Il giudice blocca la sentenza. L’imputato ha 26 compleanni differenti

Ilena D’Errico

17 Aprile 2026 - 21:29

La sentenza è stata bloccata perché l’imputato ha dichiarato 26 date di nascita differenti. Il processo finirà soltanto quando sarà tutto chiarito.

Il giudice blocca la sentenza. L’imputato ha 26 compleanni differenti

Nessun giudice può sospendere un processo perché è il compleanno dell’imputato, per quanto sarebbe un regalo assai gradito, ma se si ritrova davanti dati contrastanti sulla corretta data di nascita è chiamato a verifiche scrupolose. L’identità dell’imputato deve essere certa, non sono ammessi dubbi di alcun genere, pertanto anche un dettaglio curioso come l’incertezza sull’età può allungare notevolmente il processo.

In Galles un giudice ha bloccato la sentenza proprio per sciogliere un dubbio di questo genere, visto che l’imputato aveva 26 compleanni diversi secondo i documenti, corrispondenti ovviamente ad altrettante date di nascita dichiarate dallo stesso o elaborate in maniera inesatta. Chiaramente queste irregolarità non compromettono l’esercizio dell’azione penale, non possono diventare un lasciapassare per commettere reati impunemente, contrariamente da quanto si potrebbe credere.

Non soltanto si tratta di un errore facilmente correggibile, ma non ha neanche impedito - almeno in questo caso - l’identificazione verosimile del soggetto. Il famoso cavillo giuridico che permette ai colpevoli delle peggiori nefandezze di uscire serenamente dalle aule dei tribunali è per lo più un luogo comune adatto a film e polemiche, in linea di massima.

D’altra parte, un processo penale ha delle esigenze imprescindibili che passano anche attraverso la correttezza formale e l’accertamento dell’identità delle parti coinvolte. Nel caso gallese, comunque, l’imputato non riceverà nessun beneficio da questa assurda situazione. Anzi, rimandare e rallentare un procedimento di questo genere è sempre uno svantaggio, oltre che per le persone coinvolte per l’intera collettività. Ma vediamo cos’è successo.

Sentenza bloccata perché l’imputato ha 26 compleanni diversi

In Galles si sta celebrando un processo per furto e rapina a danno di diversi soggetti, tra cui svariati supermercati e ristoranti, con un unico imputato. Nulla di particolarmente degno di nota, se non fosse che il giudice incaricato del caso ha rimandato la sentenza per accertare la data di nascita dell’imputato. Il tribunale gallese non sembra avere particolari dubbi sulla responsabilità dell’uomo, già noto alla giustizia per precedenti analoghi.

L’imputato si è dichiarato colpevole rispetto alle accuse, riguardanti 10 furti commessi tra Swansea, Neath, Bridgend e Cardiff nell’arco di soli 18 giorni, a cavallo tra gennaio e febbraio 2026. L’uomo ha partecipato al processo collegandosi in videoconferenza, senza compromettere particolarmente lo svolgimento del processo. Di fatto, le prove fornite dalle telecamere di sicurezza, le dichiarazioni dei testimoni e la refurtiva sequestrata (merce dal valore contenuto, ma abbondante, comprendente bottiglie di alcolici, scarpe da ginnastica, denaro contante e carte di pagamento) non hanno lasciato molto spazio a dubbi interpretativi.

L’unico problema secondo il giudice, che ritiene di aver individuato un persistent offender, simile a ciò che noi chiamiamo “delinquente abituale”, è l’incongruenza rispetto ai compleanni. Dalle prove e dai documenti relativi ai precedenti penali dell’uomo risultano ben 26 date di nascita differenti, un’anomalia da correggere prima di pubblicare la sentenza per evitare ogni possibile controversia e accertarsi di aver approfondito la vicenda in maniera completa.

Così, il giudice ha deciso di posticipare la sentenza alla fine di aprile, convocando l’imputato di persona in tribunale. L’uomo dovrà presenziare al banco dei testimoni e chiarire una volta per tutte la data di nascita corretta, che sarà finalmente registrata in modo univoco e ovviamente permetterà di terminare questo processo.

La data di nascita sbagliata non compromette la condanna

Per quanto bizzarra e distante dal nostro ordinamento la vicenda gallese ci ricorda che non basta una data di nascita incerta per mandare all’aria un processo penale, soprattutto quando la colpevolezza è stata accertata e non ci sono altri dubbi sull’identificazione dell’imputato. Se quest’ultimo cerca di utilizzare l’anomalia può al più ottenere una perdita di tempo, quantomeno nella stragrande maggioranza dei casi. Risalire con ragionevole sicurezza alla corretta data di nascita e agli altri dati anagrafici non è troppo complicato al giorno d’oggi, ma non è in ogni caso un elemento di portata tale da compromettere un processo. La Corte di Cassazione nella sentenza n. 53622/2018 aveva chiarito che:

L’errore materiale nell’indicazione della data di nascita dell’imputato non determina la nullità del decreto penale di condanna, purché sia certa l’identità fisica della persona nei cui confronti è stata iniziata l’azione.

Un principio confermato dagli Ermellini anche con l’ordinanza 41469/2025, con cui la Suprema corte ha chiarito un proprio errore di trascrizione della data di nascita dell’autore del reato, chiarendo che l’errore materiale non influisce sulla sostanza della decisione, a patto che la persona sia individuata con certezza. In questi casi si parlava di errori di indicazione della data di nascita, che devono comunque essere corretti, mentre ogni altro dubbio viene fugato dall’articolo 66 del Codice di procedura penale, che ricorda:

L’impossibilità di attribuire all’imputato le sue esatte generalità non pregiudica il compimento di alcun atto da parte dell’autorità procedente, quando sia certa l’identità fisica della persona.

Non mancano ovviamente regole specifiche per le eccezioni, come la determinazione della minore/maggiore età, ma dichiarare molti compleanni differenti non costituisce di certo un lasciapassare per i tribunali.

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