Mettiamola così: per l’Italia la ricchezza arriva dal passato, mentre per la Germania è nel presente, anche grazie a un mercato del lavoro più dinamico e a salari in crescita.
Per comprendere le profonde differenze tra le famiglie della terza e della prima economia dell’Unione Europea può essere utile guardare al rapporto tra ricchezza netta e reddito disponibile.
Cosa dicono i dati
La forte solidità patrimoniale degli italiani non è comunque in discussione: alla fine del 2024 la ricchezza netta delle famiglie ha raggiunto quota 11.732 miliardi di euro. Tuttavia, si tratta di una ricchezza che solo in minima parte è “nuova” e che, soprattutto, c’entra poco con la produttività e il lavoro. La ricchezza in Italia è infatti molto legata alle eredità e alle donazioni: nel 1995 il loro valore rappresentava circa l’8% del PIL, salito al 15% nel 2016 e oggi a quasi il 20%.
Nel 2024 le famiglie italiane hanno avuto un reddito lordo disponibile di 1.423 miliardi di euro. Ciò significa che la ricchezza netta è 8,2 volte superiore al reddito complessivo di un anno (generato in larga misura attraverso il lavoro). Siamo un Paese altamente “patrimonializzato”, complici la larga diffusione della casa di proprietà, il basso indebitamento e l’accumulo storico. Ma è anche vero che quel rapporto di 8,2 rispetto ai redditi nasconde una debolezza economica.
Come sintetizza la Banca d’Italia, facendo un confronto con altre economie avanzate di cui è possibile paragonare i numeri, nel 2024 la Germania ha avuto un rapporto ricchezza netta/reddito disponibile di 7,4, la Francia di 7,6 e il Regno Unito di 5,9.
Il caso italiano
Nonostante un valore non troppo più alto rispetto alla Germania e che, tra l’altro, non è neanche il più elevato tra le prime economie europee (per la Spagna è all’8,8), la particolarità del caso italiano è che il rapporto è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi vent’anni. Dal 2005 in avanti la ricchezza netta delle famiglie italiane è sempre stata circa otto volte superiore al reddito disponibile. In Germania, invece, il rapporto è cresciuto: nel 2005 la ricchezza era 4,9 volte il reddito disponibile, mentre oggi è 7,4 volte, come visto.
Per l’Italia il rapporto è rimasto piatto perché negli ultimi vent’anni la ricchezza netta è cresciuta in termini nominali di quasi il 39% mentre, nello stesso tempo, il reddito disponibile è aumentato, sempre in termini nominali, di circa il 36%: due incrementi simili che hanno tenuto il rapporto quasi costante. La ricchezza, fortemente concentrata negli immobili, è aumentata principalmente per le rivalutazioni delle abitazioni, bilanciando una crescita dei salari piuttosto modesta e, in termini reali, notoriamente stagnante da decenni.
La differenza con la Germania
In Germania, invece, il PIL è cresciuto più veloce e la produttività più alta e i salari superiori hanno portato a redditi più elevati. Ma non solo. Qui la ricchezza, che rispetto all’Italia è maggiormente rappresentata da attività finanziarie e aziendali, è stata trainata anche proprio dai salari alti, da un solido tasso di risparmio e dagli investimenti, incrementando naturalmente il rapporto ricchezza/reddito.
In Italia il lavoro non è (più) un canale rilevante per l’accumulazione della ricchezza, che cresce e si rivaluta allo stesso ritmo lento dei redditi, continuando a provenire in buona parte dal passato, tuttavia senza essere trasformata in un mezzo per generare nuova produttività. Solo una crescita economica sostenibile e un aumento dei salari potrebbero modificare il rapporto tra ricchezza e reddito, consentendo al lavoro di contribuire maggiormente al risparmio e alla formazione della ricchezza.