Giorgia Meloni riapre il mercato con la Cina

Vincenzo Caccioppoli

18 Novembre 2022 - 14:57

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Incontro tra la premier e il presidente cinese durante il G20 a Bali, per discutere del futuro degli interscambi commerciali tra Cina e Italia.

Giorgia Meloni riapre il mercato con la Cina

Erano ben tre anni che un premier italiano non incontrava Xi Jinping, dal 2019, quando l’allora premier Conte in missione a Pechino firmò il memorandum d’intesa con il leader cinese che diede avvio agli accordi sulla Nuova Via della Seta, che tanti problemi hanno creato al nostro Paese sul piano diplomatico.

Giorgia Meloni, durante il G20 appena concluso a Bali, si è seduta al tavolo prima con Biden e il giorno successivo con il leader cinese. Fatto più insolito di quanto si possa pensare, considerando che di rado Xi accetta di incontrare una premier appena eletta, soprattutto se, come Giorgia Meloni, non è mai stata troppo tenera con la Cina.

Al G20, la presidente del consiglio italiano ha avuto colloqui bilaterali oltre che con il presidente americano e cinese, anche con quello turco (con il quale si è parlato di immigrazione e di Libia), indiano, australiano e canadese. Ma l’incontro più inaspettato e fruttuoso potrebbe essere stato proprio quello con il leader cinese.

«Sono contento di incontrare una leader donna al G20 che guida un governo politico», afferma Xi Jinping, un saluto cordiale anch’esso abbastanza insolito da parte del presidente cinese, che qualcuno ha inteso come un velato riferimento critico al suo predecessore Mario Draghi, con il quale Xi Jiping non ha mai legato.

Quello che si sono detti i due è ovviamente riservatissimo, anche perché questo impone il rigido protocollo cinese, e la clamorosa sfuriata di Xi al suo omologo canadese di qualche ora prima, davanti a telecamere e giornalisti, è lì a dimostrarlo.

I discorsi principali sono stati relativi ai rapporti economici tra i due Paesi, che negli ultimi anni hanno certamente subito un graduale raffreddamento. Xi sembra abbia lamentato che la politica europea restrittiva ha di fatto ridotto gli scambi commerciali.

Poche ore prima del bilaterale, Pechino ha dato il via libera all’acquisto entro il 2035 di almeno 250 aerei Atr, di proprietà italo-francese (Leonardo e Airbus). La trattativa ha portato via 36 mesi di negoziazioni. E il fatto che si sia sbloccato proprio a poche ore dal bilaterale non può certo essere considerato casuale. Xi ha indicato l’affare come un esempio di “collaborazione” possibile. Un’altra, aggiunge, è quella sulle Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026. Ha avuto parole di elogio per il nostro Paese e per il presidente Mattarella e ha auspicato l’aumento dell’import di prodotti Made in Italy in Cina.

Dopo aver trattenuto la premier per ben un’ora, invece della mezz’ora prevista, il presidente cinese ha invitato Giorgia Meloni in Cina. Nel 2021, l’interscambio commerciale tra Italia e Cina ha raggiunto i 74 miliardi di dollari (+34,1 per cento rispetto al 2020), di cui 44 miliardi di dollari (+32,6 per cento) di esportazioni e 30 miliardi di dollari (+36,3 per cento) di importazioni cinesi. Il tasso di incremento delle importazioni dall’Italia è tra i più alti dell’Ue, ciò evidenzia la forte relazione tra le due economie. Ma è indubbio che il clima tra i due Paesi si sia raffreddato in questi ultimi mesi, anche per un cambio di rotta deciso da Mario Draghi rispetto ai due governi precedenti che avevano adottato una politica estera ondivaga, fonte di irritazione per Washington e per i principali alleati europei.

Ora Giorgia Meloni sembra voler adottare una linea improntata maggiormente alla realpolitik, che non può prescindere, per un Paese come il mostro fortemente orientato all’export, dalla relazione di un Paese sterminato come la Cina.

Basti pensare che nel 2019 l’Italia riceveva già 16 miliardi d’investimenti cinesi, terza tra gli Stati europei dopo Germania e Francia. Oggi il 35% della rete elettrica del Paese e il 49% del porto di Vado Ligure, il più grande terminal del Mediterraneo, sono in mani cinesi. Aziende note come la Telecom, l’Unicredit e la Pirelli, così come aziende nel campo dell’intrattenimento, dello sport e dell’accoglienza, hanno soci o proprietari cinesi. La comunità cinese in Italia conta più di 300 mila persone.

Ecco allora che l’incontro tra Meloni e Xi Jinping, durante il quale sono state trattate anche questioni di politica internazionale come la guerra in Ucraina e la tensione con Taiwan, rientra in quel percorso che il governo italiano intende fare per rilanciare l’economia nazionale e assumere nuovamente un ruolo di primo piano nello scacchiere geopolitico internazionale.

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