Gli occhi del Giappone sull’Asia centrale: perché anche Tokyo punta sugli “-stan”

Federico Giuliani

11/12/2023

Tokyo ha iniziato ad adottare misure per rafforzare le sue relazioni con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Per strozzare Russia e Cina ma soprattutto per motivi economici.

Gli occhi del Giappone sull’Asia centrale: perché anche Tokyo punta sugli “-stan”

Obiettivo Asia centrale. Il Giappone ha messo gli occhi su una regione strategica per motivazioni geopolitiche ed economiche. Tokyo ha iniziato ad adottare misure sempre più concrete per rafforzare le sue relazioni con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, i cosiddetti “cinque –stan” noti per possedere ingenti quantità di petrolio, gas naturale e di altre risorse minerarie essenziali.

Al netto dell’accoppiata formata da idrocarburi e minerali, questa zona è un crocevia globale che misura le ambizioni di Russia e, dallo scoppio della guerra in Ucraina, Cina. Se Mosca, in virtù dell’influenza sovietica, considera l’intera area come il proprio cortile di casa – un’immagine tuttavia sfocata, simbolo del passato che fu – Pechino ha approfittato dei guai militari di Vladimir Putin per creare in loco una propria zona d’influenza. Sia per rilanciare la nuova Via della Seta, che il gigante asiatico ha ricalibrato riadattandola per lo più ai Paesi in via di sviluppo, sia per ottenere una corsia preferenziale nel commercio delle suddette risorse energetiche e minerarie.

Ebbene, il Giappone si è inserito in questa corsa a due per strozzare l’influenza russa – con Mosca diventata più intraprendente nello scacchiere asiatico – e bloccare l’espansione dell’influenza cinese, con Pechino che resta un rivale di Tokyo.

Il Giappone in Asia centrale

La Cina è stata la prima nazione ad “entrare” nella regione proponendo un’agenda di sviluppo basata sui prestiti. Gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, il Pakistan, la Turchia e la Francia a loro volta, iniziarono ad inviare i rispettivi delegati ufficiali per esplorare le possibilità di colmare il vuoto causato dall’implosione dell’Unione Sovietica.

Il Giappone è soltanto l’ultimo nuovo aspirante Stato intenzionato a giocare un ruolo chiave in Asia centrale. Non è un caso che il primo ministro nipponico, Fumio Kishida, stia programmando una visita nella regione nel 2024, per un vertice inaugurale con i leader delle nazioni C-5, vale a dire Kirghizistan, Uzbekistan, Kazakistan, Tagikistan e Turkmenistan.

Altri segnali da non ignorare: il presidente kirghiso Sadyr Japarov ha visitato Tokyo il 2 novembre, dichiarando, in una conferenza congiunta tenuta accanto a Kishida, di voler smarcare il proprio Paese dalla storica dipendenza da Russia e Cina. “Rafforzeremo la nostra cooperazione per lo sviluppo sostenibile, compreso lo sviluppo delle risorse umane, il sostegno alle infrastrutture, gli scambi interpersonali e la decarburazione”, ha dichiarato Japarov, in riferimento al Giappone, definito un “Paese amico” e un “partner stretto che condivide opinioni simili con il Kirghizistan sullo sviluppo della democrazia, sul commercio politico e sulla cooperazione economica”.

Le mosse di Kishida

Secondo quanto riportato da Nikkei Asian Review, il Kirghizistan potrebbe dunque essere la porta d’acceso del Giappone all’Asia centrale. C’è però un problema non da poco: rompere la dipendenza di questo Paese da Russia e Cina – e fare altrettanto negli altri – sarà particolarmente complicato.

I dati sono infatti emblematici: le rimesse dei lavoratori migranti in Russia rappresentano circa il 30% del pil lordo del Kirghizistan, mentre la Cina è il suo principale partner commerciale, detenendo oltre il 40% del debito statale ed essendo responsabile di oltre la metà (49%) degli investimenti diretti esteri nel Paese.

Dal canto suo, Kishida visiterà l’Asia centrale nel prossimo anno, e l’agenda includerà presumibilmente la creazione di una rotta di trasporto nel Mar Caspio capace di aggirare la Russia, nonché misure a sostegno dell’introduzione di energie rinnovabili e della promozione della decarburazione. In cambio dell’ottenimento di un margine d’azione, da implementare nel corso del tempo, il governo giapponese potrebbe anche pensare di offrire l’opportunità ai lavoratori kirghizi qualificati di lavorare in Giappone. Da qui, l’intenzione dello stesso Kishida potrebbe coincidere con il rafforzamento dei rapporti commerciali con gli altri “-stan”.

L’Asia centrale, insomma, sta diventando sempre più importante anche per il Giappone, che sta diversificando le sue fonti di approvvigionamento di petrolio, gas e minerali. “La parte centroasiatica spera in uno sviluppo sostenibile, non influenzato dalle situazioni regionali. Questa è una buona opportunità per rafforzare il nostro accesso”, ha detto un alto funzionario del Ministero degli Esteri, stando a quanto riferito dal quotidiano giapponese Asahi Shimbun.

Ricordiamo che Tokyo ha stabilito un quadro per il dialogo con le cinque nazioni dell’Asia centrale nel 2004, e che da allora ha continuato a tenere riunioni tra ministri degli Esteri ed esperti. Adesso intende portare questo quadro al livello di vertice con i cinque leader dell’Asia centrale a partire dal prossimo anno. La missione è possibile. Anche se rosicchiare margine di manovra a Russia e Cina potrà risultare alquanto complesso.

Argomenti

# Russia
# Asia