Giovanni Falcone: chi era, cosa ha fatto e migliori frasi

Luna Luciano

20 Maggio 2022 - 19:32

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Sono trascorsi ormai trent’anni dalla strage di Capaci e dalla scomparsa del magistrato Giovanni Falcone, ecco chi era, cosa ha fatto e alcune delle sue migliori frasi per ricordarlo.

Giovanni Falcone: chi era, cosa ha fatto e migliori frasi

Il simbolo di una Sicilia che lotta. Giovanni Falcone è stato un faro per la giustizia e una delle colonne portanti per la lotta alla mafia. Sono ormai trascorsi trent’anni dalla strage di Capaci, avvenuta il 23 maggio 1992, in cui persero la vita, Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Un evento che segnò profondamente non solo la Sicilia, ma l’Italia intera.

Anni di lotte in prima linea contro Cosa Nostra. Falcone, insieme al pool antimafia con il collega Paolo Borsellino - ucciso pochi mesi dopo il 19 luglio 1992 - riuscì a individuare e svelare i meccanismi e i “confini” della mafia siciliana. Il merito del magistrato Falcone e dell’intero pool antimafia fu non solo quello di aver scoperto un’organizzazione radicata, in contatto anche con le sfere alte del potere politico, ma di aver compreso la natura e la mentalità di Cosa Nostra.

In occasione dei trent’anni dalla scomparsa di uno dei volti della lotta alla mafia è stato realizzato il documentario Chiedi chi era Giovanni Falcone - in onda il 20 maggio in prima serata su Rai 3. Il ritratto pubblico e privato di un uomo che è riuscito a individuare un metodo per non perdere le tracce della mafia e dei suoi traffici illeciti. Come ha ricordato il giornalista Roberto Saviano, Falcone era ben consapevole del rischio che correva, eppure non si è tirato indietro davanti al dovere e al voler cambiare la sua terra. Ecco quindi chi era, cosa ha fatto Giovanni Falcone e quali sono le migliori frasi per poterlo ricordare.

Giovanni Falcone: chi era, cosa ha fatto

Giovanni Falcone, nato a Palermo il 18 maggio 1939 nel quartiere della Kalsa, lo stesso di molti futuri mafiosi, come Tommaso Spadaro, e di Paolo Borsellino, con cui si sarebbe ritrovato prima sui banchi dell’università e poi nella magistratura, è stato un punto di riferimento per la lotta alla mafia. Laureatosi in Giurisprudenza, nel 1961, Falcone ottenne il suo primo importante incarico nel 1964, quando fu pretore a Lentini per poi diventare procuratore a Trapani, ruolo che coprì per 12 anni.

Falcone tornò a Palermo nel 1978, dopo l’omicidio del giudice Terranova, accettando la proposta di Rocco Chinnici (ucciso poi nel 1983) di entrare a far parte dell’Ufficio istruzione della sezione penale, dove si occupò di numerosi processi con Borsellino. Tra i primi importanti processi ci fu quello a Rosario Spatola, individuando un’organizzazione siculo-americana che si occupava di traffico di droga negli Stati Uniti (la cosca Spatola-Gambino-Inzerillo) arrivando a collaborare con la polizia e FBI a New York. È in occasione dei processi Spatola e Mafara che il magistrato mise a punto quello che è oggi riconosciuto come il metodo Falcone per poter rintracciare delle prove tangibili e univoche contro Cosa Nostra: i grandi movimenti di denaro.

Successivamente nacque nel 1983 il pool antimafia con lo specifico compito di coordinare tutte le indagini su reati di mafia. La vera svolta però arrivò a partire dalle confessioni di Tommaso Buscetta, mafioso pentito che decise di collaborare con i magistrati (1984). In quell’occasione Buscetta svelò per la prima volta la struttura di Cosa Nostra e i nomi degli affiliati alle varie “famiglie”, oltre a circa trent’anni di delitti e traffici illeciti, rifiutandosi però di parlare dei legami politici. Confessioni che portarono a 366 ordini di cattura. In seguito all’assassinio di Giuseppe Montana e Ninni Cassarà, due collaboratori di Falcone e Borsellino, i due giudici furono trasferiti per sicurezza al carcere dell’Asinara, insieme alle loro famiglie. Il maxiprocesso di Palermo si concluse nel 1987 con 360 condanne.

Con l’elezione nell’88 di Antonino Meli come consigliere istruttore della Procura di Palermo, (preferito a Giovanni Falcone) fu smantellato definitivamente il pool antimafia; 1989 ci fu un attentato - andato a vuoto - alla villa di Falcone, contemporaneamente furono diffuse le famose lettere anonime che diffamavano i giudici. Negli anni successivi l’operato di Falcone e Borsellino fu attaccato ripetutamente da rinomati politici. Il 23 maggio 1992, Giovanni Brusca fece esplodere per Cosa Nostra un tratto dell’autostrada a Capaci, mentre transitava Giovanni Falcone con la moglie Morvillo e gli agenti della scorta. Pochi mesi dopo Paolo Borsellino morì il 19 luglio 1992 nella strage di Via D’Amelio.

Giovanni Falcone: le migliori frasi

Davanti all’impegno nella lotta alla mafia è impossibile non commuoversi e ammirare lo straordinario coraggio e dedizione del magistrato che - come ha detto Saviano al Corriere della Sera - ha amato talmente tanto la sua terra da volerla cambiare.

Sicuramente numerose sono le frasi di Falcone degne di ammirazione, eccone alcune da non dimenticare, se si vuole ricordare la persona oltre che il magistrato.

  • A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.

  • Se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia.

  • Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno.

  • Per lungo tempo si sono confuse la mafia e la mentalità mafiosa, la mafia come organizzazione illegale e la mafia come semplice modo di essere. Quale errore! Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale.

  • La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.

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