “soli” pazienti statunitensi, così da poter stilare una cronologia completa della storia sanitaria digitale.

Ma gli stessi dipendenti di Ascension hanno manifestato diverse preoccupazioni per il modo in cui questi dati sono stati raccolti, malgrado per ora sembri non risultare nulla di illegale in un simile procedimento.

Secondo l’inchiesta del Wall Street Journal, da Mountain View stanno utilizzando le informazioni al fine di costruire un nuovo software di progettazione, basato sull’intelligenza artificiale. Lo scopo - si legge nel comunicato stampa - sarà quello di concentrarsi sui singoli pazienti per suggerire loro possibili cure.

Un portavoce di Google, interpellato sulla cosa, ha evidenziato che il progetto è perfettamente legale, ma una più specifica richiesta del Daily Mail - riguardo le mancate informazioni a pazienti e medici sull’accesso ai dati - non ha trovato risposta.

Dall’altro lato, Ascension non ha replicato alle prime domande dei media circa la natura dell’accordo e l’eventuale quantità di dati venduti.
Finora la società si è solo riferita - all’interno del comunicato stampa - a una generica “collaborazione” avviata per “agevolare” la salute dei pazienti:

“Tutto nasce allo scopo di ottimizzare la salute e il benessere delle persone e delle comunità, e fornire loro un portafoglio completo di capacità digitali che possano migliorare l’esperienza di pazienti e fornitori di servizi clinici, attraverso un continuum delle cure offerte”.

Per quanto riguarda la sfera legale, la compagnia ha spiegato che il tutto è conforme all’HIPAA - Health Insurance Portability and Accountability Act - e sostenuto da un “solido impegno sul fronte sicurezza e protezione dei dati”.

La pratica sarebbe quindi legale ai sensi della legge USA sulla portabilità e responsabilità dell’assicurazione sanitaria, datata 1996, che consente agli ospedali di condividere i dati sui pazienti con partner commerciali, a condizione che vengano utilizzati al solo scopo di “aiutare gli istituti a svolgere le proprie funzioni”.

Su sponda italiana, una simile normativa è equiparabile all’articolo 20 del Nuovo Regolamento 679/2016 sulla protezione dei dati, che cita esplicitamente come nuovo diritto in capo all’interessato la portabilità dei dati.

Elemento, quest’ultimo, che induce inevitabilmente a pensare a un’imminente estensione del progetto anche fuori dal territorio statunitense.

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